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	<description>The Product Placement Arena</description>
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		<title>Cine Forum</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 21:18:48 +0000</pubDate>
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Non so bene ome si muovano i ragazzi del Cineforum Labirinto, ma a partire dal loro blog si può fare un ragionamento sul mondo, discreto ma molto attivo, dei Cineforum. Una nicchia  con piccoli numeri, questo è vero, che però è quasi sempre e costituito da pionieri, sperimentatori, intellettuali, trend setter e tutta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2272" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="Cineforum" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/11/Cineforum-300x200.jpg" alt="Cineforum" width="300" height="200" /></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #000000;">Non so bene ome si muovano i ragazzi del <a href="http://cineforumlabirinto.wordpress.com/">Cineforum Labirinto</a>, ma a partire dal loro blog si può fare un ragionamento sul mondo, discreto ma m</span><span style="color: #000000;">olto attivo, dei Cineforum. Una nicchia  con piccoli numeri, questo è vero, che però è quasi sempre e costituito da pionieri, sperimentatori, intellettuali, trend setter e tutta un&#8217;altra serie di figure molto interessanti per il mondo del cinema, della comunicazione e del marketing. <strong>Il loro approccio ai film ad esempio è tutt&#8217;altro che passivo</strong><em> (come invece accade normalmente nelle sale e anche nei salotti davanti alla TV)</em>. Dopo la proiezione ci si ferma a parlare e quando possibile anche ad incontrare gli autori. Spesso le locandine sono tematiche e/o filologiche. Insomma si pratica la nobile arte della critica e della recensione a vantaggio proprio e altrui. E&#8217; solo in queste sale, spesso piccole e defilate, che è possibile ammirare piccoli e grandi gioielli cinematografici indipendenti, lungometraggi da ogni dove e grandi classici introvabili. Ci sono interi settori dell&#8217;entertainment che vivono di questi circuiti e, si badi bene,  parliamo di artisti e pensatori di alto profilo. <strong>Gente però che non disdegna affatto le sponsorizzazioni di  privati ed il product placement</strong>, se questi servono a finanziare i loro progetti <em>(visto che i finanziamenti pubblici vanno sempre agli stessi  inetti raccomandati e lottizzati</em>). Anche personalmente ricevo pressoché settimanalmente richieste da parte di produttori e registi indipendenti che mi chiedono di affiancarli nei loro progetti. Talvolta la cosa è possibile, altre no, ma quando ci riesco, la soddisfazione di lavorare con queste persone e il riscontro di un pubblico che fa ancora utilizzo delle facoltà cognitive è davvero massima. Lo stesso ritorno lo registro anche dagli “sponsor”.</span></p>
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		<title>Rolex e l&#8217;espansione del Product Placement</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 14:06:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Rolex Mentor and Progétegé Arts Initiative è un evento dalla formula interessante. Una trentina tra i grandi intellettuali del pianeta, affiancano altrettanti giovani emergenti per portare a termine, patrocinandolo, un loro progetto. La cornice della finale (dove sono rimasti solo in 6) è quella del bellissimo Lincoln Center di New York. Tutto bene si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2265" title="Rolex" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/11/Rolex-300x168.png" alt="Rolex" width="300" height="168" />Il <a href="http://www.rolexmentorprotege.com/en/index.jsp">Rolex Mentor and Progétegé Arts Initiative</a></strong> è un evento dalla formula interessante. Una trentina tra i grandi intellettuali del pianeta, affiancano altrettanti giovani emergenti per portare a termine, patrocinandolo, un loro progetto. La cornice della finale <em>(dove sono rimasti solo in 6)</em> è quella del bellissimo <strong><a href="http://new.lincolncenter.org/live/">Lincoln Center di New York</a></strong>. Tutto bene si dirà, una delle tante iniziative di sponsorship della Rolex che è sempre presente nei luoghi più esclusivi, siano essi ippodromi, campi di regata, campi da golf, autodromi ecc. Il punto è che oramai sono si tratta più di sponsorizzazioni ma di product placement  nella sua accezione più ampia. Fino ad una quindicina di anni fa, in effetti, sarebbe stato corretto definire il Rolex Mentor un&#8217;attività di PR legata al patrocinio artistico. Questo perché il Product Placement stava muovendo solo allora i primi seri passi. Ma da allora la sua zona di influenza è stata veloce e pervasiva. Ha cominciato con il cinema, quasi subito si è introdotto nella televisione, poi nei videoclip, negli show, nella vita privata dei V.I.P <em>(Celebrity Seeding)</em>, nel web e naturalmente anche nei grandi eventi. Ed è proprio questo il punto, quello che conta qui non è il ruolo di Mentore che giustamente Rolex Rivendica, non è nemmeno in discussione che patrocini e sponsorizzazioni non siano la stessa cosa del product placement. Quello che appare chiaro da questo caso è che tutta l&#8217;operazione è stata gestita proprio come fosse un&#8217;iniziativa di product placement. Tanto nella pubblicità quando nel suo decorso, in questo bel progetto si possono registrare Verbal Metion, Dress  On, Celebrity Seeding e Set dressing a volontà. Ovvero i tipici strumenti del Placement, che a questo punto va interpretato nella sua quasi sconfinata dimensione orizzontale e verticale.</p>
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		<title>L&#8217;enigma dell&#8217;Estinzione delle Felpe Logate</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 09:22:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per almeno una sessantina d&#8217;anni hanno furoreggiato le (belle, comode) felpe colorate con enormi loghi davanti o dietro. In genere si trattava di blasoni di college americani prestigiosi e più di recente (ultimi 25, 30 anni) anche di brand di case di moda molto casual (Diesel, Replay, Baci e Abbracci, Franklin &#38; Marshall ecc.). Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="alignleft size-full wp-image-2258" title="Jumper" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/11/Jumper.jpg" alt="Jumper" width="199" height="254" /><span style="color: #000000;">Per almeno una sessantina d&#8217;anni hanno furoreggiato le <em>(belle, comode)</em> felpe colorate con enormi loghi davanti o dietro. In genere si trattava di blasoni di college americani prestigiosi e più di recente <em>(ultimi 25, 30 anni)</em> anche di brand di case di moda molto casual <em>(Diesel, Replay, Baci e Abbracci, Franklin &amp; Marshall ecc.)</em>. Un caso davvero atipico nel ipercinetico pianeta della moda, dove in genere si cambia rotta ogni tre mesi.  Infatti  per apprezzare una svolta nell&#8217;amatissimo jumper ci è voluto più di mezzo secolo. Ora però <strong>i grandi loghi che connotavano con civetteria questi capi sono spariti </strong>o si sono molto ridimensionati. Quasi mai  questo cambiamento però è dovuto ad un&#8217;evoluzione della moda o ad un cambio di strategia del brand. <strong>La ragione di questa svolta è invece da imputarsi al product placement</strong>. Uno strumento che da qualche anno è integrato a pieno titolo nei media plan di tutte le case produttrici di abbigliamento, accessori, design, automotive, elettronica ecc.ecc. Nessun produttore o regista, infatti, accoglierebbe mai un placement come scelta artistica <em>(i più preziosi ed anche i più economici)</em> se il prodotto fosse troppo sfacciatamente pubblicitario e in realtà la situazione non cambia molto nemmeno in caso di contingency placement, a parte qualche imbarazzante caso italiano come ad esempio la smart elettrica in &#8220;don Matteo&#8221;. In questo processo adattativo non si è tenuto conto delle richieste del mercato. <em>“Poco male”</em>, hanno pensato le aziende, le perdite di vendita causate dagli scontenti saranno ampiamente compensate dai nuovi entusiasti catturati dal placement.</span></p>
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		<title>Douglas Coupland ai confini della letteratura</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 08:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;anno in cui Douglas Coupland scriveva il suo libro manifesto “Generazione X”, qualche centinaio di chilometri più a sud si fondava la Placement and Marketing Association of America. Credo che ora sia confluita nell&#8216;American Marketing Association. Sei anni più tardi Coupland usciva nelle librerie con “Girfriend in a Coma” (Fidanza in coma – Feltrinelli – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2251" title="Coupland" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/11/Coupland-300x169.png" alt="Coupland" width="300" height="169" />Nell&#8217;anno in cui <strong><a href="http://www.coupland.com/">Douglas Coupland </a></strong>scriveva il suo libro manifesto “Generazione X”, qualche centinaio di chilometri più a sud si fondava la Placement and Marketing Association of America. Credo che ora sia confluita nell<strong><a href="http://www.ama-pdx.org/">&#8216;American Marketing Association</a></strong>. Sei anni più tardi Coupland usciva nelle librerie con “<strong>Girfriend in a Coma</strong>” (Fidanza in coma – Feltrinelli – introvabile&#8230; presente però nelle biblioteche), che oltre ad essere un fantastico libro che omaggia la più significativa britpop band degli ultimi 30 anni (Gli Smiths) è probabilmente l&#8217;opera più ardita quanto a citazioni. Ci sono brani interi di lyrics degli Smiths,  ma anche una sterminata sequela di marchi di ogni tipo. Intendiamoci, qui non si mette in dubbio la qualità dell&#8217;opera e nemmeno il fatto che che i placement siano una pura scelta artistica. Anzi, trattandosi di un racconto che copre una ventina d&#8217;anni, soprattutto nelle prime pagine, tutti quei marchi sono serviti  probabilmente a ricreare il climax della fine degli anni &#8216;70. Ma c&#8217;è un interrogativo che è interessante. Perché citare ad esempio la Kraft, i Ritz, Mc Donalds e non la Coca Cola?. Ogni volta che si tratta di descrivere qualcuno che beve la bibita dalle bollicine infatti, la chiama sempre “lattina di cola”, quando invece ogni altro oggetto ha un nome e cognome. Solo nelle prime 12 pagine sono citati tra gli altri anche medicinali come il Valium programmi televisivi come M.A.S.H. (ormai estinto) e come il  Saturday Night Live (che invece gode di ottima salute) poi auto (Datsunt, Pontiac..), gjornali (Wall Street Journal e Penthouse), ma, ancora una volta, la lattina di birra rimane senza nome così come la Vodka e gli abiti.<strong> Insomma, proprio negli anni in cui il Product Placement nasceva ufficialmente, Coupland marchiava a fuoco la generazione che lo inventa, tracciando il sentiero con chiare evidenze sia artistiche sia speculative, utilizzando uno stile che non permette di separare le due cose. </strong>E&#8217; un genio anche per questo.</p>
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		<title>La Columbia Business School Cerca Creativi</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 11:25:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una delle più prestigiose università degli Stati Uniti sta realizzando un sito che faccia incontrare chi ha idee attorno al cinema, alla TV,  allo spettacolo e alla cultura in generale, con altri che possano aiutarlo a realizzare il suo progetto. L&#8217;idea è un misto tra Facebook,  un portale professionale come ad esempio Studio Beyond [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2244" title="Columbia" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/11/Columbia-300x225.jpg" alt="Columbia" width="300" height="225" />Una delle più prestigiose università degli Stati Uniti sta realizzando un sito che faccia incontrare chi ha idee attorno al cinema, alla TV,  allo spettacolo e alla cultura in generale, con altri che possano aiutarlo a realizzare il suo progetto. L&#8217;idea è un misto tra Facebook,  un portale professionale come ad esempio Studio Beyond ed un sito per anime gemelle. Il suo primo obbiettivo è quello del match, ovvero di fare incontrare professionalità complementari in grado di realizzare prodotti finiti a partire idee ed opportunità. Le categorie specifiche di interesse spaziano dai Film alla musica, dalla pubblicità al architettura fino alla moda e ale arti cullinarie. Il primo passo sta per compiersi proprio in questi giorni e si tratta della<strong> mappatura delle idee disponibili</strong>. Per entrare in gioco è sufficiente partecipare all&#8217;indagine compilando <strong><a href="https://columbia.qualtrics.com/SE/?SID=SV_9Y2QHJCbjnyT0gY">questo modulo</a></strong>. Buona fortuna!</span></p>
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		<title>Troilled e il Virtual Product Placement</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 12:12:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se quando guardate una partita in TV vi sembra che i cartelloni a bordo campo o il logo dentro la lunetta del basket siano “strani” beh, non vi state sbagliando. Si tratta di un posizionamento realizzato in post-produzione. Ma questo è stato solo il primo passo del  Virtual Placement, ovvero un product placement ricostruito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-medium wp-image-2239" title="Troilled" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/Troilled-300x170.png" alt="Troilled" width="300" height="170" />Se quando guardate una partita in TV vi sembra che i cartelloni a bordo campo o il logo dentro la lunetta del basket siano “strani” beh, non vi state sbagliando. Si tratta di <strong>un posizionamento realizzato in post-produzione</strong>. Ma questo è stato solo il primo passo del  Virtual Placement, ovvero un product placement ricostruito in studio grazie alla tecnologia digitale, ormai largamente utilizzata in ogni produzione TV e Cinema. L&#8217;ultima frontiera del Placement a posteriori sono proprio i serial TV, dove da poco è possibile che l&#8217;anonima lattina bevuta da un attore diventi una lattina con un marchio ben visibile, oppure che il negozio dove si svolge la scena si trasformi in un punto vendita monomarca. Il caso più recente ed eclatante è quello della fortunata serie inglese<a href="http://sky1.sky.com/trollied"> <strong>Trollied </strong></a><em>(alla prima stagione su Sky One) </em>ambientata, non a caso, in un supermercato <em>(Valco)</em> dove le potenziali situazioni di virtual placement si sprecano. Di recente si è saputo che molti placement sono stati venduti  e realizzati dopo che i buoni risultati delle prime puntate hanno cominciato ad interessare i media planner. Per la seconda stagione il sistema sarà ancora più affinato e non è da escludere che gli autori ne terranno conto al momento di scrivere le sceneggiature. Dai rumors che sono riuscito a cogliere, non si esclude addirittura una gara per aggiudicarsi le posizioni migliori che potranno essere <em>(e questa è la vera novità)</em> valutati direttamente sul girato. Più in generale i produttori ed i registi indipendenti potranno realizzare demo significativi, poi da utilizzarsi anche nel final cut, con i quali proporre placement avendo decisamente maggiori possibilità di successo.</p>
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		<title>Studio Beyond</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 12:53:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se avete presente cosa ha significato MySpace per la musica, potrete farvi un&#8217;idea di cosa potrebbe significare StudioBeyond per il Cinema. Se siete sceneggiatori, produttori, registi, attori, giornalisti o compositori, avete ora la vostra possibilità con Studiobeyond. Così come per ogni altro social network è sufficiente registrarsi nella categoria di interesse (anche più d&#8217;una), mandare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-medium wp-image-2233" title="StudioBeyond" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/StudioBeyond-300x116.png" alt="StudioBeyond" width="300" height="116" /><span style="color: #000000;">Se avete presente cosa ha significato <strong><a href="http://it.myspace.com/">MySpace</a></strong> per la musica, potrete farvi un&#8217;idea di cosa potrebbe significare <strong><a href="http://www.studiobeyond.net/site/">StudioBeyond</a></strong> per il Cinema. Se siete sceneggiatori, produttori, registi, attori, giornalisti o compositori, <strong>avete ora la vostra possibilità con Studiobeyond.</strong> Così come per ogni altro social network è sufficiente registrarsi nella categoria di interesse <em>(anche più d&#8217;una)</em>, mandare qualche invito in giro, offrire i vostri servizi ad altri associati e cominciare a farvi notare in giro. E&#8217; fatto molto bene, pare ci abbiano messo 3 anni per progettarlo e metterlo in piedi. Il suo utilizzo è semplice e comunque ben assistito da tutorial e faq. Soprattutto l&#8217;idea è giusta, e in qualche modo fa il paio con il magazine Hollywood &amp; Vine recensito qualche post fa. Chi ancora pensa che il cinema sia un circolo chiuso quanto inaccessibile, il suggerimento è che cambi presto idea.</span></p>
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		<title>Indipendent Placement</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 09:04:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono nati su Linked-in un buon numero di gruppi di discussione che aggregano produttori, sceneggiatori e operatori del cinema. Il loro scopo è naturalmente quello dello sharing. Capita così che Gustavo cerchi un co-produttore per il suo film di azione, o Ron che ha acquistato i diritti di due biografie (una delle quali best seller [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2230" title="Indi" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/Indi1-150x150.png" alt="Indi" width="150" height="150" />Sono nati su Linked-in un buon numero di gruppi di discussione che aggregano produttori, sceneggiatori e operatori del cinema. Il loro scopo è naturalmente quello dello sharing. Capita così che Gustavo cerchi un co-produttore per il suo film di azione, o Ron che ha acquistato i diritti di due biografie (una delle quali best seller su amazon) e ha quasi recuperato tutto il budget , deve trovare solo l&#8217;ultimo 10%  per il quale chiede aiuto. Poi c&#8217;è Larissa, che con suo marito sta producendo un film d&#8217;autore e ha bisogno di confrontarsi con qualcuno che ne sappia di budget. Un buon 80% degli annunci insomma è riferito ai finanziamenti. Certo si possono trovare anche annunci di casting per attori o make up, proposte di sceneggiature e cooperazione. Ma la grande maggioranza arriva da entusiasti ed intraprendenti cineasti che vivono del motto “<strong>Asset rich and cash poor</strong>”. In realtà anche se sono poveri, <strong>questi talenti undeground costituiscono la vera ricchezza del distretto di Hollywood</strong> (non economica&#8230;. almeno per il momento)<strong>,</strong> che grazie alle sue mega produzioni commerciali riesce a coagulare attorno a se il meglio della creatività mondiale. E&#8217; vero che nvestire in produzioni così alternative può essere rischioso, soprattutto per coloro che seguono queste vicende più da distante. C&#8217;è però chi già in passato, con un buon fiuto e un investimento modesto, ha fatto la fortuna sua e della produzione. Io ci ho messo il naso dentro e la cosa mi convince.</p>
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		<title>Adbusters e il “Metameme Manifesto”</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 10:47:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da circa un ventennio un movimento culturale nato in Canada e che si chiama &#8220;Adbusters&#8221; combatte con le armi dell&#8217;ironia e dell&#8217;intelligenza le strategie di marketing e comunicazione troppo subdole per essere percepite da un utente mediamente distratto e profondamente carente di cultura della comunicazione. Diciamo subito che anche in Italia ci sono degli affiliati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2217" title="AdBusters" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/AdBusters-150x150.png" alt="AdBusters" width="150" height="150" /><span style="color: #000000;">Da circa un ventennio un movimento culturale nato in Canada e che si chiama &#8220;<strong><a href="http://www.adbusters.org/">Adbusters</a></strong>&#8221; combatte con le armi dell&#8217;ironia e dell&#8217;intelligenza le strategie di marketing e comunicazione troppo subdole per essere percepite da un utente mediamente distratto e profondamente carente di cultura della comunicazione. Diciamo subito che anche in Italia ci sono degli affiliati ufficiali, solo che qui da noi fanno anche politica&#8230;. e quindi tradiscono a mio parere il focus e lo spirito di tutta l&#8217;operazione. Ad ogni modo, tra qualche giorno dovrebbe partire in tutto il mondo una bella operazione, il cui nome provvisorio è  <strong>“<a href="http://www.adbusters.org/blogs/adbusters-blog/tactical-briefing-4.html">The Metameme Manifesto”</a>.</strong> L&#8217;idea è buona, ovvero quella di produrre un manifesto nel quale si dichiari quali siano le idee e le trasformazioni necessarie senza le quali il futuro diventi impensabile. Già dal 2 settembre si stanno raccogliendo le idee dei followers attraverso una semina virale che ha coinvolto circa 86.000 attivisti. La cosa è interessante anche per questo blog, per la ragione che la missione principale di AdBusters è quella dell&#8217;alfabetizzazione mediatica. E questa sarebbe la trasformazione più importante senza la quale il futuro non sarebbe dii certo più lo stesso.</span></p>
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		<title>dell&#8217; Immenso Andrea Zanzotto</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 08:37:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da Ecloga 1
I lamenti dei poeti lirici
Persone: a
Ma io non sono nulla
nulla più che il tuo fragile annuire.
Chiuso in te vivrò come la goccia
che brilla nella rosa e si disperde
prima che l&#8217;ombra dei giardini sfiori,
troppo lunga, la terra.





]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2176" title="Zanzotto" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/Zanzotto1-150x150.png" alt="Zanzotto" width="150" height="150" />da Ecloga 1<br />
I lamenti dei poeti lirici<br />
Persone: a</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Ma io non sono nulla</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">nulla più che il tuo fragile annuire.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Chiuso in te vivrò come la goccia</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">che brilla nella rosa e si disperde</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">prima che l&#8217;ombra dei giardini sfiori,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">troppo lunga, la terra.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">
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		<title>Megafabbriche ovvero Mega Product Placement</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 07:48:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esistono due diversi approcci allo stesso tema. Parlare di un prodotto in TV per fargli pubblicità o parlare di un prodotto per fare cultura di prodotto. Per questa seconda ipotesi suggerisco i programmi “Marchio di Fabbrica”  o “Come è Fatto”  entrambi trasmessi da Discovery Channel (canale 401 di Sky). Per il primo caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-medium wp-image-2164" title="Megafabbriche" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/Megafabbriche-300x225.png" alt="Megafabbriche" width="300" height="225" /><span style="color: #000000;">Esistono due diversi approcci allo stesso tema. <strong>Parlare di un prodotto in TV per fargli pubblicità o parlare di un prodotto per fare cultura di prodotto</strong>. Per questa seconda ipotesi suggerisco i programmi “<strong>Marchio di Fabbrica</strong>”  o “<strong>Come è Fatto</strong>”  entrambi trasmessi da Discovery Channel (canale 401 di Sky). Per il primo caso invece, non ho dubbi, il nostro riferimento è <strong>“Megafabbriche” in onda su National Geographic</strong>. Che cosa sia questo programma è presto detto: ti fanno entrare dentro gli stabilimenti di case molto  prestigiose (ricordo Harley Davidson, Ducati, John Deer, Coca Cola, Heineken&#8230;) e, accompagnato da un tutor, ti fai un viaggetto in fabbrica ammirando le fasi di lavorazione, ascoltando interviste dei responsabili di settore e apprendendo quanta tecnologia, creatività e passione ci siano dentro il prodotto.<strong> Quando arrivi alla fine hai la bava alla bocca ed il brand impresso nella mente tanto indelebilmente quanto un tatuaggio nella lingua.</strong> Qualcuno potrà pensare che questo non è poi così scandaloso: in fin dei conti sono marchi già molto famosi, affermati e storici, tanto da essere entrati nella coscienza collettiva. Giusto, ma se questo fosse davvero vero fino in fondo, <strong>perché ciascuno di questi marchi è costantemente impegnato in campagne pubblicitarie ed investimenti in product placement?</strong> Di per sé nessuna di queste attività è biasimevole, se non fosse che l&#8217;intero programma è un palco seducente ed imbonitore troppo sfacciato, per non diventare chiaramente un&#8217;intera operazione di product placement spacciata per “TV Show di Contenuto”&#8230; come ci si attenderebbe dal blasone che porta National Geographic. E anche dopo aver  preso coscienza del meccanismo, sono sicuro che guardando le nuove puntate, la bava vi verrà lo stesso. Almeno al sottoscritto accade questo. Il re è nudo, però anche così fa la sua porca figura!</span></p>
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		<title>Hollywood  &amp; Vine Magazine</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 13:41:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; uscito in questi giorni il secondo numero di Hollywood  &#38; Vine Magazine, una rivista che  riunisce e mette ordine (dopo direi una quarantina d&#8217;anni) quell&#8217;immenso sottobosco di sogni e umanità americano che in Italia potremmo definire “I Peones dell&#8217;entertainment”. Sino a qualche mese fa, per un aspirante attore/trice, ballerino/a, sceneggiatore, regista, costumista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-full wp-image-2158" title="hollywood and vine" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/hollywood-and-vine.jpg" alt="hollywood and vine" width="195" height="252" />E&#8217; uscito in questi giorni il secondo numero di Hollywood  &amp; Vine Magazine, una rivista che  riunisce e mette ordine <em>(dopo direi una quarantina d&#8217;anni)</em> quell&#8217;immenso sottobosco di sogni e umanità americano che in Italia potremmo definire <strong>“I Peones dell&#8217;entertainment”</strong>. Sino a qualche mese fa, per un aspirante attore/trice, ballerino/a, sceneggiatore, regista, costumista ecc., raccogliere informazioni su casting, selezioni, ricerche e opportunità di carriera era un vero e proprio lavoro. Priva esistevano delle newsletter del tutto simili ai ciclostili parrocchiani distribuiti in tavole calde, negozi di noleggio dei film, appese in bacheche pubbliche e andavano letteralmente a ruba. In alternativa potevi presidiare gli Studios per leggere gli annunci, oppure frequentare gente già inserita che ti dava qualche dritta. Un&#8217;altra alternativa era cercare di vincere qualche concorso per mettersi in evidenza, oppure si poteva sempre mandare qualche curriculum ai big boss <em>(con poche o nulle speranze)</em>. I più intraprendenti e promettenti pagavano addirittura un agente <em>(quelli seri sono però rari e soprattutto non ti prendono se non sei presentato da uno loro cliente)</em>. Insomma la vita dell&#8217;aspirante star era ed è davvero sfibrante. Per altro, il numero di persone che rientra in questa categoria è davvero impressionante, sommando tutti pare si arrivi a cifre che superano il milione solo negli USA. Esiste poi una specifica immigrazione dai quattro continenti finalizzata solo a sfondare nel mondo del cinema&#8230;&#8230; Adesso questo giornale rende tutto più agevole. Basta abbonarsi e selezionare gli annunci di proprio interesse. In tutto il resto del tempo che una volta era impiegato per recuperare la stessa informazione, ora è possibile esercitarsi per cercare di fare una più bella figura durante il provino. Per scaricare il numero in edicola<strong><a href="http://www.hollywoodvinemag.com/issue2"> cliccate qui.</a></strong> Buona Fortuna.</p>
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		<title>Ufficio Stampa Riposizionato Cercasi</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 17:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una paio di post indietro ho parlato del ruolo strategico degli Uffici Stampa. Confermo tutto. Per completare il quadro però è doveroso mettere in luce anche alcune “fatiche di interpretazione” che questo servizio palesa rispetto al mutamento dei tempi. In Italia ma anche nel resto d&#8217;Europa ad esempio, gli addetti stampa di aziende prestigiose e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-medium wp-image-2153" title="Ufficio Stampa riposizionato" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/Ufficio-Stampa-riposizionato1-300x140.png" alt="Ufficio Stampa riposizionato" width="300" height="140" /><span style="color: #000000;">Una paio di post indietro ho parlato del ruolo strategico degli Uffici Stampa. Confermo tutto. Per completare il quadro però è doveroso mettere in luce anche alcune “fatiche di interpretazione” che questo servizio palesa rispetto al mutamento dei tempi. In Italia ma anche nel resto d&#8217;Europa ad esempio, gli addetti stampa di aziende prestigiose e brillanti, continuano a richiedermi precise informazioni su cosa effettivamente si possa e non si possa dire e mostrare dei placement ottenuti dai loro clienti. Ogni volta rispondo nel modo più completo che posso, ma poi mi chiedo sempre come mai in uffici così blasonati non vi sia uno straccio di stagista che sappia consultare la gazzetta ufficiale o un semplice Codice Civile. Questo non solo per non dover sempre chiedere le stesse  al sottoscritto (facendo un non bella figura), ma soprattutto per acquisire delle <strong>competenze che sono ormai necessarie ad un ufficio stampa.</strong> Approfitto inoltre di questo spazio per chiarire una volta per tutte l&#8217;aspetto più pruriginoso di questa faccenda: <strong>NON E&#8217; POSSIBILE AVERE SCATTI DEL SET CON L&#8217;ATTORE ED IL PRODOTTO INSIEME.</strong> A patto che non vi sia uno specifico accordo tra le parti, che solitamente implica un significativo (ma non inaccessibile) esborso di danaro. “<em>E allora io come faccio a fare il mio lavoro?”</em> mi viene sempre chiesto quando chiarisco questo punto (solitamente lo faccio prima che il mio cliente firmi il contratto così siamo tutti allineati sulla faccenda). La mia risposta a questo quesito che diplomaticamente voglio definire ingenuo vorrebbe essere, ma non lo è: “<em>guarda, se mi fai questa domanda è ovvio che tu questo lavoro non lo devi proprio fare&#8230; suggerisco di investire il tuo tempo in altri campi del sapere, o meglio del fare.</em> Ma per loro  sfortuna da qualche anno si è inserito anche un altro <strong>ben più temibile fattore di decadimento a sfavore degli uffici stampa</strong>. Si chiama internet 2.0. Un settore nel quale le aziende investono sempre di più (dai ufficiali alla mano) e dove temi come la Brand Reputation o professioni come il <strong>Brand Influencer, il Market Tracker o l&#8217;Advocates </strong>sono in significativa espansione. Questi servizi dovrebbero essere il pane quotidiano di un ufficio stampa, che invece mi pare sia autonicchiato su attività già in auge nel dopoguerra e bene stigmatizzate da George Orwell ne “La Fattoria degli Animali”.</span></p>
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		<title>Alla scoperta della Terra di Mezzo</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 08:19:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sto imparando a conoscere un realtà che mi era sconosciuta e della quale bisogna cominciare a tenerne conto, quella del distretto cinematografico Turco. Mi è già chiaro ad esempio, che queste produzioni sono tra le più distribuite e viste del Medio Oriente. Paesi come la Siria, la Giordania, il Libano, tutta la penisola arabica e a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"><img class="alignleft size-full wp-image-2147" title="Turkish movie" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/Turkish-movie.jpg" alt="Turkish movie" width="400" height="267" />Sto imparando a conoscere un realtà che mi era sconosciuta e della quale bisogna cominciare a tenerne conto, quella del <strong>distretto cinematografico Turco</strong>. Mi è già chiaro ad esempio, che queste produzioni sono tra le più distribuite e viste del Medio Oriente. Paesi come la Siria, la Giordania, il Libano, tutta la penisola arabica e a nord fino alla Grecia e l&#8217;Albania, sono fruitori fedeli e appassionati. I format che propongono non sono poi diversi dai nostri concettualmente <em>(nella forma invece in parte sì, perché ricalcano i loro modelli culturali, come è ovvio)</em>, sono quindi molto richiesti i videoclip musicali, i serials televisivi e naturalmente i feature films. Di recente inoltre, <strong>la legge turca ha aperto al product placement</strong> ed è proprio per questa ragione che sono stato contattato da un&#8217;agenzia di Istambul la quale sta organizzando un seminario centrato sul product placement, con lo scopo di conoscere meglio teorie, tecniche e metodologie di questo importante strumento di sostegno economico del cinema <em>(sempre che questo avvenga impiegato con la necessaria etica)</em>. I partecipanti saranno prevalentemente aziende interessate ad investire non solo nel mercato interno ma anche nei più vasti mercati occidentali, con in testa gli Stati Uniti. Diversi produttori turchi infatti hanno già stretto da qualche tempo contratti di distribuzione in Europa e America, pare con risultati così apprezzabili da indurli ad investire seriamente i promozione. L&#8217;impressione personale è che quel territorio sia in grande fermento. Non è una novità me ne rendo conto, però il fatto che una parte significativa di quel mondo si sia aperta al product placement, oltre che essere già avviata nell&#8217;export in mercati molto maturi e smaliziati, significa anche un&#8217;altra cosa: che per le medesime ragioni sono anche pronti ad accogliere nuove idee, investimenti e prodotti da tutto il mondo. Dopo Hollywood, Bollywood, Lollywood <em>(al momento in fase di stasi purtroppo)</em>, Vancouver, Hong Kong, Pechino e Seoul, ora anche Istambul è diventato un player di mercato.</p>
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		<title>Teaser Placement e Uffici Stampa</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 17:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei punti più controversi del product placement (lato azienda) è il suo reale sfruttamento in termini promozionali. Diciamo subito che almeno in Italia il suo potenziale non viene quasi mai sfruttato a pieno. Per farlo ad esempio, non è affatto necessario aspettare la sua uscita nei cinema o in TV. Dal giorno stesso delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-full wp-image-2140" title="megafono" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/megafono1.jpg" alt="megafono" width="300" height="225" /><span style="color: #000000;">Uno dei punti più controversi del product placement <em>(lato azienda)</em> è <strong>il suo reale sfruttamento in termini promozionali</strong>. Diciamo subito che almeno in Italia il suo potenziale non viene quasi mai sfruttato a pieno. Per farlo ad esempio, <strong>non è affatto necessario aspettare la sua uscita nei cinema o in TV.</strong> Dal giorno stesso delle riprese è possibile scatenare gli Uffici Stampa <em>(che in genere non aspettano altro)</em> e/o il virale sul web utilizzando i Brand Influencers, così da seminare la notizia nella stampa <em>(specializzata e non)</em>. E&#8217; questa quella che si chiama Teasing Advertising, dall&#8217;inglese <em>to tease</em> che significa punzecchiare, provocare ed in questo caso anche incuriosire. Gli Uffici Stampa bravi, non si limitano poi ad un lancio di notizie, bensi a più lanci nel corso dei mesi che intercorrono tra le riprese e la release dello show. In genere si rilanciano notizie dal set, interviste all&#8217;azienda coinvolta nel placement, foto di backstage <em>(se concordate preventivamente in genere si ha il permesso di pubblicarle)</em> e naturalmente notizie sul prodotto utilizzato. Nella fase di lancio del film poi, si possono concordare iniziative promozionali abbinate alla Prima, inviti personalizzati per gli eventi di Gala , interviste con il cast o servizi fotografici in esclusiva. Tutta roba buona per quelli degli Uffici Stampa ed anche materiale non eccessivamente costoso che invece in termini di ritorno sono estremamente redditizi. <strong>Anche dopo il suo passaggio al cinema o in TV </strong>inoltre, le attività di promozione devono continuare per almeno tutta la stagione, ad esempio con vetrine celebrative nei negozi o promozioni sul prodotto che sempre danno risultati sorprendenti in termini di vendite e di popolarità. E se avete notato questo tipo di notizie sono tra le più pubblicate al riguardo del product placement. Tutto questo per dire che <strong>gli Uffici Stampa e i Brand Influencers sono strumenti indispensabili e non accessori del Product Placement.</strong> Se utilizzati a fondo rendono per se stessi e per il Placement.</span></p>
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