Archive for the ‘TV’ Category

Placement che più Placement non si può

 

Quando la Televisione (che è un mezzo) invece di proporre contenuti, si occupa di se stessa, avviene quel pernicioso fenomeno detto della “ridondanza”, che è anche una spirale involutiva basata sul nulla, dal quale è difficile uscirne con eleganza.. Qui in Italia questo aspetto è talmente comune da aver ormai passato il punto di non ritorno, tanto che per recuperare credibilità, la televisione dovrà passare per un processo (ahimè utopico) di rifondazione. E’ più ragionevole pensare quindi che l’innovazione arriverà da altrove: Web, Mobile TV, Editoria minore ecc. Lo stesso fenomeno però, applicato ad altri ambiti come ad esempio quello pubblicitario, può risultare positivo ed efficiente. Si chiama Co-Marketing e qui da noi è quasi sconosciuto (Benetton e Calfort a parte) ed è una strategia che prevede l’utilizzo di uno spazio pubblicitario (spot, manifesto, pagina ecc.) per la promozione di due o più marchi complementari tra di loro. Questa opportunità si può e deve essere applicata anche al Product Placement. (more…)

Il Curling e le altre Occasioni Perdute

 

Il Product Placement dovrebbe crescere di pari passo con il “Placement Planner”: la figura professionale (consulente o agenzia è indifferente) che studia tutte le occasioni di placement possibili, le segmenta, le valuta, le monitora e le propone ai propri clienti sulla base delle profilazioni, dei budget e dei risultati attesi. Beh, la brutta notizia è che questo non accade perché il Placement Planner, di fatto, in Italia, non esiste. Intendiamoci, la possibilità di panificare interventi su show, serial, film, videoclip e videogiochi sia italiani e stranieri è concreta… solo che viene gestita come un’attività scoordinata per non dire estemporanea, che nella migliore delle ipotesi viene supportata da attività di PR e poco altro. Non esiste una struttura in grado di raccogliere tutte le opzioni di Placement possibili, per poi proporle nella loro globalità, come un vero piano media, integrandole in una pianificazione organica di product placement che utilizzi più “produzioni” ma anche e soprattutto più mezzi. L’altra sera alle Olimpiadi si stavano sfidando le due squadre femminili di Curlling della Svizzera e della Danimarca. (more…)

TV Everywhere Reloaded

 Poco meno di un anno fa su questo blog si dava conto dello stop che Jeff Bewkes, CEO della Warner Bros., aveva dato al suo stesso progetto di “TV Mobile” denominato “TV Everywhere”. Le ragioni principali dell’accantonamento erano la fase parossistica della crisi che in quel momento si stava vivendo (al tempo negli USA le banche fallivano a ripetizione) e la non sufficiente diffusione di tecnologia mobile (telefonini, net-pc, tablet etc).
A distanza di 11 mesi la situazione è piuttosto diversa. A parte qualche nuovo strumento lanciato di recente e molto utile a questo scopo ( iTablet della Apple appunto), il dato più incoraggiante arriva da una ricerca di comScore” aggiornata a dicembre 2009, che registra come, soprattutto le nuove generazioni, fruiscano abitualmente dei video on demand presenti nella rete. Le cifre sono di quelle che non ammettono repliche: 178 milioni di utenti fedeli, che consultano 33 miliardi di video. Di questi, circa un miliardo sono video pubblicitari. Alcuni osservatori ritengono che l’ultimo ostacolo che separa i video on demand dalla conquista semi-monopolistica del mercato siano la standardizzazione dei protocolli e della navigazione. Altri invece, come Matt Wasserlauf fondatore della casa di produzione e distribuzione di video digitali “BBEritiene che questo non sia già più un problema se è vero (come ed è vero) che portali come hulu hanno dichiarato di avere superato la rispettabile soglia di 100 milioni di utenti.
Il vero fattore di successo (o la vera barriera da superare) saranno invece, secondo Matt Wasserlauf, lo studio e l’individuazione di nuovi contenuti, nuovi linguaggi, nuovi tempi e nuove formule di business adatti alla Facebook Generation.
In questo contesto si innesta alla perfezione anche il progetto nel quale Oratorio Posting crede (e sostiene), di produrre web serial multiformat, commissionati da marchi che con questo prodotto intendono veicolare la loro comunicazione (7plot X 7brand). Ora quindi, i tempi sono maturi perchè è maturata una intera generazione… sia di ragazzi che di tecnologia.

JONAS: CIAK SI SUONA


 Da molto tempo i format televisivi dedicati ai teenager sono una commistione (adesso si chiama “crossover”) tra la musica e la commedia leggera, talvolta condita con un po’ di azione, altre volte decorata con buoni sentimenti, più spesso colorata di comicità e umorismo. I primi esempi risalgono agli anni ‘60 quando il serial “The Monkees” (una sorta di cloni dementi dei Beatles) permise alla Band di vendere nel mondo reale più dischi dei veri “Fab Four” che scimmiottavano nei loro telefilm. Negli ‘70 si tentarono altre formule come quella patinata e buonista della “Famiglia Partridge”, ispirata alla vera storia della famiglia Cowllins che qualche anno prima aveva ottenuto un certo successo negli USA. Anche in questo caso la lunga discografia seguita al telefilm (una decina di album pubblicati) aveva ottenuto un non trascurabile successo, tanto che sia nel 2001 che nel 2005 vi furono delle riedizioni. Sempre in quegli anni David Soul, che tutti ricordano per essere “Hutch” in “Starsky & Hutch”, in un episodio si era esibito con la chitarra. Contemporaneamente usciva il suo LP che presto avrebbe raggiunto il primo posto nelle maggiori classifiche mondiali… e non sarà nemmeno l’ultima volta. Negli anni ‘80 è stata la volta del musical “Saranno Famosi”, negli anni ‘90 invece ha dettato legge l’ R&B (Will il Principe di Bell Air su tutti). Negli ultimi dieci anni si sono invece imposti due veri fenomeni di massa come High School Musical (che aggiorna per molti aspetti il vecchio “Saranno Famosi”) e la simpatica Hannah Montana, che si potrebbe dire una specie di Happy Days in formato mp3.

Ma la produzione più interessante tra tutte quelle recenti è forse ”The Jonas”, un serial firmato Disney (come del resto tutti quelli citati degli ultimi 10 anni) che dal 2005 segue la vita di tutti i giorni di tre fratelli che sono anche un’affermata Rock Band. Qui i fattori di successo sono duplici: un’eccellenza musicale (hanno ricevuto nomination ai Grammy e addirittura vinto l’American Music Award) e un’eccellente produzione televisiva con una serie di invenzioni di linguaggio (cinematografico), un ritmo ed uno stile di fotografia che lo rendono di fatto piacevole e sofisticato. Una cura maniacale è data ad esempio al look dei personaggi (questo sta diventando sempre più un tratto dei prodotti Disney) che non a caso hanno come co-protagonista proprio la loro costumista. Poi ci sono grandi possibilità di visibilità per strumenti musicali, arredamento e accessori per la casa (il loro appartamento è un concentrato di design e novità di ogni tipo), prodotti elettronici ed informatici e di fatto ogni prodotto che si profili adatto ai dei ragazzi svegli, eleganti e sicuri di se. A breve cominceranno le riprese per la nuova stagione e le possibilità di ottenere placement per tutti i brand italiani creativi e inediti è davvero buona.

Baskeball Wives

 
In Italia per qualche ragione non se ne è ancora parlato, ma proprio in questi giorni comincia lo shooting di un nuovo reality piuttosto curioso
“Basketball Wives”(in onda dal 15 marzo su VH1). Progettato e prodotto da Shaunie O’Neal (la moglie di Shaquille) prima della loro separazione, non ci ha nemmeno pensato di mandare a monte il suo Show a causa di questa spiacevole vicenda della sua vita privata, l’intraprendente ex più famosa dell’ NBA si è limitata a cambiare qualche dettaglio nelle regole. Così, invece che seguire la vita patinata ed anche un po’ tribolata delle mogli dei professionisti del Basket, si potrà seguire anche il daylife delle fidanzate e delle ex mogli. Nel cast sono accreditate Jennifer Williams (moglie di Eric Williams), Evelyn Lozada (ex-fiamma di Antoine Walker), Mesha O’Neal (moglie di Jermaine O’Neal), Royce Reed, Faith Rain e appunto , Shaunie O’Neal. Guidano macchine lussuose, abitano nelle case più prestigiose, indossano abiti esclusivi e gioielli personalizzati, rappresentano in breve il sogno americano. Sono sempre alla ricerca di novità, tendenze, creatività e qualsiasi altra cosa si possa esibire per prima, al solo scopo di farsi riconoscere come trandsetter…. e molte aziende italiane dovrebbero e potrebbero approfittarne con azioni di product placement,

Trump and the Fabulous world of “Reality”

 
E’ ormai qualche anno che i nuovi Reality hanno cambiato formato e pubblico. In Europa a dire il vero furoreggia ancora qualche titolo palesemente obsoleto, ma la strada segnata dalla nuova generazione di Show porta già altrove. Donald Trump ad esempio, dopo l’enorme successo (anche europeo) di “The apprentice” è felicemente alle prese con un nuovo progetto che partirà con lo shooting entro la fine del mese. Si chiama “ DONALD J. TRUMP’S FABULOUS WORLD OF GOLF” ed è, in pratica, un esclusivo torneo di golf al quale sono chiamati a partecipare attori di Hollywood, cantanti e musicisti, politici, top manager ed imprenditori, sportivi e VIP di varia natura. Con la mentalità tipica degli americani, questi personaggi dovranno competere per la vincita di questo torneo e nel contempo faranno altre due importantissime cose: Business & Beneficienza. Business perché è cosa nota che il campo da Golf negli USA sia più produttivo di qualsiasi consiglio di Amministrazione. C’è da giurare, infatti, che Donald farà di tutto per promuovere partnership tra produttori cinematografici e musicisti ad esempio, o tra atleti e sponsor e così via, stimolando lo scambio di idee tra una buca e l’altra (tutto in diretta e sotto lo sguardo di milioni di persone) Poi vi è l’aspetto socialmente più meritevole e tecnicamente più innovativo che è dato dalla beneficenza. Il chachet dei partecipanti ed il premio in palio infatti, saranno devoluti ai bisognosi. Non siamo ancora alla TV “intelligente” ma di sicuro siamo a quella “interessante”. Ed interessante lo potrebbe anche essere per quale maison italiana a cui piacerebbe vedere indossati i suoi capi, i suoi accessori o magari i suoi gioielli ai personaggi più cool del pianeta. Da oggi, questo è possibile.

 

Le Film Commission


Alle volte anzi spesso, certi luoghi, certe città, certi scenari naturali diventano elementi strutturali dei film. In questo caso è corretto interrogarsi sulle potenzialità di questo fattore in termini di “place placement”. L’italia da questo punto di vista offre una lista quasi interminabile di location suggestive, che infatti Hhollywood sfrutta considerevolmente (è probabile che l’Italia sia il paese estero più utilizzato dagli americani). Le risorse naturali, architettoniche e artistiche italiane sono gestite attraverso le “Film Commission”, che sono enti amministrativi indipendenti di emanazione pubblica. La suddivisione del territorio in Film Commission è in verità piuttosto articolato e, anche se in generale è su base regionale, non mancano le eccezioni (Latina Film Commission, Vicenza Film Commission, Riviera Alpi del Mare ecc.). I compiti delle Film Commission non si limitano però alla sola attrattiva dei cineasti, ma comprendono anche le valutazioni dei progetti di fattibilità (impatto, infrastrutture ecc.) e le eventuali ricadute economiche e sociali (in termini ad esempio di accoglienza turistica, ma soprattutto di opportunità di lavoro per manodopera e artigiani). Il fatto che attualmente non esista ancora un istituto giuridico per la Film Commission, ha pesato non poco sulla sua incompleta presenza nel territorio italiano. Manca ad esempio la Film Commission del Trentino Alto Adige. Ciò significa che sono escluse dai giochi città di enorme fascino come Trento o Bressanone, per non dire delle Dolomiti e del sud Tirolo in generale. Le Film Commission Italiane rappresentano probabilmente il product placement sistematico dal maggior potenziale al mondo e trattandosi di guadagni pubblici è probabile che su questo punto nessun legislatore avrà obiezioni da porre e limiti da tracciare. Solo meriterebbero maggiore attenzione e sostegno a livello quanto meno burocratico e normativo.

Super Bowl 2010


Esiste un modo per esordire nel product placement e testare in pochi giorni quanto sia efficiente: sfruttare il Super Bowl.
Il Super Bowl previsto ai primi di febbraio è quasi sempre l’evento più seguito negli USA e tra i più seguiti nel mondo. Un’occasione che intere schiere di Celebrities (attori, musicisti, trendsetter, VIP, gornalisti e buyer) utilizzano come passerella per consolidare la propria immagine in una cornice che da tempo ha ormai solo sfumati connotati sportivi ed ha invece assunto più stabilmente quelli sociali e di costume. Potrebbe non essere così noto il fatto che tutte queste Star dello ShowBiz, in attesa di apparire davanti al pubblico o alle telecamere si rilassano in una lounge room dentro la quale sono abituati dalla consuetudine a trovare oggetti, accessori, personal gift, gadget elettronici di ultima generazione, abbigliamento, gioielli ed altro ancora. Tutti prodotti molto esclusivi che vengono loro donati affinché li utilizzino proprio per loro apparizioni durante il SuperBowl, durante i tanti reportage televisivi ( E! News Live, Extra Entertainment Tonight, Fox ecc.) e i servizi stampa ( US Weekly, Life& Style, Daily Variety, Enterteinment Weekly, LA Confidential, Hollywood Reporter ecc). Sia quando questi VIP stanno anche solo indossando questi oggetti per prova, sia quando li dovessero utilizzare in pubblico è permesso fotografarli ed utilizzare gli scatti per scopi pubblicitari e di marketing. Un occasione davvero alternativa che i tanti brand interessati a lanciarsi, rilanciarsi o consolidarsi nel mondo in generale e negli U.S.A. in particolare non dovrebbero trascurare. Questa della lounge room infatti è ormai una tradizione consolidata e molto amata dalle Star. Nell’ultima edizione del SuperBowl sono passati da questo special privè personaggi come Winona Rider, Samuel Jackson, Paris Hilton, Eva Longoria, Paula Abdul, Debra Messing, Jason Lee, Patrick Dempsey, Kate Walsh, Teri Hatcher e tanti altri.

 

BORDERMAN

 
Cominciano ad arrivare delle buone idee per il premio “7 produzioni per 7 prodotti” di cui abbiamo trattato un mesetto fa e che forse nella sua versione ufficiale si chiamerà “7 plot per 7 brand”.

E’ bene dire che questo premio non vede un solo vincitore; perché regalare coppe e medaglie non è il suo scopo. Il suo obiettivo infatti è individuare delle buone idee da segnalare ad aziende interessate a pianificare in product placement innovativi. I budget dei web serial sono così contenuti che, di fatto, i brand che investono nel progetto si trasformano in microproduttori e in questa nuova veste potranno gestire e veicolare il loro prodotto/webserial anche secondo proprie specifiche strategie (nel sito aziendale, nella pagina di facebook, su youtube o metacafe, attraverso DVD, videofonini e magari anche vendendo il format a qualche emittente del digitale).

Proprio all’interno di questo scenario il progetto “Borderman” è una sua eccellente interpretazione. Innanzitutto non si tratta nemmeno di una webserial tradizionale, non è cioè una semplice trasposizione sul web di una sit-com, ma si declina in una cosa diversa che viene definita un “multiformat” perché si divide in 5 sezioni tra di loro conseguenti ma che trattano lo stesso tema. Poi, proprio grazie a questa struttura modulare, Borderman si presta particolarmente a iniziative di product placement, tanto da essere stata concepita proprio per questa funzione, naturalmente salvaguardando le peculiarità narrative e l’appetibilità per il pubblico. I più interessati a questo progetto dovrebbero essere le aziende di articoli e abbigliamento sportivo, i brand più casual ed informali della moda, compresi gli accessori, e tutti quei marchi che gravitano a vario titolo attorno alla musica “Indi”. Data l’esiguità dell’investimento, la creatività del progetto e la sua duttilità nella pianificazione, si tratta di un opportunità dal grande potenziale su cui investire con sicurezza.

Golden Globe Celebrities


Manca un mese esatto all’assegnazione dei Golden Globes e ci sono grosse novità.
Per tutti coloro che avessero un’idea vaga di cosa siano, dirò che si tratta di una premiazione molto ambita, dedicata ai film e telefilm made in U.S.A. Uno show immancabile, trasmesso in mondovisione e seguitissimo da tutti i media, che anticipa di un paio di mesi gli Oscar. La differenza sostanziale tra i due riconoscimenti risiede nella giuria, che in questo caso è formata da giornalisti della stampa estera, ma che quasi sempre è in grande sintonia con i “cugini delle statuette”, tanto che i Globes sono unanimemente considerati “l’anticamera degli Oscar”.

La novità è che si sono aperti i giochi per il celebrity seeding e la presenza di brand e logo all’interno dello Show. Le opportunità sono eccellenti perché, diversamente da quanto fatto sino ad ora (ovvero una “blind gift bag” distribuita alle star e alle altre importanti personalità presenti all’evento), la visibilità del prodotto e dei loghi è stata una priorità per gli organizzatori. Con cifre più che ragionevoli un’azienda interessata a comparire abbinata alle più grandi personalità (attori, musicisti, giornalisti, produttori e molti altri trend setter di Hollywood.) ha garanzia di successo. Abbigliamento, accessori e oggetti di design compariranno indossate o esibite dalle star, i marchi campeggeranno nelle conferenze stampa e nelle press hits. Inoltre, nel documento diffuso alle agenzie dal management dell’evento, si precisa anche una seconda e forse più sottile chiave di lettura: la sponsorizzazione di un evento di questo tipo è un generatore di business automatico, nel senso che viene preso a parametro dalla quasi totalità dei buyers, dei consulenti d’immagine, dei personal shopper e delle tante altre figure indispensabili a decretare il successo di un brand.

Tutti coloro che sono interessati possono contattarmi.

Charlie’s Angels Reloaded

 A cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80 (negli U.S.A è andato in onda dal 1976 al 1981), Charlie’s Angels incantava gli spettatori della TV per la sua formula originale, che mescolava il glamour di tre belle ragazze molto “posch”, con il “soft thriller” buono per tutte le età.
Dopo una ventina d’anni il format è stato importato al cinema con due episodi (nel 2000 “Charilie’s Angels” e nel 2003 “Charlie’s Angels: Full Throttle”) che hanno ottenuto dignitosi riscontri, tanto che è già programmato un terzo remake, anche se non ancora entrato in produzione. Il plot è stato poi declinato nel 2003 in versione videogame per diverse consolle (Nintendo, GameCube e PlayStation 2) e addirittura anche per telefonini.
Dall’inizio dell’anno poi si parla di una sua nuova versione in telefilm, un po’ come è già successo di recente con Beverly Hills”, “Merlose Place”, V Visitor” e “Supercar”. Serials questi che non tutti hanno raggiunto l’Italia e quelli che l’hanno raggiunta (90210) con risultati non sempre all’altezza delle aspettative (negli USA invece hanno ottenuto premi e segnalazioni). Le premesse in questo caso sono però un po’ diverse: sceneggiatori e produttori sono tra i migliori, ma soprattutto sono in parte gli stessi di allora. A fare da cerniera con la versione per cinema è Drew Barrymore, che nel serial affianca i produttori Josh Friedman e Leonard Goldberg. Anche se non è ufficiale le riprese dovrebbero cominciare nell’autunno del 2010. Tempistica ideale per quei marchi (moda, accessori, design e motori in primis) che hanno voglia di fare una brand integration longeva e trasversale.

 

Nasce “Undercover” il nuovo serial di J.J. Abrams

 Il primo a parlare del nuovo serial “Undercover”, una ventina di giorni fa, era stato “The Hollywood Reporter”. Solo quattro o cinque righe per dire però una cosa interessante e cioè che J. J. Abrams dirigerà l’episodio pilota di un nuovo concept di telefilm. Fino ad allora gli addetti ai lavori lo chiamavano semplicemente “the Abrams/Reim Project” ma adesso se ne conosce qualche dettaglio in più. E la notizia non è da poco se si considera che prima di questo “J.J”. Aveva diretto cose come “Mission Impossible”e “Star Treck” o ideato nonché prodotto serie di culto come “ Lost” e “Alias” (tanto per dire solo un paio). Anche se nell’articolo non lo dicono, Undercover segue le vicende di una coppia di spie che si intriga come poche altre al mondo. Non si deve però pensare di paragonarlo alle commedy anni ‘80 come “Cuore e Batticuore” o “Remington Steele” (quella che ha lanciato “Pierce Brosnan” per intenderci). Più che altro si deve immaginare un mix tra” Mr. & Mrs. Smith” e “The Bourne Identity”. Proprio ieri si sono aperte le attività di negoziazione per il product placement. Entrare negli episodi piloti dei serials è una delle migliori occasioni che si possono avere per ottenere grande visibilità. Perché in genere sono molto seguiti, perché in genere durano il doppio di una puntata standard e perché quando il serial si afferma, la puntata pilota diventa un “must”. Questo a maggior ragione quando a ideare e dirigere viene chiamato un “Sucessful Producer”

TeleFilmPop o TelePopFilm


- Funny blooper videos are here

Questo interessante intervento della giornalista Stefania Carini pubblicato ieri sul portale “Corriere.it” racconta, forse per la prima volta in modo organico, il rapporto simbiotico che vivono la musica pop ed i serials. Si è detto molto (e spesso) a proposito delle colonne sonore dei film hollywodiani, europei e italiani, molto meno si è parlato di quanto sia determinante la musica e la coreografia nelle produzioni di Bollywood, dove invece non è raro che si vendano più copie dei CD, che biglietti per il film. Quello però che lega i divi della musica al telefilm è qualcosa di più sostanziale. Accade infatti che l’artista interpreti se stesso nella storia (Ally McBeal, Las Vegas, Eli Stone, Dharma e Greg, ecc.) o un personaggio diverso, appositamente integrato nella vicenda della puntata, anche se talvolta parodiando il suo personaggio. In “Will & Grace” questo è accaduto praticamente in ogni stagione, con artisti del calibro di Madonna, Elton John e Janet Jackson ad esempio. In entrambi i casi questo matrimonio, quando è ben gestito, diventa la declinazione quasi accademica della logica del “Win-Win tanto amata dagli americani. Quella cioè dove entrambi traggono profitto dall’accordo senza che vi sia discapito per alcuno, nemmeno per il pubblico. La produzione arricchisce qualitativamente la puntata con una hit o con un personaggio comunque di spessore, spesso anche allargando la sua fetta di pubblico con quella parte di zoccolo duro di fans, che altrimenti non seguirebbero l’episodio (magari riuscendo addirittura a fidelizzarli). L’artista utilizza questo potente strumento per dare visibilità al suo personaggio; per passare la sua musica su di un canale alternativo e ad un pubblico altrimenti non facilmente (od economicamente) raggiungibile e magari si propone persino dignitosamente come attore. E’ utile anche notare come sempre più le produzioni musicali e quelle televisive utilizzino le medesime agenzie di product placement. Questo inevitabilmente conduce a politiche di sinergia, che sono probabilmente destinate a consolidarsi fino al punto di non ritorno. In un futuro prossimo i telefilm, che già ora negli USA chiamano opportunamente TV Show, diverranno in parte commedy, in parte musical, in parte mall. Agli inizi si griderà alla scandalo, ma del resto questo è già successo quando si è passati dal teatro al cinema e poi dal cinema alle televisione e poi dalla televisione alle web serials. Poi ciascuno di questi strumenti espressivi ritroverà i suoi spazi, i suoi linguaggi e la sua linfa. E chi ama scandalizzarsi avrà altri obiettivi da puntare.

Ecco una risorsa per Filmaker indipendenti e Brand intraprendenti

Lancio una proposta: Partecipate al premio      “7 Produzioni per 7 Prodotti”. Per qualche settimana ho lavorato a questo progetto ed ora e arrivato il momento di parlarne. Da anni sono ormai convinto che il Product Placement sia una grande risorsa per le aziende, ma anche per i filmakers. A volte però si è portati a pensare che la sua efficacia sia sempre proporzionale al numero di spettatori, o magari al prestigio degli attori o degli Studios che lo realizzano. Beh, non sempre questo è vero. Le intuizioni di un brand, la sua capacità di cogliere i segnali deboli, di decodificare i valori e di proporre soluzioni, posso anche passare, anzi dovrebbero soprattutto passare, attraverso il sostegno a produzioni emergenti, talentuose, creative, innovative e coraggiose. Ovvero proprio i connotati con i quali quasi tutti i marchi vorrebbero farsi riconoscere. Dall’altra parte esistono (e ne conosco anche personalmente) un quantità esagerata di persone (giovani ma anche no) con buone idee, belle storie, talento e pontenziale inespresso, che potrebbero diventare il loro medium migliore
Per farla breve: invito tutte le aziende la cui vision si concretizza nell’innovazione, nella proposizione e forse anche nella fiducia e nel sostegno al suo pubblico, che in questo caso diventa anche suo partner…( e chi non vorrebbe avere come clienti dei partner)
a segnalarmi il suo interesse a pianificare anche con piccoli bugdet, delle azioni di product placement su produzioni indipendenti ma qualitative.
E per farla ancora più breve: invito i filmaker indipendenti ma anche sceneggiatori e registi, giovani e vecchi, esperti o esordienti a partecipare al concorso con le loro idee.A giorni pubblicherò un sito dove raccogliere le adesioni di entrambi, per il momento i primi e più entusiasti potranno scrivermi su questo blog.

News & Newsletter

Immagino che abbiate notato il banner sulla destra che suggerisce di iscriversi alla Newsletter. E’ una delle quattro novità con la quale ci piace festeggiare il primo anno di attività di “Oratorio Posting”: un blog che riflette e studia il Cinema, la TV e l’Entertainment di Hollywood e Bollywood, dal punto di vista del Product Placement.

Insieme alla Newsletter la seconda novità sono le video-interviste. In agenda sono già prenotati incontri con un sociologo, un cool hunter, il creativo di un bel marchio che utilizza il product placement ed un nostro collega di Los Angeles spesso sul set. La Newsletter avrà una cadenza quindicinale ed il suo scopo è di segnalare i post più interessanti del periodo arricchiti di analisi e commenti. Ovvio che l’intervista invece, servirà a raccogliere i pareri e le informazioni direttamente dalla fonte; da dove cioè il Product Placement nasce e si sviluppa.

Da qualche settimana Oratorio Posting ha anche una finestra su Twitter (anche di questo trovate il bottone sulla destra ben visibile.) La sua funzione è quella di segnalare agli interessati la pubblicazione di un post ed il suo argomento. Tutti quelli che diventeranno nostri “Follower” sapranno in tempo reale quello che sta succedendo dalle nostre parti.

Infine abbiamo pensato di raccogliere in un unico spazio tutti i video che proponiamo nel blog. Per questo su youtube all’indirizzo www.youtube/labretter, trovate ogni video pubblicato e in generale altro materiale utile.

Se intendente seguirci la cosa migliore da fare quindi è iscriversi alla Newsletter e diventare nostri follower su Twitter.