Douglas Coupland ai confini della letteratura
Nell’anno in cui Douglas Coupland scriveva il suo libro manifesto “Generazione X”, qualche centinaio di chilometri più a sud si fondava la Placement and Marketing Association of America. Credo che ora sia confluita nell‘American Marketing Association. Sei anni più tardi Coupland usciva nelle librerie con “Girfriend in a Coma” (Fidanza in coma – Feltrinelli – introvabile… presente però nelle biblioteche), che oltre ad essere un fantastico libro che omaggia la più significativa britpop band degli ultimi 30 anni (Gli Smiths) è probabilmente l’opera più ardita quanto a citazioni. Ci sono brani interi di lyrics degli Smiths, ma anche una sterminata sequela di marchi di ogni tipo. Intendiamoci, qui non si mette in dubbio la qualità dell’opera e nemmeno il fatto che che i placement siano una pura scelta artistica. Anzi, trattandosi di un racconto che copre una ventina d’anni, soprattutto nelle prime pagine, tutti quei marchi sono serviti probabilmente a ricreare il climax della fine degli anni ‘70. Ma c’è un interrogativo che è interessante. Perché citare ad esempio la Kraft, i Ritz, Mc Donalds e non la Coca Cola?. Ogni volta che si tratta di descrivere qualcuno che beve la bibita dalle bollicine infatti, la chiama sempre “lattina di cola”, quando invece ogni altro oggetto ha un nome e cognome. Solo nelle prime 12 pagine sono citati tra gli altri anche medicinali come il Valium programmi televisivi come M.A.S.H. (ormai estinto) e come il Saturday Night Live (che invece gode di ottima salute) poi auto (Datsunt, Pontiac..), gjornali (Wall Street Journal e Penthouse), ma, ancora una volta, la lattina di birra rimane senza nome così come la Vodka e gli abiti. Insomma, proprio negli anni in cui il Product Placement nasceva ufficialmente, Coupland marchiava a fuoco la generazione che lo inventa, tracciando il sentiero con chiare evidenze sia artistiche sia speculative, utilizzando uno stile che non permette di separare le due cose. E’ un genio anche per questo.



