Quando il media non fa il target
Stamattina stavo parlando con un mio collega che di professione è media planners in una grossa agenzia con sette filiali tra USA e Canada. Mi confessava la sua frustrazione nell’individuare il giusto prodotto da suggerire ai suoi clienti per avere una ragionevole certezza di incontrare il suo pubblico di riferimento. “Ai bei tempi, con uno spot da 30 secondi in prima serata eri sicuro di centrare almeno un 20-30% del target 18-49 anni,in un qualsiasi giorno della settimana. Ora è tutto cambiato”. “Io stesso”, continuava il mio amico, il Saturday Night Live ormai me lo guardo alla domenica mattina mentre faccio colazione e la pubblicità la salto. Non aspetto certo il telegiornale per sapere le notizie e sono certo che le rilevazioni dell’audience non ci raccontano cosa succeda veramente nelle case della gente.” Se a questo si aggiunge che negli USA il tempo trascorso nel web ha superato quello passato davanti alla televisione ed il fatto che da quelle parti il mercato dei DVD a noleggio abbia proporzioni qui inimmaginabili, si capisce quanto sia giustificato lo sconforto di chi cerca con professionalità e serietà di suggerire ai propri clienti il mezzo più adatto attraverso il quale veicolare il proprio messaggio. Da questo punto di vista il product placement è veramente una soluzione. Il suo target è piuttosto ben segmentato in base al tipo di film (commedia, action movie, thriller ecc.), al regista, alla produzione, alla distribuzione, al plot ecc. Il suo ciclo di vita è ben al di sopra dei 30 secondi “one shot” (circa 7 passaggi tra cinema, DVD, TV, rassegne estive, rassegne tematiche, repliche TV ecc.) e la sua autorevolezza di gran lunga maggiore…. forse il mio amico oltre a sfogarsi si stava offrendo di collaborare…..



