Il contro eco del Product Placement

 Per la prima volta (e speriamo sia una delle ultime) anche il Product Placement è caduto nella spirale dell’autoreferenzialità. La notizia apparsa oggi nei più autorevoli giornali di settore degli Stati Uniti sarebbe dovuta essere che La Harley Davidson ha deciso di pianificare attività di product placement in modo continuativo sulle produzioni di Hollywood. La declinazione della sua immagine coinvolgerebbe nei prossimi anni non solo i film al cinema, ma anche i telefilm, i video musicali e i videogiochi. La notizia però non è stata esattamente questa. Mi piacerebbe parlare dei risvolti di questa scelta e delle ricadute anche europee che questa attività avrà nel medio periodo. Mi tocca invece sottolineare che la vera notizia, quella che i lettori hanno oggi sotto gli occhi, suona più o meno così: La Harley intende far familiarizzare più americani possibile con il mondo dei motori. Per questa ragione si è rivolta alla società XY (che non cito perché sarebbe a questo punto paradossale) affinché valorizzi le sue moto su produzioni di film, telefilm ecc. La società XY, ha deciso di collaborare a questo progetto con il creativo KZ (che non cito per le ragioni di cui sopra). La notizia finisce qui. Dentro quelle poche righe il brand “Harley” è citato una volta sola, mentre il marchio dell’agenzia due volte… tre se si conta che è citato anche il creativo di punta di questa società. Così come ormai da tempo accade con la televisione, dentro la quale si parla troppo spesso di televisione, adesso si è arrivati al punto di parlare delle agenzie di product placement invece che del product placement. A pensarci bene è la stessa cosa che illuminare il tecnico luci su di un teatro al posto dell’attore o premiare con un oscar la cinepresa invece che il regista….

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