Product Placement a due velocità
Dopo un articolo di due settimane fa su una rivista di settore, anche il Sole 24 Ore riprende e commenta una notizia relativa al product placement piuttosto clamorosa.. Pare che negli Stati Uniti il Product Placement subirà una crescita di oltre il 30% in tre anni e si attesterà su di un fatturato di 133 milioni di dollari entro il 2012. Sono cifre davvero importanti e che assumono ancora maggiore significato se si inseriscono nel contesto di asfissia economica che tutto il mondo occidentale sta vivendo. Credo bisognerebbe entrare nel dettaglio delle cifre per capire da cosa sarà originato questo sviluppo. Il mio parere è che il comparto più dinamico sarà quello televisivo e il web. La produzioni di Hollywood infatti, sono e saranno grosso modo stabili, così come le percentuali di inserimento nei film che non credo subiranno grossi scostamenti. La vera novità per gli Studios dovrebbero invece essere le brand integration, quelle attività cioè di vendita dei diritti di riproduzione e di co-marketing. Ed è proprio in quel settore che i giochi si faranno ricchi ed interessanti… ma questo non è product placement quindi….
In televisione invece, sta diventando una consuetudine accettata quella di infarcire sopratutto gli Show (meno i serials) di ogni sorta di placement e verbal mention. Vi sono già notissimi entertainer (Martha Stewart per citarne uno) che basano tutta la loro attività e visibilità sul rapporto con gli sponsor ed essendo questo rapporto palese e soprattutto congruo, oltreché ben gestito, il pubblico continua a premiarli. Tutti poi aspettano, giustamente, l’esplosione del web. Ci sarà e sarà sempre un po’ diversa da quello che ci aspettiamo perché la rete, che è un mezzo giovane governato da giovani, riesce ancora a sorprenderci. Personalmente scommetto tutto sui prodotti cross-mediatici, anche perché sono un concetto contenitore ancora in parte da riempire.
In tutto questo dinamico scenario però, l’Italia è ancora al paletto. Lo sostengono gli intervistati dal Sole e anche io concordo. L’articolo purtroppo non ne riporta le ragioni, che però anche solo con un po’ di buon senso, o magari spulciando qualche post di Oratorio Posting, non sono poi così difficili da individuarsi. E’ sufficiente domandarsi quale sia la situazione editoriale italiana, quale sia la qualità e la preparazione dei nostri media planner, dei nostri manager aziendali, dei nostri produttori cinetelevisivi e soprattutto la nostra esperienza in fatto di product placement…. scommetto che tutti si ricordano solo di Mara Venier e di Striscia la Notizia…




