Chiamiamoli AdverMovie

A Pechino le Olimpiadi hanno avuto un’imprevedibile influenza sul mondo della pubblicità. Nel corso di pochi mesi, massimo forse un anno, sono sorte centinaia di agenzie pronte a soddisfare “in loco” le necessità di sponsor provenienti da ogni angolo del pianeta, che avevano il preciso scopo di sfruttare la finestra di visibilità dei giochi per dotarsi di notorietà mondiale. Il fatto di non avere una tradizione promozionale alle spalle che frenasse la loro creatività e di possedere invece il meglio della tecnologia e della multimedialità, ha permesso un contemporaneo fiorire di sperimentazioni davvero interessanti. Innanzitutto le assunzioni di queste agenzie non erano pianificate secondo il classico organigramma (copy, art, webmaster, pr, media planner ecc.) In mezzo ci si sono messi anche sceneggiatori, registi, ballerini, visionari, burocrati della TV statale e tutta un’altra folta pletora di figure, spesso solo tangenti alla comunicazione più ortodossa. Quello che ne è scaturito è stato a dir poco fantastico!… una cosa molto più vicina al vecchio carosello degli anni ‘70 dove attori di grande fama si esibivano in veri show di un quarto d’ora, o eccellenti “corti” dotati di trame robuste, buone recitazioni, fotografia d’autore e dialoghi brillanti, per non dire delle numerose web serial (molte ancora presenti in rete) che con budget risibili hanno ottenuto visibilità spropositate. Tutti questi prodotti, tutt’altro che ingenui, erano così belli che sono stati adottati in tutti gli stadi, palazzetti, campi di gara ecc, per intrattenere il pubblico durante le molte ed inevitabili pause tecniche.

Prodotti nati per pubblicizzare qualche cosa che diventano prodotti per divertire qualcheduno. L’avanguardia più estrema è stato forse “Style Experience” un interactive on line movie commissionato dalla francese “Pernord Richard” per promuovere il suo cognac “Martell Noblige” (per vederlo su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=p2VsKIQ-_c0) che omaggia James Bond e collabora con altri marchi davvero prestigiosi per confezionare qualcosa che è così distante da un “povero commercial” e così vicino ad un buon “corto” che forse sarà il caso di chiamarli “AdverMovie”…. e il product placement gongola…

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