Hasbro e Discovery Nuovo Canale: il Product Placement non è uguale per tutti
Negli anni ‘80 il colosso dei giocattoli Hasbro (My Little Pony, Trivial Pursuit, Cranium ed altri sono roba sua.) con grande lungimiranza aveva fondato e cominciato a gestire un canale televisivo a pagamento sul modello degli attuali Cartoon Network, Boomerang e Jetix. L’esperienza durò però molto poco, perché la sensibilità e la mentalità di allora erano forse diverse… e anche perché le associazioni di consumatori ci tennero a far conoscere a tutta la pubblica opinione il loro dissenso. Al tempo una televisione (soprattutto se a pagamento) non era così strategica per una casa di giocattoli e così si decise di interrompere le trasmissioni che al tempo si basavano sulle avventure di My Littlle Pony, di J. Joe, dei Transformers ecc.
Pochi anni dopo la stessa idea venne alla Disney, che investì nel progetto molte risorse economiche ma anche creative e oggettivamente offrì al pubblico un prodotto di grande qualità. Certo le premesse erano un po’ diverse: la Disney era un prestigioso produttore mentre la Hasbro aveva raggiunto il successo nelle animazioni solo con My Litttle Pony; una pubblicava fumetti da cui poi declinava giochi e attrazioni internazionali, mentre l’altra era prevalentemente una produttrice di giochi in scatola. In realtà però le perplessità “etiche” che meno di un decennio prima avevano fatto fallire il progetto Hasbro , erano ancora tutte al loro posto, ma evidentemente ora non apparivano più così scabrose, se si pensa che nessun comitato di genitori, nessuna lega per i diritti dei consumatori e nessuna commissione parlamentare si oppose al progetto. Infatti ad oggi la Disney conta decine di canali tematici in tutto il mondo, per la gioia dei bambini ed un po’ anche dei Genitori.
Un paio di settimane fa però la Hasbro comunica che ci riprova. E lo fa in grande stile, associandosi con Discovery Communication. Entro il 2010 i due partner lanceranno un Discovery Kids che contano di offrire a circa 60 milioni di famiglie. I programmi saranno prodotti in parte da Discovery e in parte dalla Hasbro, che in questo modo vuole rilanciare i suoi marchi My Little Pony, Romper Room e Tonka.
Forse questo non è il product placement che preferisco e probabilmente parte delle ragioni che avevano fatto protestare 30 anni fa i consumatori sono ancora più che valide. Lasciare però il monopolio ad un solo fabbricatore di sogni è probabilmente più pericolo e quindi immagino sia da salutare con favore questa nuova programmazione… anche perché il suo partner è Discovery.
Audit Product Placement
Domani a Chicago, in una delle più significative agenzie dedicate al marketing strategico, la Upshot, si ragionerà con l’obiettivo di individuare quali strumenti utilizzare per valutare l’efficacia delle iniziative di marketing. Ad oggi, per esempio, non esiste una metodologia certificata in grado di dare indicazioni più o meno precise circa il ritorno degli investimenti sul product placement. Esiste però un prototipo di indagine che un docente universitario e sociologo italiano ha sviluppato ed ora insieme stiamo perfezionando per adattarlo sempre di più alla realtà del product placement. Se tutto andrà come credo, in autunno, ovvero nel periodo più importante per la pianificazione pubblicitaria, sarà reso disponibile questo applicativo che immagino darà più sicurezze a questa prestigiosa leva del marketing, che sino ad ora ha dato enormi gratificazioni in termini di immagine, però difficilmente quantificabili. E tutti coloro che lavorano in questo settore sono sicuri che i risultati che scaturiranno dalle prime indagini saranno una piacevolissima sorpresa…. per noi che sul product placement ci crediamo da tempo e per i molti marchi che lo frequentano, integrato o meno nel proprio marketing mix. Tutte le aziende interessate sono invitate a partecipare al laboratorio per lo start up di questo progetto. Scrivete a p.latini@oratorio.biz
Semplice Tie In di successo
Tra esattamente 11 giorni “UP” sarà disponibile in 30 sale americane. Il nuovo cartoon della Disney realizzato dalla Pixar in 3D, racconta una curiosa avventura di un vecchietto ed un boyscout in viaggio verso il Sud America a bordo di una casa trasportata da palloncini. (in Italia per vederlo si dovrà aspettare fino a ottobre). Lo sfruttamento dell”immagine del vecchietto ed il logo dell’animazione sono state acquistate anche dalla Pet&Co (una azienda californiana specializzata nel cibo dietetico per cani e gatti), che la utilizzerà nella confezione del suo prodotto di punta: il GRRR-NOLA un alimento integrato da vitamine, aminoacidi e privo di glutine. Anche se le ragioni dell’investimento in questo Tie In non sono state ufficializzate, le si possono intuire da una seconda ma contestuale operazione lanciata dall’azienda. Si tratta di un concorso con in premio un milione di dollari intitolato “Il tuo cane ti assomiglia?”. Per concorrere è sufficiente collegarsi al sito bowwowmillion.com ed inserire la propria foto assieme al cane di famiglia dimostrando l’affinità somatica. Molte delle foto inserite ritraggono bambini (che sono appunto il target del cartoon della Disney) ed è anche ragionevole supporre che da indagini in mano ai manager della Pet & Co risulti una chiara relazione tra famiglie con bambini e famiglie con cani (o anche tra anziani e animali domestici). Da questa semplice informazione ne è scaturita un’altrettanta semplice strategia: Sfruttamento dell’immagine di un cartone che prima di uscire sta già facendo parlare moltissimo (è il primo con un vecchietto come personaggio principale), rilanciando poi con un concorso milionario quanto “particolare”, così come lo sono i prodotti studiati e commercializzati dall’azienda.
Linearità di azione, immagine vincente e premi molto attraenti sono quasi una formula magica…. perché funziona sempre….
Stadium Placement
I New York Yankees (forse la più famosa squadra di baseball al mondo) hanno uno stadio nuovo. Da quelle parti se ne è parlato molto ed in generale sembra che alla gente piaccia.
Il progetto in effetti è notevole perché ha considerato oltre a tutti gli aspetti logistici e del comfort per gli spettatori, anche i fattori più spinti del business tra cui quello del Product Placement.
Se ne sono accorti un po’ tutti già alla prima partita, soprattutto da casa, quando la telecamera indugiando durante i numerosi tempi morti del gioco, riprendeva lungamente marchi di sponsor. Nuovi spazi creati ad hoc inevitabili per le telecamere, ma anche posizioni strategiche rispetto al diamante di gioco e tante piccole chicche dedicate agli spettatori presenti alla partita, fanno di quello stadio una vera avanguardia del Product Placement. Lo Yankees Stadium è il primo ad essere concepito ex novo per queste esigenze, ma non lo si può considerare il primo in assoluto. Gli americani conoscono infatti molto bene il “Coca Cola Corner” dei Red Sox, posizionato proprio ai bordi del campo e sfondo privilegiato per le interviste, o lo stadio di Chicago dove il muro del “fuori campo” è interamente dedicato ad un brand, o il ghiaccio sponsorizzato nella finale della NHL per non parlare dei tabelloni che da anni ospitano marchi e spot. Le reazioni del pubblico a queste novità sono state, nel tempo, contrastanti. Nel 2004 ad esempio ha fatto inorridire gli sportivi la pubblicità di Spider-Man 2 posizionata sulle basi di gioco, ma è stato invece bene accetto il logo nelle divise (che negli U.S.A è novità assoluta). Come è ovvio, per valutare l’opportunità di un product placement bisogna sempre conoscere la psicologia del consumatore (in questo caso dello spettatore di eventi sportivi) ma soprattutto considerare l’affinità con il mezzo e il potenziale di ritorno d’immagine… che nel caso di Spider-Man 2 è stato ampio ma negativo.
Coffee Please!
Soluzioni nuove, idee creative e sperimentazioni sono ancora all’ordine del giorno nelle strategie di pianificazione per il product placement, uno strumento relativamente nuovo e quindi ancora da esplorare. Negli ultimo anno è stato forse il caffè a battere le piste più interessanti. Nel luglio del 2008 nel corso del Morning Show di KVVU (il network di Las Vegas affiliato alla Fox), i due anchors , sorridenti e composti dietro una grande e bella scrivania, esibivano in primo piano un bicchierone di Ice Coffee marchiato Mc. Donald. Questo solo nella fascia oraria dalle 7.00 alle 9.00, che è appunto quella più indicata per il consumo del più amato degli infusi. Anche se l’esperimento non ha avuto seguito, resta comunque degno di nota soprattutto perchè la tazza di caffè sulla scrivania ha un prestigiosissimo precedente, che è quello del Late Show di Dave Letterman, dove da più di 25 anni, una tazza nera con il logo dello Show campeggia sulla scrivania del tremendo conduttore. Sul perché la campagna non abbia proseguito si vocifera qualcosa attorno agli articolati interessi di Mc. Donald, che pare propendessero verso altri suoi prodotti all’interno del medesimo format. Di recente invece, un’intelligente applicazione di placement ci arriva da una bella radio italiana: R101. In questo caso verso sera, altra ottima finestra temporale per il consumo del caffè (soprattutto di “quel” caffè) lo speaker, prima di lasciare gli ascoltatori al break pubblicitario, si lancia nella confessione che, durante il clock, si rilasserà “con una bella tazza di caffè Hag”. Ottimo tempismo, credibilità massima, consiglio pertinente, media perfetto. E’ doveroso affermare inoltre che il “Radio Placement” è stato debitamente annunciato come promopubblicitario e pertanto rientra perfettamente nell’ambito della correttezza verso il suo pubblico e la concorrenza. Anche se pare non sarà ripetuto tanto frequentemente per ovvie ragioni di saturazione del programma, questa è un’altra buona soluzione che, elaborata a dovere, potrà dare eccellenti ritorni.
p.latini@oratorio.biz
Top 10 Product Placement: i più Efficaci
Ho fatto un po’ di ricerche, ho chiesto a qualche collega negli States, poi mi sono fatto una mia idea. Forse contagiato dalla passione di stilare classifiche, me se sono costruita una, ad uso e consumo personale ma anche pubblico. Quella che segue è una lista che risponde alla domanda: Quali sono stati i più efficaci product placement della storia del cinema e della televisione? Attenzione! Non i più famosi, ma quelli più efficaci… a volte questi due parametri coincidono ma altre volte no. Non ho appositamente inserito alcuna case history della Coca Cola e della Pepsi, per la ragione che meriterebbero (data l’enorme quantità) una classifica a parte, ma soprattutto perché è praticamente impossibile determinarne l’efficacia, integrati e sommersi come sono da tutte le altre iniziative pubblicitariedi quei due colossi. …se avete idee diverse o alternative: p.latini@oratorio.biz
10 Fed Ex – Cast Away
Più che di product placement in questo caso sarebbe corretto parlare di Brand Integration. La Fed Ex vive e si muove sia nell’Isola che nel continente e probabilmente risulta essere la personalità più “umana” tra tutti i personaggi. Negli USA ha portato molta visibilità e confidenza con il marchio, mentre in molti altri paesi nei quali stava (non a caso) per sbarcare, ha regalato una notorietà altrimenti impossibile da costruire in così pochi mesi. La sceneggiatura e abbastanza buona, Tom Hanks è superbo e l’integrazione del brand nel film è tutto sommato giustificata.
9 The Bubba Gump Shrimp – Forrest Gump
Questo film è di eccezionale interesse per gli studiosi e i professionisti del Product Placement, e non già per i numerosi placement dedicati alla Apple o a Dr. Pepper. La straordinarietà di questo progetto risiede nella “ The Bubba Gump Shrimp”, la società che il grande amico di Forrest Gump voleva fondare una volta finita la guerra del Vietnam. Al momento della distribuzione del film nelle sale questa società ancora non esisteva, ma subito dopo il buon successo ottenuto al botteghino, la produzione con altri soci fonda proprio la “The Bubba Gump Shrimp”.
Oggi è possibile mangiare a Tokio, New York, Los Angeles ed in molte altre parti del mondo, comodamente seduti ad un “The Bubba Gump Shrimp Resaturant”.
8 Apple – C’è Posta per Te
I placement di Apple sono talmente tanti che la stessa Azienda di Cupertino ha istituito un premio che assegna a i più meritevoli.
Ho scelto questo film perché i due attori (ancora una volta Tom Hanks…. vi giuro che è un caso, e Meg Ryan), non sono i due classici nerd super esperti di informatica, né due giovani cool succubi del design o delle mode… sono due persone piuttosto normali. E proprio fattore che rende ancora più efficiente il placement…. come dire Apple è per tutti….
7 DeLorean DMC 12 – Ritorno al Futuro
E’ evidente che le auto sono tra i soggetti più posizionati nei film. Molti di questi hanno avuto un’efficacia strabiliante e hanno fatto la storia del cinema e del product placement. Sceglierne solo uno è naturalmente limitante, perché significa escludere perle come Aston Martin e 007 o Il Maggiolino tutto matto della Disney, la Ford Gran Torino di Starsky and Hutch, la Dodge Charger di Bo & Luke (il Generale Lee per intenderci) o le Caddilac Limousine di molti film High End……
Ma la DeLorean di DOC (il Dottor Emmet Brown) è forse qualcosa di più. A parte il verbal mention che invece in quasi tutti gli altri casi è assente, questa macchina sportiva diventa il medium per” IL VIAGGIO”: quello nel tempo… il più grande sogno irrealizzato di tutta l’umanità.
6 Reese’s Pieces – E.T.
L’altra grande speranza o paura dell’uomo è quella di non essere solo. Un bambino ed un pacchetto di caramelle riescono a saldare un amicizia con un alieno….Per diversi minuti iniziali del film, le Reese’s Pieces sono il vero fulcro della storia. Piccoli pezzi di delizia a cui nemmeno dall’altra parte dell’universo riescono a resistere. Questi dolcetti diventano il catalizzatore della più grande amicizia…. quella interspecie e interplanetaria. Difficile dire quanto questa cosa fosse stata pianificata, resta il fatto che ancora oggi negli U.S.A tutti, anche i bambini, sanno che quelle sono le caramelle degli UFO
5 Duracell – Matrix
Matrix è più di un film e Duracell è più di una batteria: è un computer che genera illusioni dalle quali non è facile sottrarsi. Quando Morpheus spiega a Neo cosa sia davvero Matrix lo fa con una metafora… tra le tante che avrebbe potuto usare usa forse la più terribile. Noi in fondo siamo come dei Robot…. abbiamo bisogno delle batterie… e lo fa mostrando una Duracell così in primo piano da farla sembrare una reliquia… niente male per quel cilindretto che fino ad allora aveva sconfitto solo orsetti alimentati a zinco-carbone.
4 Rold Gold Pretzel – President W Bush
Sicuramente il più involontario e tragicomico product placement della storia. Lunedì 14 gennaio 2002 l’allora Presidente degli Stati Uniti si presenta alla consueta conferenza stampa con il volto tumefatto. Senza aspettare le inevitabili domande dichiara che nel pomeriggio del giorno prima, mentre stava guardando il football in TV, ha rischiato di soffocare con un Pretzel…. uno snack a forma di pane tedesco che gli si era fermato in gola impedendogli di respirare. L’accaduto è stato talmente serio e grave che il Presidente ha persino perso conoscenza ed è quindi crollato a terra sbattendo il volto in vari punti. Salvato in extremis ci tiene a far sapere che l’incidente non ha avuto alcuna conseguenza. SBAGLIATO!!! l’azienda produttrice di quello snack, ha decuplicato il fatturato ed ora “Ingoiare un Rold Gold Pretzel è un consolidato modo di dire.
3 Manolo – Sex and the City
Uno dei più influenti serial degli ultimi 20 anni ed un feature film di successo, hanno fatto conquistare l’Olimpo della moda ad un marchio spagnolo prima semisconosciuto.
Diventato il riferimento per il look metropolitano delle donne indipendenti e di successo, Sex and the City si è di volta in volta proposto con diversi stilisti, acconciatori, accessori di moda… ma le calzature sono sempre state Manolo….. e per la cronaca lo saranno anche nel secondo episodio al cinema, che si sta girando in questi giorni nella Grande Mela.
2 Vespa – Vacanze Romane
Vale lo stesso discorso fatto per le auto: impossibile sceglierne uno…. a meno che i due attori non siano due premi Oscar, la location sia la città eterna, e la moto non sia l’icona dell’Italian design per eccellenza, praticamente uguale a se stessa da 50 anni ma sempre, davvero sempre, più bella. Un po’ come quella graziosa commedia che prima ancora di cogliere l’anima di Roma ha tratteggiato lo spirito della Vespa e quindi di tutti gli italiani.
1 Elvis – Harley Davidson
Tecnicamente sarebbe giusto parlare di Celebrity Seeding. Nei primi anni della sua carriera la Harley aveva utilzzato il re del Rock and Roll per la copertina di un suo catalogo. Andò molto bene ma fu nulla in confronto a quello che successe dopo. L’amore per le moto, infatti, non fu immediato per The Pelvis, che solo una mezza dozzina di anni dopo cominciò ad appassionarsi alle due ruote. Inizialmente non utilizzo nemmeno Harley ma altri modelli. Quando però l’azienda riuscì a fargli utilizzare una delle sue migliori e costose moto, fu un vero colpo di fulmine. Elvis non se ne separò mai più, ne possedé svariate che utilizzava ogni volta che poteva. Tanto che le sue foto in sella ad una Harley erano ormai uno standard per tutte le riviste. Numerosissime furono anche le multe che prese in buona parte degli States ed ancora oggi, nella sua residenza ora museo, fanno bella mostra di sé. Anni dopo la Harley dichiarò apertamente che la pubblicità derivata dall’amore di Elvis per le sue moto, permisero alla società di risollevarsi dalla disastrosa situazione nella quale si trovava a metà degli anni 50. Se non è efficacia questa!
Hong Kong tra Censure e Product Placement
Il cinema di Hong Kong sta vivendo un momento piuttosto particolare. Da una parte è costretto a confrontarsi con il cinema “cinese continentale”, che è veramente e profondamente diverso ma con il quale comincia a relazionarsi e a ideare delle co-produzioni anche interessanti; dall’altra deve subire il regime di severe limitazioni imposte a questi prodotti commerciali dal governo cinese, che censura ogni forma di violenza eccessiva, le ricostruzioni di crimini, le tecniche di indagine poliziesche ed anche gli effetti sonori sessualmente allusivi. Se vi interessa approfondire la storia e le evoluzioni del terzo polo cinematografico al mondo (molto amato anche in occidente) vi segnalo il sito del Udine Far East Film. Alle volte accade però che le limitazioni e le regimentazioni scatenino la creatività; un po’ come accade per la poesia: tanto rigida nei suoi schemi metrici e fonetici, quanto dirompente e universale nella sua forma espressiva. Lo stesso principio che governa la poesia quindi, ha indotto i produttori di Hong Kong a sperimentare cose nuove o a recuperare cose passate per rielaborarle. E’ questo il caso di All’s well End’s well 2009 (da noi si direbbe “Tutto è bene ciò che finisce bene”), che è il più classico dei cinepanettoni del Far East, distribuito nelle sale cinesi e della Nuova Zelanda a fine gennaio, in concomitanza con i festeggiamenti del nuovo anno cinese e quindi con la massima affluenza al cinema di tutto l’anno. Se è vero che le spy story sono praticamente proibite, così come le storie turbolente e gli action movie, che proprio in quei luoghi hanno conosciuto paradossalmente la loro massima espressione (vedi Bruce Lee e Jackie Chan), allora diventa inevitabile, o quasi, sviluppare delle innocenti ma simpatiche, svagate, canzonatorie e ben confezionate, commedie sentimentali. Quarta produzione con questo titolo a distanza di 12 anni dal precedente All’s well End’s well 1997, segue le vicende di una famiglia molto attenta alle tradizioni, che impongono loro di sposare le figlie in ordine di età. Questo introduce una serie di situazioni e di personaggi in verità un tantino stereotipati, che però sono proprio quelli che distinguono il genere. La Hong Kong che si racconta è quella di oggi, più occidentale di tanti Paesi occidentali, ma assediata dalla cultura e dal regime cinese di cui ormai ne è parte integrante. Così, lussuose cabrio europee scorrazzano ragazze in Kimono e giovani rampanti passano tutto il loro tempo giocando a Happy Online. Una commedia che passa attraverso un pesante quanto inevitabile utilizzo di product placment, per oggetti e costumi indispensabili a descrivere una realtà ancora più strana e controversa di quella che si viveva quando Hong Kong era “made in Hong Kong”. Ora che Hong Kong è “made in China” le storie leggere, gli oggetti di design e i prodotti di qualità, sono una boccata di ossigeno e forse anche di speranza.
Girare con la Vyrus
Poco più di un mese fa, su questo blog, ho dato conto di un bel product placement “made in Italy” su un’importante produzione della Warner Bros (The Book of Eli). Una super moto italiana, artigianale, bellissima, ipertecnologica e potente, è diventata un’icona del film. Adesso trapelano le prime foto di scena ed io sono riuscito a recuperarne una. Cosa non facile perché solitamente vi è molta discrezione sul materiale girato e di scena. Ma in questo caso, assieme alla foto, il regista ha fatto avere anche un messaggio di apprezzamento ad Ascanio Rodorigo, il deus ex machina della Vyrus, la casa di Rimini che progetta e costruisce queste meraviglie. In particolare la moto utilizzata per le riprese si chiama Razzetto (essendo artigianali, quasi tutte le Vyrus posseggono un nome proprio) ed è stata fatta giungere dalla Florida sino al New Mexico apposta per le riprese.L’entusiasmo che ha provocato nel cast e tra l’equipe di produzione, oltre ad aver consentito lo sdoganamento di alcune immagini di scena, ha fatto schizzare le quotazioni del marchio romagnolo ai vertici dei “desiderata” in quel esclusivo mondo dorato ed impermeabile alla crisi che è Hollywood. Alcuni potrebbero considerare quest’ultimo aspetto come un beneficio indiretto e fortunoso dell’attività di product placement, ma in realtà si tratta di un effetto diretto e pianificato, per altro difficilmente raggiungibile con altre strategie di marketing..
p.latini@oratorio.biz
17 AGAIN 19 PLACEMENT
Tra un paio di settimane nei cinema degli Stati Uniti esce “17 again”, la nuova fatica dell’ icona “Teen” Zac Efron che in questo film coabita nella sceneggiatura con Matthew Perry (il Chandler di Friends per capirci). Per la trama vedete qui: http://www.comingsoon.it/scheda_film.asp?key=47168&film=17-again-Ritorno-al-liceo. La produzione, il plot e gli attori sono evidentemente garanzia di successo, se quasi una ventina di big spender internazionali hanno deciso di investire in product placement su questo film. I due marchi che spiccano tra gli atri per assiduità e visibilità sono Ford e Apple, ma dopo di loro si rendono ben riconoscibili e correttamente utilizzati anche i brand Audi, Barq’s (antico marchio di bibite Americane ora del gruppo Coca Cola), Bose, Canon, Cap’n Crunch, Coca Cola, Doritos, Ford, Jansport, Lamborghini, M&M’s, Motorola, Pringles, Ray-Ban, Samsung, Spalding, Sprite e Welch’s. Analizzando i settori merceologici coinvolti si notano produttori di bibite, di snack, prodotti per la colazione, telefonini, elettronica, zainetti, articoli sportivi, accessori moda e auto. Un carosello dei desiderata adolescenziali che in effetti potranno agire sul senso estetico collettivo, contribuendo in modo significativo al lancio, al rilancio o al consolidamento de brand utilizzati nel film. Tenuto conto che la produzione è della Offspring Entertainment (la stessa di tante altre commedie tra cui Step Up 2, Step Up 3 e Matatdor, tutti della Disney) e la distribuzione è stata affidata alla Warner Brothers, è più che ragionevole supporre una distribuzione in grande stile su tutti i mercati mondiali. Questo non secondario aspetto implica un enorme impatto mediatico per i marchi posizionati nel film ed anche un costo a contatto veramente risibile.
Samsung sfida la community di youtube.
Per il lancio del suo nuovo prodotto, l’ Ominia HD, Samsung ha deciso di sfidare la community di youtube, invitandola a scoprire come il protagonista riesca a far scomparire il proprio cellulare.
Il video, che potete vedere a questo link non contiene effetti digitali o CGI. http://www.youtube.com/watch?v=iX8iVo5vc8o
L’idea geniale di pubblicizzare il nuovo prodotto in maniera innovativa risulta vanificato (ma solo in parte) dall’intuizione di un utente che è riuscito a risolvere il problema in meno di 10 giorni interrompendo così le voci nella rete. Almeno quelle che riguardano la soluzione. Subito dopo però il gossip e rinato dalle sue ceneri come l’araba fenice e non sarebbe da stupirsi che anche questo fosse stato previsto nel progetto di placement popularity.La tecnica utilizzata infatii è uguale a quella visibile in una scena di Terminator 2 ( visibile a questo link circa dal 7 minuto ) http://www.youtube.com/watch?v=mZACpZzhFt8 L ‘idea è molto semplice: in realtà il vetro è simulato, un cameraman (che non si vede mai ) sta filmando la scena, mentre una persona si trova di fronte al protagonista e ripete ogni suo movimento.
Una geniale e poco costosa soluzione che però invoglia il navigatore a rivedere più volte il video per capire quale possa essere la chiave del mistero.
altro: p.latini@oratorio.biz
NeuroMarketing e Music Placement
Molti se la prendono con il Product Placement perchè lo confondono con la pubblicità occulta.Di fatto il Product Placement è l’esatto contrario. Se fosse occulto del resto non interesserebbe a nessuno. I clienti del Product Placement viceversa, pretendono che il loro prodotto sia visibile e riconoscibile (quindi non latente). Infatti solo in questo modo potranno poi basare la loro campagna stampa o le loro promozioni su questo fatto.
Chiarisco nuovamente questo aspetto perché soprattutto negli Stati Uniti, grandi amanti delle classifiche e delle categorie, si tende a far rientrare nelle attività di Product Placement anche il NeuroMarketing, che invece risulta a pieno titolo tra quelle attività poco etiche che vanno decisamente biasimate. Per chi non lo sapesse il NeuroMarketing è una delle tante derive estreme attraverso il quale si ricercano spazi (mentali) non ancora assediati dalla pubblicità, ma invece efficienti, da far occupare con promo e brand. Il caso che sta facendo clamore in questi giorni riguarda le dichiarazioni di un produttore discografico di musica hip hop (Russels Simmons co-flondatore dell’etichetta Def Jam) che sostiene di aver ricevuto un offerta dalla Mc. Donal’s per inserire il nome della catena all’interno di una loro hit. Il premio che avrebbero pagato sarebbe stato di circa 1 dollaro per ogni passaggio radiofonico. Pare che l’accordo non sia andato a buon fine solo perchè il produttore pretendeva che l’accordo rimanesse segreto, cosa evidentemente impossibile per il marketing del colosso del fast food. In seguito a questa rivelazione si poi scoperto che alcune agenzie che posseggono una “divisione riservata” avrebbero offerto la medesima operazione ad una trentina di altri artisti (tra cui Lil’ Wayne, Keri Hilson, The Pussycat Dolls, Black Eye’d Peas, Eminem) solo negli ultimi 6 mesi, ma sempre senza successo.
L’integrità artistica è più importante di una piano marketing è stata la risposta di tutti.
Ed è la stessa cosa che sanno da tempo tutti quelli che si occupano seriamente di product placement. Nessun regista, nessun attore, nessun sceneggiatore e nessun produttore che si rispetti, squalificherebbe il suo lavoro per 15.000 euro di un product placement. Costa così poco un posizionamento in un film di alta fascia di Hollywood perché si tratta sempre e comunque di una scelta artistica o narrativa, capace di profilare un personaggio, contestualizzare una scena o addirittura interagire con la storia,.
Se volete p.latini@oratorio.biz
Star Trek a Colazione
Il mese prossimo uscirà nelle sale americane un nuovo episodio della saga spaziale forse più amata nel mondo (pare che i Trekkies siano infatti più numerosi dei fans delle varie “Guerre Stellari”). Star Trek, prodotto dalla Paramount con un budget importante, si appresta ad essere promosso con una campagna veramente pesante, alla quale si aggiunge anche una lunga lista di Tie In che da sola si calcola abbia un valore stimato attorno ai 500 milioni di dollari.Anche in Italia ed in Europa sono molte le aziende che acquistano i diritti di Creative Utilization per veicolare i loro prodotti, tipicamente nel canale della grande distribuzione. Intuire in anticipo i testimonials vincenti, capaci di far sognare il pubblico nella stagione successiva, significa raggiungere un risultato che in questo momento potrebbe anche valere la fine di un incubo chiamato crisi. Piccola nota a margine: i maghi del Marketing made in U.S.A hanno consigliato alle aziende che si sono aggiudicate i Tie In, di pensare a gadget trasversali per adulti e bambini. Il fenomeno ormai in fase di consolidamento, che vede molti prodotti e molte abitudini condivise da adulti e bambini (leggi playstation, abbigliamento, sport ecc.) diventa in questo caso ancora più accentuato. La Saga, inaugurata del 1966 compie 43 anni, è pertanto legittimo pensare che dagli ultra cinquantenni ai teen ager vi sia una affezione alla serie che non dubitiamo sarà debitamente sfruttata.
Per tutto il resto p.latini@oratorio.biz
L”acchiappa Teen Ager
Ci sono schiere di professionisti del marketing e società specializzate in media planning che hanno come obiettivo principale quello di monitorare i comportamenti delle persone, cercando di catturare la loro attenzione e quindi proporgli prodotti, servizi, suggestioni e novità.
Questo mare di lavoro, di studio, di tempo e di ricerche estenuanti, può a volte essere evitato con la certezza di ottenere un risultato uguale se non migliore di quello che sarebbe scaturito attraverso gli sforzi di cui sopra.
E’ questo il caso di “Step Up 3”, il terzo capitolo della saga Disney sui balli di strada, che con i due precedenti episodi ha stregato i teen ager di mezzo mondo. Basti solo dire che “Step Up 2 the Streets”, ha guadagnato nella sua prima settimana oltre 24 milioni di dollari, ovvero 4 milioni in più di quanto è costata l’intera produzione… e questo non in un periodo normale o addirittura favorevole per il cinema, ma da durante l’election week, quando cioè il pubblico era distratto dal più potente evento mediatico del secolo, ovvero la possibile elezione del primo presidente nero degli U.S.A..
Ora, per tutte le aziende che si stanno ponendo il problema di come raggiungere con i loro prodotti, le loro idee, il loro stile o la loro filosofia di vita, il pubblico dei giovanissimi; la soluzione è davanti ai loro occhi. Si chiama Step Up 3. E’ prestigioso, efficace, economico ed innovativo.
Per valutazioni di product placement o creative utilization: p.latini@oratorio.biz
Il suo nome è Creative Utilization
Martha Stewart negli U.S.A è un fenomeno più che singolare. Da decenni diva incontrastata della TV domestica (sapete: ricette, giardinaggio, cura del corpo ecc. ecc.), la sua immagine e il potenziale mediatico non è stato scalfito nemmeno quando, cinque anni fa, si è fatta un po’ di prigione per un accusa di insider trading. In quasi tutti i casi analoghi il pubblico americano è stato spietato con i colpevoli di reati contro il patrimonio, invece questa incredibile e creativa donna dello Show Business ne è uscita brillantemente con nuovi progetti e nuove idee ancora più aggressivi e trasversali. La sua più recente intuizione è quella di realizzare una serie di “prodotti” incentrati sui cani e gli animali domestici in generale. Per questa ragione ha integrato il suo popolarissimo sito web con un’apposita rubrica e lo stesso ha fatto con il suo programma televisivo, quello radiofonico e soprattutto con la sua famosa rivista “Martha Stewart Living”. In questo non si può certo dire che Martha sia una pioniera, ma il fatto è che al momento pare stia lavorando per realizzare una linea di alimenti e prodotti per la cura del cane, con il suo nome, il suo marchio e la sua immagine. Colossi multinazionali come Nestlè, Purina e Petcare stanno trattando con l’abile intrattenitrice per accaparrarsi il licensing ed il merchandising dell’operazione. Conoscendola bene ci sarebbe da pensare che il business che ne scaturirà sarà di quelli in grado di ribaltare la brutta situazione nella quale si trova il settore, che in un solo hanno ha registrato una contrattura del mercato di circa 45 milioni di dollari.
I love you…. Vespa
Sapete, ogni tanto, parlando del mio lavoro con aziende che sono un mito, di quelle che hanno fatto la storia del costume, … ma anche con altre che ritengono di essere nell’olimpo a loro insindacabile giudizio, mi sento confessare frasi come: “Ah capisco, ma a noi il product placement non serve… se vogliono i nostri prodotti nei film devono pagarci……” Rispetto la loro visione, sia chiaro. Però penso che se marchi come Vespa utilizzino questo strumento, forse allora il resto del mondo dovrebbe addirittura saccheggiarlo!. E’ successo infatti che una ventina di giorni fa negli U.S.A ci sia stata la prima di “I love you man”, una bella commedia di John Hamburg (che prima di allora era stato il brillante sceneggiatore di cose come “Zoolander” e “Ti presento i miei”). All’interno e all’intorno di questa Premiere non solo si apprezzava un ottimo product placement della Vespa ma addirittura una brand integration. Infatti nel sito web creato per la promozione del film nel contesto di Myspace (che per inciso verrà chiuso oggi) il marchio Vespa era in evidente posizione di privilegio, in quanto premio di un concorso nella quale si vinceva appunto la vesta utilizzata per il film (un modello LVX150). Ma non solo, la Paramount Pictures ha anche creato un esclusivo poster del film dedicato alla mitica Vespa, che si può scaricare dal sito www.vespausa.com.
Dovrò ricordarmi di citarlo come “Case History” la prossima volta….




