Empires of the Deep: cosa ci insegna il modello cinese

Immaginate la versione subacquea di “Avatar”, questo è grosso modo il concept di una produzione CinoAmericana che si sta girando in questi giorni in Cina. L’ottimo canale Euronews ha intervistato ieri un paio di responsabili della sua realizzazione, che nell’illustrare le ragioni di questo progetto credo abbiamo colto almeno un paio di punti essenziali per il futuro dell’entertainment. Il primo di questi ha a che fare con i costi di produzione; in Cina costano 10 volte meno e per un lungometraggio con queste caratteristiche (dove la realtà virtuale e la post-produzione rappresentano la grande maggioranza dei costi e dell’impegno), ciò significa un taglio dei budget nell’ordine dei 7 zeri. Ovvero un soglia di accesso molto più ampia a disposizione di molte più produzioni, anche non americane, magari europee, indiane e cinesi appunto. Ovviamente questo implicherebbe, come già successo per tutte le nostre imprese manifatturiere, una dislocazione all’estero dei centri produttivi, del know how e soprattutto degli investimenti. La tendenza immagino sia irreversibile, anche se drammatica per molti aspetti. Il secondo spunto di riflessione entra dritto nel merito della discussa tecnica del 3D, che molti analisti (anche proprio stamattina) danno già per morto sulla base delle statistiche legate al botteghino. La stampa di settore e gli addetti ai lavori cinesi sono però di opinione contraria (e a dire il vero lo è anche il sottoscritto). La motivazione per cui il 3D non solo non sia in crisi ma addirittura stia vivendo appena la sua infanzia tecnica e commerciale dipende dal fatto che, i suoi effetti indubitabilmente scenografici ed impattanti, non siano riproducibili in qualsivoglia televisore o home theater ancorché professionale. In pratica attualmente, se si considera il dilagante pirataggio, l’aggressiva politica commerciale legata al noleggio dvd e i sempre crescenti canali digitali tematici, il 3D risulta essere l’unica reale motivazione per accedere al cinema. Il 3D sarà una lunga e faticosa rincorsa che però i grandi costruttori di tecnologia hanno già deciso di intraprendere. La Sony ha ufficializzato qualche giorno fa di aver prototipato un hometheater a 360°, un esperienza diversa dal 3D ma con lo stesso scopo. Altre major sono invece alla ricerca di un sistema simile al surround anche per le immagini. Investimenti così cospicui non sarebbero nemmeno immaginabili se qualcuno pensasse che il 3D sia già finito.



