Stadium Placement
I New York Yankees (forse la più famosa squadra di baseball al mondo) hanno uno stadio nuovo. Da quelle parti se ne è parlato molto ed in generale sembra che alla gente piaccia.
Il progetto in effetti è notevole perché ha considerato oltre a tutti gli aspetti logistici e del comfort per gli spettatori, anche i fattori più spinti del business tra cui quello del Product Placement.
Se ne sono accorti un po’ tutti già alla prima partita, soprattutto da casa, quando la telecamera indugiando durante i numerosi tempi morti del gioco, riprendeva lungamente marchi di sponsor. Nuovi spazi creati ad hoc inevitabili per le telecamere, ma anche posizioni strategiche rispetto al diamante di gioco e tante piccole chicche dedicate agli spettatori presenti alla partita, fanno di quello stadio una vera avanguardia del Product Placement. Lo Yankees Stadium è il primo ad essere concepito ex novo per queste esigenze, ma non lo si può considerare il primo in assoluto. Gli americani conoscono infatti molto bene il “Coca Cola Corner” dei Red Sox, posizionato proprio ai bordi del campo e sfondo privilegiato per le interviste, o lo stadio di Chicago dove il muro del “fuori campo” è interamente dedicato ad un brand, o il ghiaccio sponsorizzato nella finale della NHL per non parlare dei tabelloni che da anni ospitano marchi e spot. Le reazioni del pubblico a queste novità sono state, nel tempo, contrastanti. Nel 2004 ad esempio ha fatto inorridire gli sportivi la pubblicità di Spider-Man 2 posizionata sulle basi di gioco, ma è stato invece bene accetto il logo nelle divise (che negli U.S.A è novità assoluta). Come è ovvio, per valutare l’opportunità di un product placement bisogna sempre conoscere la psicologia del consumatore (in questo caso dello spettatore di eventi sportivi) ma soprattutto considerare l’affinità con il mezzo e il potenziale di ritorno d’immagine… che nel caso di Spider-Man 2 è stato ampio ma negativo.



