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	<title>Oratorio Posting &#187; web serial</title>
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		<title>YouTube Generation</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 12:24:44 +0000</pubDate>
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Il consumo di informazione negli Stati Uniti si va sempre più decisamente orientando al web. Nei mesi da aprile ad agosto i portali dei più prestigiosi quotidiani hanno registrato un incremento del 65% di visualizzazioni dei video proposti, raggiungendo l&#8217;incredibile quota di 3,4 miliardi. Gli analisti ritengono che questo significativo incremento sia in buona parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="alignleft size-full wp-image-1704" title="16 09 10" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2010/09/16-09-10.jpg" alt="16 09 10" width="456" height="308" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il consumo di informazione negli Stati Uniti si va sempre più decisamente orientando al web. Nei mesi da aprile ad agosto i portali dei più prestigiosi quotidiani hanno registrato un <strong>incremento del 65% di visualizzazioni dei video proposti,</strong> raggiungendo l&#8217;incredibile quota di 3,4 miliardi. Gli analisti ritengono che questo significativo incremento sia in buona parte dovuto alla crisi seguita alla catastrofe ambientale del Golfo del Messico, che ha tenuto con il fiato sospeso mezzo continente, ansioso di aggiornamenti costanti circa la sua evoluzione. Gli stessi analisti però ritengono che una volta familiarizzato con il mezzo, il pubblico tenderà a familiarizzare e quindi a fidelizzarsi, consolidando in buona parte il risultato. A confortare questa tesi anche due diverse indagini di mercato che hanno rilevato come <strong>il 70% dei media planner intensificherà l&#8217;investimento in mobile advertising.</strong> Interessanti sono anche gli obiettivi che questi intendono ottenere dalla pianificazione in questi mezzi: <strong>il 65% ha come intento quello di migliorare la brand awareness </strong>mentre solo 21% intende in questo modo raggiungere il pubblico giovanile ed infine un modestissimo 12% ha aspettative di vendita e/o di e-commerce.<br />
Le aziende che già sono impegnate in queste attività hanno notato come il traffico video sia originato in modo più efficiente e rapido attraverso link di Facebook e Twitter in luogo dei tradizionali search engine.</p>
<p>Due sono le riflessioni che si possono fare:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">1)</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">gli investimenti in visibilità passano quindi attraverso strategie di comunicazione orizzontali più che verticali</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">2)<br />
i video virali e la placement popularity funzionano meglio, ai fini promozionali, degli ormai istituzionali motori di ricerca.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
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		<title>Dinastia Web Serial</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 09:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Le web serial sono pronte al salto di qualità. I produttori (quelli veri) e molti attori (veri anche quelli) ci stanno lavorando da qualche anno anche se con risultati, per adesso, non costanti. Alcuni progetti dal concept intelligente e dal cast dignitoso sono partiti in modo interlocutorio per poi finire in un modo non accettabile. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/oaXvLvoth1s&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/oaXvLvoth1s&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Le web serial sono pronte al salto di qualità. I produttori (quelli veri) e molti attori (veri anche quelli) ci stanno lavorando da qualche anno anche se con risultati, per adesso, non costanti. Alcuni progetti dal concept intelligente e dal cast dignitoso sono partiti in modo interlocutorio per poi finire in un modo non accettabile. E&#8217; il caso di “<a href="http://www.gothamtheseries.com/"><span style="color: #000080;">Gotham</span></a>” che racconta la storia di quelli che “hanno una seconda possibiltà” e lo fa con attori di primo livello come Martha Byrne, vincitrice di un Emmy e Michael Park, che all&#8217;Emmy ha ricevuto comunque una nomination. Bene, in questo caso il primo episodio ha fatto registrare 22.000 visitatori, poi scesi per il secondo a 13.000&#8230; e ora, giunto alla 12 puntata, se ne contano poco più di 200. In totale questa serie è stata vista da appena 74.000 utenti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Appena un po&#8217; meglio ha fatto<a href="http://www.steamboatseries.com/"> <span style="color: #000080;">Streamboat</span></a><span style="color: #000080;"> </span>che fa il verso al mondo dello spettacolo e utilizza bravi attori come Michael O&#8217; Leary e Beth Chamberin (entrambi già visti sulla soap “Sentieri”). Il primo episodio ha fatto registrare circa 15.000 visitatori per poi assestarsi stabilmente sulle 2.000 – 3.000 visite. Troppo poco per interessare il mercato del placement. Diverso è invece il caso del bellissimo “<a href="http://imaginarybitches.com/imaginarybitches/Home.html"><span style="color: #000080;">Imaginary Bitches</span></a>” (addirittura nominata per un Emmy nel 2009) che viaggia stabilmente tra le 400.000 e le 600.000 visualizzazioni per puntata ed un totale di visite che sfiora i 7 milioni. Il filo conduttore è divertente ed intrigante, direi un misto tra “Friends” e “Sex and the City” ed un cast di attori giovani, carini, già piuttosto esperti e molto ispirati. Proprio questo progetto sta facendo da spartiacque tra quelle che sino ad ora erano produzioni indipendenti, di nicchia, spesso sperimentali e sempre a basso budget, con invece lo Show Biz che ora si è messo in moto sul serio. Il primo progetto che uscirà dalle menti di chi i serial li sa fare sul serio (perchè li ha sempre fatti), sarà<span id="more-1434"></span> un remake di Dinasty. Il cast è di di quelli giusti: Lilly Melgar (General Hospital), Tristan Rogers (General Hospital, Love Boat), Sandra Ferguson – Robinson (Anotherl World, Baywatch, General Hospital), John Callahan (Desperate Housewife, General Hospital, Falcon Crest, Santa Barbara), Taylor Stanley (Another World, Spin City), Derrel Witt (The Indruders) e molti altri. I produttori mi raccontano che si stanno divertendo come dei matti e che sono riusciti a ricreare un mood fantastico. In particolare questa iniziativa si presta a posizionamenti di prodotti di lusso sia per la persona (gioielli, vestiti, accessori) sia per la casa (design, mobilia) sia per il tempo libero (auto, moto, attrezzatura sportiva, oggetti da giardinaggio ecc.). Da notare che Dinasty è l&#8217;unico serial di enorme successo del guru Aaron Spelling non ancora rieditata ed aggiornata. Grazie anche alla particolarità del web, le novità e le implementazioni di questo progetto sono destinate ad essere di portata mondiale e punto di riferimento per tutto quello che seguirà. A seguire, per altro, saranno in molti.</p>
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		<title>TV Everywhere Reloaded</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 13:54:26 +0000</pubDate>
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 Poco meno di un anno fa su questo blog si dava conto dello stop che Jeff Bewkes, CEO della Warner Bros., aveva dato al suo stesso progetto di “TV Mobile” denominato “TV Everywhere”. Le ragioni principali dell&#8217;accantonamento erano la fase parossistica della crisi che in quel momento si stava vivendo (al tempo negli USA le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2010/02/11-02-10.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-1268" title="11-02-10" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2010/02/11-02-10.gif" alt="" width="255" height="44" /></a></p>
<p> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #333333;">Poco meno di un anno fa su questo blog si dava conto dello stop che Jeff Bewkes, CEO della Warner Bros., aveva dato al suo stesso progetto di “TV Mobile” denominato “TV Everywhere”. Le ragioni principali dell&#8217;accantonamento erano la fase parossistica della crisi che in quel momento si stava vivendo (al tempo negli </span><a href="http://www.comscore.com/Products_Services/Product_Index/Video_Metrix"><span style="color: #333333;"><span style="text-decoration: none;">USA</span></span></a><span style="color: #333333;"> le banche fallivano a ripetizione) e la non sufficiente diffusione di tecnologia mobile (telefonini, net-pc, tablet etc).<br />
</span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #333333;">A distanza di 11 mesi la situazione è piuttosto diversa. A parte qualche nuovo strumento lanciato di recente e molto utile a questo scopo ( iTablet della Apple appunto), il dato più incoraggiante arriva da una ricerca di </span><span style="color: #000080;">“</span><a href="http://www.comscore.com/Products_Services/Product_Index/Video_Metrix"><span style="color: #000080;"><strong>comScore</strong></span></a><span style="color: #333333;">” aggiornata a dicembre 2009, che registra come, soprattutto le nuove generazioni, fruiscano abitualmente dei video on demand presenti nella rete. Le cifre sono di quelle che non ammettono repliche: <strong>178 milioni di utenti fedeli, che consultano 33 miliardi di video. Di questi, circa un miliardo sono video pubblicitari.</strong><span style="font-weight: normal;"> Alcuni osservatori ritengono che l&#8217;ultimo ostacolo che separa i video on demand dalla conquista semi-monopolistica del mercato siano la standardizzazione dei protocolli e della navigazione. Altri invece, come </span><em><span style="font-weight: normal;">Matt Wasserlauf </span></em><em><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">fondatore della casa di produzione e distribuzione di video digitali “</span></span></em></span><span style="color: #333333;"><em><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #000080;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://bbe.com/">BBE</a></span></strong></span>” </span></span></span></em><em><span><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;">ritiene che questo non sia già più un problema se è vero (come ed è vero) che portali come <span style="color: #000080;">&#8220;</span></span></span></span></span></em><em><span><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #000080;"><strong><a href="http://www.oratorio.biz/product-placement/hulu-per-chi-non-lo-conosce.html">hulu</a></strong></span>&#8220;</span></span></span></span></em><em><span><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;"> hanno dichiarato di avere superato la rispettabile soglia di 100 milioni di utenti.</span></span></span></span></em></span><br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://www.oratorio.biz/product-placement/hulu-per-chi-non-lo-conosce.html"><span style="color: #333333;"><em><span><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;">Il vero fattore di successo (o la vera barriera da superare) saranno invece, secondo </span></span></span></span></em><em><span><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;">Matt Wasserlauf</span></span></span></em><em><span><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;">, lo studio e l&#8217;individuazione di nuovi contenuti, nuovi linguaggi, nuovi tempi e nuove formule di business adatti alla Facebook Generation.</span></span></span></span></em></span></a><br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em><a href="http://www.oratorio.biz/product-placement/borderman.html"><span style="color: #333333;"><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;">In questo contesto si innesta alla perfezione anche il progetto nel quale Oratorio Posting crede (e sostiene), di produrre web serial multiformat, commissionati da marchi che con questo prodotto intendono veicolare la loro comunicazione <span><span style="text-decoration: underline;"><strong>(<span style="color: #000080;">7plot X 7brand</span></strong></span></span>). Ora quindi, i tempi sono maturi perchè è maturata una intera generazione&#8230; sia di ragazzi che di tecnologia.</span></span></span></span></a></em></span></p>
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		<title>Il Web a Tavola</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 18:05:29 +0000</pubDate>
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 Se c&#8217;è un format ben sviluppato nel mondo dell&#8217;entertainment televisivo quello è di sicuro l&#8217;enogastronomico. Esiste il serial presentato dal cuoco internazionale emergente e creativo (Jamie Oliver); la rubrica fissa nei grandi contenitori del week end condotti da cuochi, somellier e critici prestigiosi (Vissani, Luca Maroni ecc.), i programmi semiprofessionali e di approfondimento (New Work [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>             <a href="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2010/01/21-01-10.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1208" title="21-01-10" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2010/01/21-01-10-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a>                                            <br />
 <span style="font-family: Arial, sans-serif;">Se c&#8217;è un format ben sviluppato nel mondo dell&#8217;entertainment televisivo quello è di sicuro l&#8217;enogastronomico. Esiste il serial presentato dal cuoco internazionale emergente e creativo <span style="color: #000080;">(</span><a href="http://www.jamieoliver.com/"><span style="color: #000080;"><strong>Jamie Oliver</strong></span></a><span style="color: #000080;"><strong>)</strong></span>; la rubrica fissa nei grandi contenitori del week end condotti da cuochi, somellier e critici prestigiosi (Vissani, <a href="http://www.lucamaroni.com/"><strong><span style="color: #000080;">Luca Maroni</span></strong> </a>ecc.), i programmi semiprofessionali e di approfondimento (<a href="http://guidatv.sky.it/guidatv/programma/mondoetendenze/lifestyle/new-work-di-laura-ravaioli_4262.shtml"><span style="color: #000080;"><strong>New Work di Laura Ravaioli</strong></span></a>) e quelli dedicati ha chi ha poco tempo ma tanta passione (<a href="http://www.nigella.com/"><span style="color: #000080;"><strong>Nigella Express</strong></span>)</a>. <span style="font-family: Arial, sans-serif;">Anche alla radio ci si occupa volentieri di enograstromia e di enoturismo con programmi dedicati (<a href="http://www.decanter.rai.it/dl/Radio2/sito/PublishingBlock-fc504c09-c9c7-4d61-895f-c4803b127722.html"><span style="color: #000080;"><strong>Decanter</strong></span></a>) o con appuntamenti settimanali spesso finalizzati a proposte per il week end e ai momenti conviviali. </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il web poi è addirittura inflazionato di siti tematici che raccontano l&#8217;arte della buona tavola, così come i portali video accolgono grandi quantità di canali con corsi di cucina e degustazione, più o meno fruibili e qualitativi. Per ragioni diverse, nessuno di questi però ha approcciato il product placement. Le produzioni professionali probabilmente perché questo avrebbe potuto essere letto come un conflitto di interessi, le produzioni minori ed indipendenti invece, a causa della prevedibile scarsa attrattività nei confronti delle aziende potenzialmente interessate. Su questa base, il progetto “Padelle a 5 Stelle”, candidato al concorso “<a href="http://www.oratorio.biz/product-placement/ecco-una-risorsa-per-filmaker-indipendenti-e-brand-intraprendenti.html"><span style="color: #000080;"><strong>7 plot per 7 brand</strong></span></a>” presenta un fattore di novità, proprio perché concepito su misura per il product placement e su misura per il web. <strong>Immaginiamo una sorta di video on demand, suddiviso per tematiche, di breve durata e facilmente fruibile da chiunque attraverso il web.</strong> Il set potrà indifferentemente essere una location reale o un set allestito alla bisogna e le declinazioni di placement spaziano dall&#8217;arredamento, alle stoviglie, dai prodotti gastronomici a quelli enologici. </span></p>
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		<title>BORDERMAN</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 09:00:55 +0000</pubDate>
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Cominciano ad arrivare delle buone idee per il premio “7 produzioni per 7 prodotti” di cui abbiamo trattato un mesetto fa e che forse nella sua versione ufficiale si chiamerà “7 plot per 7 brand”.
E&#8217; bene dire che questo premio non vede un solo vincitore; perché regalare coppe e medaglie non è il suo scopo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/12/16-12-09.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1147" title="16-12-09" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/12/16-12-09.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a> <br />
Cominciano ad arrivare delle buone idee per il premio “<a href="http://www.oratorio.biz/product-placement/ecco-una-risorsa-per-filmaker-indipendenti-e-brand-intraprendenti.html"><span style="color: #000080;"><strong>7 produzioni per 7 prodotti</strong></span></a>” di cui abbiamo trattato un mesetto fa e che forse nella sua versione ufficiale si chiamerà “7 plot per 7 brand”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">E&#8217; bene dire che questo premio non vede un solo vincitore; perché regalare coppe e medaglie non è il suo scopo. Il suo obiettivo infatti è <span style="text-decoration: underline;"><strong>individuare delle buone idee da segnalare ad aziende interessate a pianificare in product placement innovativi</strong></span>. I budget dei web serial sono così contenuti che, di fatto, i brand che investono nel progetto si trasformano in microproduttori e in questa nuova veste potranno gestire e veicolare il loro prodotto/webserial anche secondo proprie specifiche strategie (nel sito aziendale, nella pagina di facebook, su youtube o metacafe, attraverso DVD, videofonini e magari anche vendendo il format a qualche emittente del digitale).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Proprio <span style="text-decoration: underline;"><strong>all&#8217;interno di questo scenario il progetto “Borderman” è una sua eccellente interpretazione</strong></span>. Innanzitutto non si tratta nemmeno di una webserial tradizionale, non è cioè una semplice trasposizione sul web di una sit-com, ma si declina in una cosa diversa che viene definita <strong>un “multiformat</strong>” perché si divide in 5 sezioni tra di loro conseguenti ma che trattano lo stesso tema. Poi, proprio grazie a questa struttura modulare, Borderman si presta particolarmente a iniziative di product placement, tanto da essere stata concepita proprio per questa funzione, naturalmente salvaguardando le peculiarità narrative e l&#8217;appetibilità per il pubblico. I più interessati a questo progetto dovrebbero essere le aziende di articoli e abbigliamento sportivo, i brand più casual ed informali della moda, compresi gli accessori, e tutti quei marchi che gravitano a vario titolo attorno alla musica “Indi”. Data l&#8217;esiguità dell&#8217;investimento, la creatività del progetto e la sua duttilità nella pianificazione, si tratta di un opportunità dal grande potenziale su cui investire con sicurezza.</p>
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		<title>TeleFilmPop o TelePopFilm</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 11:01:28 +0000</pubDate>
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- Funny blooper videos are here
Questo interessante intervento della giornalista Stefania Carini pubblicato ieri sul portale “Corriere.it” racconta, forse per la prima volta in modo organico, il rapporto simbiotico che vivono la musica pop ed i serials. Si è detto molto (e spesso) a proposito delle colonne sonore dei film hollywodiani, europei e italiani, molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="345" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="name" value="Metacafe_3782667" /><param name="src" value="http://www.metacafe.com/fplayer/3782667/telefilmpop.swf" /><param name="wmode" value="transparent" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="345" src="http://www.metacafe.com/fplayer/3782667/telefilmpop.swf" wmode="transparent" name="Metacafe_3782667"></embed></object><br />
<span style="font-size: xx-small;"><a href="http://www.metacafe.com/watch/3782667/telefilmpop/"></a>- <a href="http://www.metacafe.com/">Funny blooper videos are here</a></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Questo interessante intervento della giornalista Stefania Carini pubblicato ieri sul portale “Corriere.it” racconta, forse per la prima volta in modo organico,<strong> il rapporto simbiotico che vivono la musica pop ed i serials. </strong>Si è detto molto (e spesso) a proposito delle colonne sonore dei film hollywodiani, europei e italiani, molto meno si è parlato di quanto sia determinante la musica e la coreografia nelle produzioni di Bollywood, dove invece non è raro che si vendano più copie dei CD, che biglietti per il film. <strong>Quello però che lega i divi della musica al telefilm è qualcosa di più sostanziale</strong>. Accade infatti che l&#8217;artista interpreti se stesso nella storia (Ally McBeal, Las Vegas, Eli Stone, Dharma e Greg, ecc.) o un personaggio diverso, appositamente integrato nella vicenda della puntata, anche se talvolta parodiando il suo personaggio. In &#8220;Will &amp; Grace&#8221; questo è accaduto praticamente in ogni stagione, con artisti del calibro di Madonna, Elton John e Janet Jackson ad esempio. In entrambi i casi questo matrimonio, quando è ben gestito, diventa la declinazione quasi accademica della logica del “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Win-win"><strong><span style="color: #000080;">Win-Win</span></strong></a><strong><span style="color: #000080;">”</span></strong> tanto amata dagli americani. Quella cioè dove entrambi traggono profitto dall&#8217;accordo senza che vi sia discapito per alcuno, nemmeno per il pubblico. La produzione arricchisce qualitativamente la puntata con una hit o con un personaggio comunque di spessore, spesso anche allargando la sua fetta di pubblico con quella parte di zoccolo duro di fans, che altrimenti non seguirebbero l&#8217;episodio (magari riuscendo addirittura a fidelizzarli). L&#8217;artista utilizza questo potente strumento per dare visibilità al suo personaggio; per passare la sua musica su di un canale alternativo e ad un pubblico altrimenti non facilmente (od economicamente) raggiungibile e magari si propone persino dignitosamente come attore. E&#8217; utile anche notare come<strong> sempre più le produzioni musicali e quelle televisive utilizzino le medesime agenzie di product placement</strong>.<strong> Questo inevitabilmente conduce a politiche di sinergia, che sono probabilmente destinate a consolidarsi fino al punto di non ritorno.</strong> In un futuro prossimo i telefilm, che già ora negli USA chiamano opportunamente TV Show, diverranno in parte commedy, in parte musical, in parte mall. Agli inizi si griderà alla scandalo, ma del resto questo è già successo quando si è passati dal teatro al cinema e poi dal cinema alle televisione e poi dalla televisione alle web serials. Poi ciascuno di questi strumenti espressivi ritroverà i suoi spazi, i suoi linguaggi e la sua linfa. E chi ama scandalizzarsi avrà altri obiettivi da puntare.</p>
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		<title>Massimo Rispetto per i Web Serial</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 12:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Interpret è una società di ricerche di Los Angeles con sedi anche a New York e Londra, specializzata nel monitorare e analizzare l&#8217;entertainment (http://interpretllc.com). Molte case di produzione e big spenders internazionali comprano e utilizzano gli studi di questa società per pianificare il loro lavoro. Bene, la settimana scorsa è stata pubblicata un&#8217;indagine che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/08/24-08-09.jpg"></a><a href="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/08/24-08-092.jpg"><span style="color: #333333;"><img class="alignleft size-medium wp-image-810" title="24-08-092" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/08/24-08-092.jpg" alt="" width="160" height="128" /></span></a><span style="color: #333333;">Interpret è una società di ricerche di Los Angeles con sedi anche a New York e Londra, specializzata nel monitorare e analizzare l&#8217;entertainment (http://interpretllc.com). Molte case di produzione e big spenders internazionali comprano e utilizzano gli studi di questa società per pianificare il loro lavoro. Bene, la settimana scorsa è stata pubblicata un&#8217;indagine che ha studiato il fenomeno delle Web Serials e quello che ne viene fuori avvalora i molti segnali deboli che già da tempo si rincorrevano tra gli addetti ai lavori. </span></span><span style="color: #333333; font-family: Arial, sans-serif;">Passata la fase pionieristica e sperimentale, gli online video presentano ora delle caratteristiche e soprattutto delle fruibilità piuttosto omogenee, tanto da essere già considerati un media con un proprio linguaggio e un pubblico fidelizzato. Tra le più interessanti caratteristiche vi è la grande dilatazione del cosiddetto “prime time”. Differentemente dalla TV, che registra un picco di spettatori tra le 20 e le 23, <strong>gli online video hanno un seguito costante nel corso di tutto il giorno </strong>(notte compresa), fatta eccezione per le ore dedicate ai pasti e le prime ore della sera. Una distribuzione così uniforme presenta grandi vantaggi perché aumenta esponenzialmente la possibilità che il “prodotto” sia visto da un più ampio spettro sociale di utenti ma non solo, il fatto di fruire del web serial attraverso un computer implica la possibilità di approfondire immediatamente i contenuti (anche commerciali) di quello che si è visto. Infatti il 27% degli intervistati afferma di raccogliere maggiori informazioni sui prodotti pubblicizzati durante o dopo la visione del serial (che naturalmente si può stoppare semplicemente mettendolo in pausa). <strong>Il 28% dichiara esplicitamente che se lo spot o il product placement gli è piaciuto, naviga nel sito dello sponsor</strong> per un periodo quasi uguale a quello impiegato per godere del serial. Il 47% infine, chiama i numeri verdi segnalati dalla pubblicità. I ricercatori sostengono anche che l&#8217;attenzione concessa a questi video sia maggiore rispetto alla televisione ed inoltre più di un terzo degli spettatori condivide il serial con amici e parenti e lo promuove spontaneamente. Attualmente esistono due tipologie di web serial, quelli interamente prodotti da uno sponsor per ragioni commerciali (si veda Celia and Chloe di cui già ci si è occupati in questo blog), che si distinguono per la buona fattura (regia, fotografia, recitazione ecc.) ed i video indipendenti, che spesso presentano lacune tecniche dovute allo scarso budget a disposizione, ma sono ricchi di creatività quanto a sceneggiature, dialoghi o invenzioni.<strong> I dati che si evincono da questa indagine però, dovrebbero suggerire a qualcuno di cominciare a progettare web serial di nuova generazione</strong>, dove produttori e sceneggiatori di qualità si impegnino a confezionare buoni prodotti sotto tutti i punti di vista, essendo poi in grado di raccogliere pubblicità non già da un unico sponsor ma dai molti che sono già interessati ad esplorare nuovi mezzi in grado di dialogare diversamente ed anche più efficacemente con il proprio pubblico.</span></p>
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		<title>Chiamiamoli AdverMovie</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 13:27:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Pechino le Olimpiadi hanno avuto un&#8217;imprevedibile influenza sul mondo della pubblicità. Nel corso di pochi mesi, massimo forse un anno, sono sorte centinaia di agenzie pronte a soddisfare “in loco” le necessità di sponsor provenienti da ogni angolo del pianeta, che avevano il preciso scopo di sfruttare la finestra di visibilità dei giochi per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/08/04-08-09.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-793" title="04-08-09" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/08/04-08-09.jpg" alt="" width="262" height="174" /></a>A Pechino le Olimpiadi hanno avuto un&#8217;imprevedibile influenza sul mondo della pubblicità. Nel corso di pochi mesi, massimo forse un anno, sono sorte centinaia di agenzie pronte a soddisfare “in loco” le necessità di sponsor provenienti da ogni angolo del pianeta, che avevano il preciso scopo di sfruttare la finestra di visibilità dei giochi per dotarsi di notorietà mondiale. <strong>Il fatto di non avere una tradizione promozionale alle spalle che frenasse la loro creatività e di possedere invece il meglio della tecnologia e della multimedialità, ha permesso un contemporaneo fiorire di sperimentazioni davvero interessanti. </strong></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Innanzitutto le assunzioni di queste agenzie non erano pianificate secondo il classico organigramma (copy, art, webmaster, pr, media planner ecc.) In mezzo ci si sono messi anche sceneggiatori, registi, ballerini, visionari, burocrati della TV statale e tutta un&#8217;altra folta pletora di figure, spesso solo tangenti alla comunicazione più ortodossa. Quello che ne è scaturito è stato a dir poco fantastico!&#8230; <strong>una cosa molto più vicina al vecchio carosello degli anni &#8216;70</strong> dove attori di grande fama si esibivano in veri show di un quarto d&#8217;ora, o eccellenti “corti” dotati di trame robuste, buone recitazioni, fotografia d&#8217;autore e dialoghi brillanti, per non dire delle numerose web serial (molte ancora presenti in rete) che con budget risibili hanno ottenuto visibilità spropositate. Tutti questi prodotti, tutt&#8217;altro che ingenui, erano così belli che sono stati adottati in tutti gli stadi, palazzetti, campi di gara ecc, per intrattenere il pubblico durante le molte ed inevitabili pause tecniche.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Prodotti nati per pubblicizzare qualche cosa che diventano prodotti per divertire qualcheduno</strong>. L&#8217;avanguardia più estrema è stato forse “Style Experience” un interactive on line movie commissionato dalla francese “Pernord Richard” per promuovere il suo cognac “Martell Noblige” (per vederlo su youtube: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=p2VsKIQ-_c0">http://www.youtube.com/watch?v=p2VsKIQ-_c0</a>) che omaggia James Bond e collabora con altri marchi davvero prestigiosi per confezionare qualcosa che è così distante da un “povero commercial” e così vicino ad un buon “corto” che forse sarà il caso di chiamarli “AdverMovie”&#8230;. e il product placement gongola&#8230;</span></p>
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		<title>Celia &amp; Chloe, le soap al tempo di youtube</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 07:46:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; cominciato l&#8217;11 marzo, quindi di sicuro non è il primo web serial della storia. Non è nemmeno il primo web serial con del Product Placement integrato&#8230;anche di quello ne abbiamo già parlato in diverse altre occasioni qui dentro. Quello che ha di nuovo Celia &#38; Cloe sono le premesse. Circa un anno fa la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/03/ragazzette.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-530" title="ragazzette" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/03/ragazzette.jpg" alt="" width="140" height="96" /></a>E&#8217; cominciato l&#8217;11 marzo, quindi di sicuro non è il primo web serial della storia. Non è nemmeno il primo web serial con del Product Placement integrato&#8230;anche di quello ne abbiamo già parlato in diverse altre occasioni qui dentro. Quello che ha di nuovo Celia &amp; Cloe sono le premesse. Circa un anno fa la multinazionale Johnson &amp; Johnson ha condotto una ricerca, più che altro per capire come e dove posizionare la pubblicità dei suoi prodotti per l&#8217;igiene della pelle dedicati al target teen e rientrare il più presto possibile dell&#8217;investimento. I Cluster pubblicitari tradizionali da 3 minuti non erano di sicuro il posto giusto: pare siano sopportati per intero solo se l&#8217;attesa vale almeno una puntata di Lost e sarebbero comunque troppo costosi sia per la realizzazione dello spot sia per l&#8217;acquisto dello spazio&#8230;l&#8217;equipe di creativi a cui è stato affidato il compito di tirare fuori un&#8217;idea ha pensato allora di rispolverare la formula della Soap Opera declinandola nel web 2.0</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La multinazionale ha poi deciso di coinvolgere nella produzione anche la Disney, per produrre un serial da pubblicare sul web a costo zero, ma che fosse qualitativamente all&#8217;altezza del suo compito. Ed il suo compito a questo punto era quindi quello di spingere i prodotti della linea Clean &amp; Clear e promuovere quelli della Disney. Detto &#8211; fatto: Signore e Signori ecco a voi “Celia &amp; Chloe”, due ragazzine sedicenni che adorano Hannah Montana </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">e si confrontano con lo specchio e i brufoli almeno due volte al giorno. Il risultato è davvero piacevole ed anche la critica l&#8217;ha trovato apprezzabile, perché il placement si integra bene, con credibilità e senza forzature nel contesto di una brillante sceneggiatura, che infatti è stata realizzata a posta per lo scopo. Per tutti quelli che (giustamente) storcono il naso in ragione di un&#8217;indispensabile etica pubblicitaria, va detto che nei primi secondi di ogni puntata, durante la sigla, compare il marchio dei prodotti a sottolineare l&#8217;intento commerciale dell&#8217;operazione.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="mailto:p.latini@oratorio.biz">p.latini@oratorio.biz</a></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
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		<title>La Mobile TV finisce nel cassetto&#8230; per ora</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 08:19:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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 Prima che il mondo si accorgesse della recessione, negli Stati Uniti era in corso un vivace dibattito sulla Mobile TV: la televisione che si può vedere dal telefonino ma anche dai navigatori satellitari delle auto, dai netbook, dalla nuova generazione di lettori mp3 ecc.
La Time Warner aveva già pronto il suo progetto che si chiamava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/03/warner_bros_logo-6-4-08.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-504" title="warner_bros_logo-6-4-08" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/03/warner_bros_logo-6-4-08-300x253.jpg" alt="" width="300" height="253" /></a></p>
<p> <span style="font-family: Arial, sans-serif;">Prima che il mondo si accorgesse della recessione, negli Stati Uniti era in corso un vivace dibattito sulla Mobile TV: la televisione che si può vedere dal telefonino ma anche dai navigatori satellitari delle auto, dai netbook, dalla nuova generazione di lettori mp3 ecc.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La Time Warner aveva già pronto il suo progetto che si chiamava e si chiama “TV Everywhere” e prevedeva di offrire il servizio con un fisso mensile che sarebbe oscillato tra i 10 e i 20 dollari. Gli analisti del settore prevedevano la nascita di format creati apposta per questo nuovo modo di interpretare l&#8217;intrattenimento, con programmi ancora più stringati ed essenziali di quelli del web (della durata di una passeggiata o del tempo necessario per trovare parcheggio tanto per intendersi) ed anche di nuovi linguaggi della comunicazione, di cui anche l&#8217;advertising avrebbe potuto usufruire. Oggi invece, Wayne Friedman, un giornalista dell&#8217;autorevole Variety, ci fa sapere che nemmeno il mercato americano è pronto per questa nuova svolta. Certo appena l&#8217;economia riprenderà a marciare la Mobile TV tornerà ad essere il futuro. Anche perché i suo predecessori, ovvero i web serial e le web novelas di cui più volte ci siamo occupati in questo blog, sono ormai considerati un prodotto maturo, con un suo pubblico definito ed affezionato, che solo in alcuni casi è sovrapponibile a questa nuova finestra di dialogo. Il piano della Time Warner prevedeva e prevede un consistente budget di raccolta alla voce Product Placement, grazie alcuni format già allo studio che prevedono una forma di promozione con struttura ad albero, dove il dato di ascolto (raccolto istantaneamente grazie alle nuove tecnologie) permette di valutare come e con quali sponsor proseguire la programmazione del momento. In questo modo diventa possibile aumentare contemporaneamente efficacia e penetrazione del commercial, parallelamente alla gradibilità dello show nel quale il prodotto pubblicizzato è inserito.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Se non sono stato chiaro scrivetemi pure</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="mailto:p.latini@oratorio.biz">p.latini@oratorio.biz</a></span></p>
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		<title>The All For Nots un prodotto per i prodotti</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 14:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Quelli che hanno superato i 40 ricorderanno un telefilm piuttosto scemo basato sulla vita di quattro ragazzi con la passione per la musica, che si facevano chiamare “The Monkees”. Allla fine della fiera i dischi venduti da quei quattro “Beatles a stelle e strisce” erano più degli spettatori che guardavano quella boiata di serial&#8230;. i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/03/all_for_nots_01l.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-500" title="all_for_nots_01l" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/03/all_for_nots_01l.jpg" alt="" width="220" height="153" /></a><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Quelli che hanno superato i 40 ricorderanno un telefilm piuttosto scemo basato sulla vita di quattro ragazzi con la passione per la musica, che si facevano chiamare “The Monkees”. Allla fine della fiera i dischi venduti da quei quattro “Beatles a stelle e strisce” erano più degli spettatori che guardavano quella boiata di serial&#8230;. i quali comunque non erano affatto pochi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Bene, la versione 2010 di quel progetto mediatico si chiama “The All For Nots” o “AFN” come li chiamano i loro oramai numerosi fans. Cinque ragazzi di Brooklyn che rivestono il triplo ruolo di musicisti, cabarettisti e attori, sono impegnati in un tour attraverso gli U.S.A, proponendo le loro canzoni che sono un misto rock-pop-punk, come si conviene alle migliori boy-band. Il punto è che i loro concerti e soprattutto la loro vita on the road, sono un serial distribuito esclusivamente sul web da tutti più importanti portali video (Veoh, YouTube, Bebo e altri ancora.). Il fenomeno è di quelli con il botto e sono state sufficienti solo alcune puntate per ottenere un numero di visitatori degni di un “prime time” su un canale nazionale. Iniziato a marzo dell&#8217;anno scorso, già in estate l&#8217;autorevole Billboard gli aveva dedicato ampio spazio. “<em>Non sono veramente una band&#8230; sono degli attori che suonano musica”</em>&#8230; questa è stata la definizione della giornalista Leah Kauffman, che però non intendeva affatto sminuirli, al contrario plaudeva alla genialità di Kathleen Grace, l&#8217;ideatrice di questa progetto. La Grace non era nemmeno nuova a questi exploit, suo infatti è anche il famoso “The burg”. Con la notorietà sono subito arrivati anche gli sponsor, così ogni loro concerto adesso è sottolineato da prodotti di ogni tipo e il van della Chrysler utilizzato per gli spostamenti (proprio come nei gloriosi anni &#8216;60 e &#8216;70) è una delle Icone del programma..</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il settore dell&#8217;auto in crisi e la Crysler in primis ringraziano e si congratulano per l&#8217;ottima scelta.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">p.latini@oratorio.biz</span></p>
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