Placement che più Placement non si può
Quando la Televisione (che è un mezzo) invece di proporre contenuti, si occupa di se stessa, avviene quel pernicioso fenomeno detto della “ridondanza”, che è anche una spirale involutiva basata sul nulla, dal quale è difficile uscirne con eleganza.. Qui in Italia questo aspetto è talmente comune da aver ormai passato il punto di non ritorno, tanto che per recuperare credibilità, la televisione dovrà passare per un processo (ahimè utopico) di rifondazione. E’ più ragionevole pensare quindi che l’innovazione arriverà da altrove: Web, Mobile TV, Editoria minore ecc. Lo stesso fenomeno però, applicato ad altri ambiti come ad esempio quello pubblicitario, può risultare positivo ed efficiente. Si chiama Co-Marketing e qui da noi è quasi sconosciuto (Benetton e Calfort a parte) ed è una strategia che prevede l’utilizzo di uno spazio pubblicitario (spot, manifesto, pagina ecc.) per la promozione di due o più marchi complementari tra di loro. Questa opportunità si può e deve essere applicata anche al Product Placement. Prendiamo ad esempio uno spot dove si pubblicizza un orologio; quello stesso contesto e il medesimo testimonial potranno essere utilizzati anche per valorizzare magari un vestito, un’auto o diversi altri accessori comunque funzionali alla sceneggiatura del commercial. Quando questo accade senza che vi sia un preciso accordo di Co-Marketing ma semplicemente un “sostegno” al progetto, quello è un vero e proprio Product Placement. Negli Stati Uniti è molto utilizzato perché costa pochino ed è molto efficiente. Sono molte le aziende che potrebbero considerarlo in fase di pianificazione dei budget pubblicitari. Sarebbe qualcosa di diverso, originale e piacevolmente “understatement”.



