Google e la Terza Via
Fino ad oggi le posizioni erano chiare: da una parte la pubblicità in senso lato (spot, sponsorizzazioni, telepromozioni) dall’altra il product placement (verbal mention brand integration ecc.) ora, invece, con l’annunciata TV interattiva di Google, il confine tra le due tecniche, ma anche e soprattutto tra le due filosofie, diventa indistinguibile.
Quando i suoi potenti motori di ricerca, il suo AD Sense e tutti i suoi più segreti algoritmi saranno impiegati per implementare contenuti televisivi digitali… e quando questi contenuti saranno integrati in smart-phone e computer marchiati Google ma realizzati in joint venture con Apple, accadrà quello che nemmeno i futurologhi avrebbero osato immaginare. Non c’è molto di ufficiale al momento, ma trascurare questo tema in attesa di annunci pubblici sarebbe quanto meno ingenuo. Conviene sin da ora riflettere sul tema, prevedere ed attrezzarsi. Anche perché Google non è nemmeno l’unico colosso ad investire in questa direzione: Comcast e Verizon ad esempio, stanno mettendo in campo tutto il loro know how per arrivare prima o meglio degli altri al traguardo dell’entertainment cross-mediale. E per raggiungere i propri obiettivi, pare che ciascuno di questi attori stia mettendo a budget cifre che oscillano tra i 30 e i 45 miliardi di dollari. Come cambierà la fruizione di quella che una volta era molto schematicamente chiamata TV (e che d’ora in poi non sarà più semplicemente “Show”) è in parte già previsto. Innanzitutto spariranno i palinsesti perché i format saranno distribuiti “on demand” sia in termini di tempo (nel momento che l’utente desidera) sia nel mezzo prescelto (Smartphone, Computer, TV, Navigatore dell’auto, netPad etc.), poi ragionevolmente spariranno anche i canali generalisti a beneficio di quelli tematici (e questo è quello che già accade con le TV a pagamento e le radio in molti paesi). Subito dopo arriveranno i programmi “pusher” che offriranno intrattenimento sulla scorta dello storico delle scelte effettuate (ed anche questa non è una novità, almeno per le web-radio che già li utilizzano da anni). Lo stesso programma sarà anche utilizzato per inserire la pubblicità (ovviamente e rigorosamente personalizzata), scelta secondo precisi profili ricavati dall’analisi delle scelte d’acquisto di format, dal profilo sociodemografico e dallo studio alcuni comportamenti durante la fruizione del servizio (quest’ultimo già in fase di area test in alcuni pannelli promozionali in centri commerciali giapponesi.) I programmi preferiti potranno poi essere seguiti, commentati, votati e forse anche modificati attraverso Facebook, Twitter, Skype ed altro ancora da venire. Ma soprattutto, attraverso questi applicativi, sarà possibile fare dell’ e-shopping cliccando sul prodotto indossato dall’attore o presente nella scena. Si potrà richiedere anche solo un preventivo o delle personalizzazioni. Si potrà fare domande alla casa produttrice o votare per il gradimento o il deprezzamento del prodotto, rivoluzionando in questo modo, per sempre, le strategie di vendita e l’assetto commerciale dei mercati. Aspetto questo che potrebbe influire direttamente e rapidamente anche sul territorio (che fine faranno i centri commericali?…. e i centri storici?)… può bastare o devo andare avanti?




