HULU… per chi non lo conosce
Anche se funziona solo negli Stati Uniti (per il momento), dopo appena due anni dalla nascita è il portale video più visto dopo youtube (per il momento), con i suoi 38 milioni di visitatori. Ma Hulu non funziona come youtube, si potrebbe dire che è di un’altra generazione, perché il suo servizio si accorda con l’etica della rete nella più profonda, distintiva e sentita delle sue tematiche (quello della condivisione e della personalizzazione), ma riesce anche a dare soddisfazione alle major company e ai loro più importanti obiettivi (soldi, guadagno, profitti). Come funziona è presto detto: Hulu ha un accordo con le più importanti broadcast americane (NBC, FOX, E’, Commedy Central ecc) e con le più importanti case di produzione (Universal, 20th Century, MGM ecc.) per la distribuzione dei loro prodotti. E’ sufficiente scegliere il telefilm, lo Show (spesso trasmesso anche in diretta) o il film che si preferisce e quindi lo si scarica. Ma la cosa veramente strepitosa che mi fa considerare questo progetto il più innovativo del suo genere, risiede nel fatto che una volta scaricato il video, questo può essere modificato a piacimento e quindi reintrodotto nel circuito.
Spesso i media planner ed i product placer adottano convenzionalmente i 7 anni di vita per i film e circa altrettanti per i telefilm, ma in considerazione del processo di rivitalizzazione che alcuni di questi (diciamo pure anche molti di questi) subiscono ad opera degli utenti, immagino che il ciclo di vita di un prodotto così modificato, potenzialmente anche più di una volta, possa forse quasi raddoppiare. Negli anni scorsi qualcosa di analogo si è visto anche in Italia con il doppiaggio in dialetti regionali di interi episodi di Happy Days, o brani più o meno lunghi di noti film (Ufficiale Gentiluomo, Rambo ecc.). Hulu parte dallo stesso principio sviluppandolo in modo esponenziale e regalando nuova vita, talvolta anche più creativa ed attrattiva, a molti prodotti del cinema. In qualche caso i product placement sono stati anche presi di mira, con il risultato quasi sempre positivo di regalare verbal mention e notorietà aggiuntiva al brand, nonostante non fosse sempre questo l’intento del “manipolatore”.



