Not for Nothing

26 08 10

Fino a qualche anno fa gli schemi di Hollywood erano più chiari. C’erano i produttori, gli studios, i registi, gli sceneggiatori, gli attori ecc. Oggi capita spesso invece, che produttore, regista e attore convergano nella stessa persona. Gli studios poi si fondono insieme, si dislocano in Canada, India, Cina, Europa, vengono acquistati da colossi giapponesi produttori di tecnologie come il digitale ed il 3D, modificando radicalmente le scelte creative di sceneggiatori e registi, obbligati a confrontarsi con le politiche commerciali e distributive su scala mondiale. Ma a parte questi grandi cambiamenti ce ne sono altri, più sottili ma non meno interessanti. Una volta ad esempio New York era utilizzata prevalentemente da registi di culto nati nella grande mela (Woody Allen, John Carpenter, Amos Poe ecc.) o per i contesti invernali con sciarpa e cappotto (prevalentemente sentimentali, di riscatto o polizieschi). In California invece si giravano tutti i film (e telefilm)“estivi” di ogni genere e formato. Ora non è più così e New York è sempre più spesso la cornice di commedie estive come nel caso di “Not for Nothing”, che si comincerà a girare la prossima settimana. Le ragioni di questo cambio di “set” sono più d’una. Da una parte Los Angels ha perso smalto in termini di appetibilità, non riuscendo più ad esprimere la sua tipica cultura a base di musica west coast, cura del fisico, del look e follie creative legate al tempo libero. E questo non solo a causa della grave crisi economica che ha reso tutto ciò inappropriato. Più in generale è il modello di città e di stile di vita che è decaduto, non dimentichiamoci che Los Angeles è una megalopoli senza forma e senza un vero centro città, dove per muoversi non esistono mezzi pubblici e la lingua più parlata è lo spagnolo. E’ una città con poca identità, troppa delinquenza, inquinatissima, caldissima per troppi mesi all’anno e sotto il costante pericolo del “big one”, il grande terremoto originato dalla faglia di S.Andrea, che prima o poi colpirà la west coast distruggendola in buona parte. Dall’altra parte New York continua a produrre pensiero e intelletto. E’ una città realmente multietnica e tollerante al punto da volere una moschea a ground zero. Broadway è in grande spolvero, così come la musica east coast batte regolarmente ogni altro concorrete. Gli scrittori (quelli bravi) sono tutti Newyorkesi e anche dal punto di vista turistico Manhattan è diventata una delle mete preferite dagli americani. Prima lo era molto di più Venice o San Diego, ora invece, con la scusa di andare a teatro, vedere ground zero o il Dave Letterman Show, molti più americani vacanzano da quelle parti. Se a ciò si sommano diverse produzioni TV stabilmente insediatesi, ecco che la cosa appare più chiara anche se davvero rivoluzionaria. Sono in molti infatti a ritenere che se il cinema dovesse trascurare Los Angeles, la città si disintegrerebbe. E questo in parte purtroppo sta accadendo. Spielberg se ne è già andato, molti registi non la prendono nemmeno in considerazione e altri distretti cinematografici come Vancouver, New York appunto, ma anche Bollywood e Cinecittà, sono altamente competitivi e professionali. Tutto questo fa da sfondo anche alla nostra commedia Not for Nothing, che racconta di Steve, un italo americano di prima generazione, interpretato dal trentenne Thomas Ian Nicholas, il quale sogna di diventare uno chef ma non ha gli studi adatti e soprattutto il padre ostile. E sarà proprio la città con le sue infinite risorse ed opportunità che darà una mano al ragazzo. Ho appena finito di leggere la sceneggiatura e vi posso dire che sono tante le opportunità per i marchi italiani di avere visibilità in questo progetto… in fondo dedicato proprio a noi.

 

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.