Archive for the ‘Serial TV’ Category

Giorgio De Carlo affronta il Product Placement

 

La settimana scorsa ho incontrato il sociologo Giorgio De Carlo, amministratore delegato di Quaeris, una società di sondaggi e ricerche di mercato con ha una grande esperienza nel mondo dell’entertainment. Vi propongo l’intervista perché il suo punto i vista è interessante. In particolare vi segnalo la sua tesi che l’efficacia del Product Placement si attenga anch’essa alla regola della quantità (ripetizione) e della qualità (pertinenza ed utilità… in due parole placement come scelta artistica.). Questo fatto, assimila quindi lo strumento del Placement a ogni altro mezzo di veicolazione del messaggio. Se questa considerazione vi sembrerà banale, provate a chiedere alle aziende quanto il product placement sia pianificato sulla scorta di analisi quali-quantitative….Interrogato sull’ipotesi e l’utilità di costituire un Osservatorio del Product Placement, progetto lanciato e sostenuto da questo blog, De Carlo lo ritiene uno strumento essenziale non tanto e non solo come fattore di valorizzazione degli investimenti, quanto come veicolo per la diffusione della cultura di prodotto. Fattore quest’ultimo essenziale per fare del pubblico un’utenza informata e consapevole. Anche noi crediamo che questo fattore sia determinante: “Oratorio Posting” è nato proprio dalla convinzione che, potendo usufruire di un mercato preparato ed attento (a punire le promozioni improvvisate o scorrette, ma anche a premiare quelle creative e coerenti), il product placement potrebbe diventare un mezzo ancora più efficiente e fruibile. Questa intervista infine, offre anche uno spunto pratico su uno strumento in effetti poco valorizzato: il colophon. Si tratta della possibilità data ad ogni spettatore di acquisire in autonomia e piena libertà delle informazioni alle quali è interessato. Poco utilizzato ad Hollywood, un po’ più in Europa ed in Italia in particolare, ha visto la sua massima espressione in Korea (si chiama Colophon Voiceover Placement e ne abbiamo parlato poco più di un anno fa). Tecnicamente la presenza nei titoli di coda non è un “product placement” ma una “brand integration”, certamente però entrambe agiscono nel medesimo contesto (lo show) ed in termini di sinergia sono assimilabili ad una pagina pubblicitaria di una casa automobilistica, su di un magazine, nella medesima uscita dove è pubblicato anche uno speciale sulle novità del Salone dell’Auto. Non sempre il colophon è così impegnativo dal punto di vista economico, la sua efficacia invece pare accertata anche secondo l’opinione del sociologo, che afferma di farne un uso anche personale per il recupero delle informazioni di suo interesse.Il video non è perfetto e il montaggio è “spartano”, ma i contenuti credo compensino in abbondanza le sbavature formali.

TV Everywhere Reloaded

 Poco meno di un anno fa su questo blog si dava conto dello stop che Jeff Bewkes, CEO della Warner Bros., aveva dato al suo stesso progetto di “TV Mobile” denominato “TV Everywhere”. Le ragioni principali dell’accantonamento erano la fase parossistica della crisi che in quel momento si stava vivendo (al tempo negli USA le banche fallivano a ripetizione) e la non sufficiente diffusione di tecnologia mobile (telefonini, net-pc, tablet etc).
A distanza di 11 mesi la situazione è piuttosto diversa. A parte qualche nuovo strumento lanciato di recente e molto utile a questo scopo ( iTablet della Apple appunto), il dato più incoraggiante arriva da una ricerca di comScore” aggiornata a dicembre 2009, che registra come, soprattutto le nuove generazioni, fruiscano abitualmente dei video on demand presenti nella rete. Le cifre sono di quelle che non ammettono repliche: 178 milioni di utenti fedeli, che consultano 33 miliardi di video. Di questi, circa un miliardo sono video pubblicitari. Alcuni osservatori ritengono che l’ultimo ostacolo che separa i video on demand dalla conquista semi-monopolistica del mercato siano la standardizzazione dei protocolli e della navigazione. Altri invece, come Matt Wasserlauf fondatore della casa di produzione e distribuzione di video digitali “BBEritiene che questo non sia già più un problema se è vero (come ed è vero) che portali come hulu hanno dichiarato di avere superato la rispettabile soglia di 100 milioni di utenti.
Il vero fattore di successo (o la vera barriera da superare) saranno invece, secondo Matt Wasserlauf, lo studio e l’individuazione di nuovi contenuti, nuovi linguaggi, nuovi tempi e nuove formule di business adatti alla Facebook Generation.
In questo contesto si innesta alla perfezione anche il progetto nel quale Oratorio Posting crede (e sostiene), di produrre web serial multiformat, commissionati da marchi che con questo prodotto intendono veicolare la loro comunicazione (7plot X 7brand). Ora quindi, i tempi sono maturi perchè è maturata una intera generazione… sia di ragazzi che di tecnologia.

JONAS: CIAK SI SUONA


 Da molto tempo i format televisivi dedicati ai teenager sono una commistione (adesso si chiama “crossover”) tra la musica e la commedia leggera, talvolta condita con un po’ di azione, altre volte decorata con buoni sentimenti, più spesso colorata di comicità e umorismo. I primi esempi risalgono agli anni ‘60 quando il serial “The Monkees” (una sorta di cloni dementi dei Beatles) permise alla Band di vendere nel mondo reale più dischi dei veri “Fab Four” che scimmiottavano nei loro telefilm. Negli ‘70 si tentarono altre formule come quella patinata e buonista della “Famiglia Partridge”, ispirata alla vera storia della famiglia Cowllins che qualche anno prima aveva ottenuto un certo successo negli USA. Anche in questo caso la lunga discografia seguita al telefilm (una decina di album pubblicati) aveva ottenuto un non trascurabile successo, tanto che sia nel 2001 che nel 2005 vi furono delle riedizioni. Sempre in quegli anni David Soul, che tutti ricordano per essere “Hutch” in “Starsky & Hutch”, in un episodio si era esibito con la chitarra. Contemporaneamente usciva il suo LP che presto avrebbe raggiunto il primo posto nelle maggiori classifiche mondiali… e non sarà nemmeno l’ultima volta. Negli anni ‘80 è stata la volta del musical “Saranno Famosi”, negli anni ‘90 invece ha dettato legge l’ R&B (Will il Principe di Bell Air su tutti). Negli ultimi dieci anni si sono invece imposti due veri fenomeni di massa come High School Musical (che aggiorna per molti aspetti il vecchio “Saranno Famosi”) e la simpatica Hannah Montana, che si potrebbe dire una specie di Happy Days in formato mp3.

Ma la produzione più interessante tra tutte quelle recenti è forse ”The Jonas”, un serial firmato Disney (come del resto tutti quelli citati degli ultimi 10 anni) che dal 2005 segue la vita di tutti i giorni di tre fratelli che sono anche un’affermata Rock Band. Qui i fattori di successo sono duplici: un’eccellenza musicale (hanno ricevuto nomination ai Grammy e addirittura vinto l’American Music Award) e un’eccellente produzione televisiva con una serie di invenzioni di linguaggio (cinematografico), un ritmo ed uno stile di fotografia che lo rendono di fatto piacevole e sofisticato. Una cura maniacale è data ad esempio al look dei personaggi (questo sta diventando sempre più un tratto dei prodotti Disney) che non a caso hanno come co-protagonista proprio la loro costumista. Poi ci sono grandi possibilità di visibilità per strumenti musicali, arredamento e accessori per la casa (il loro appartamento è un concentrato di design e novità di ogni tipo), prodotti elettronici ed informatici e di fatto ogni prodotto che si profili adatto ai dei ragazzi svegli, eleganti e sicuri di se. A breve cominceranno le riprese per la nuova stagione e le possibilità di ottenere placement per tutti i brand italiani creativi e inediti è davvero buona.

Il Web a Tavola

                                                         
 Se c’è un format ben sviluppato nel mondo dell’entertainment televisivo quello è di sicuro l’enogastronomico. Esiste il serial presentato dal cuoco internazionale emergente e creativo (Jamie Oliver); la rubrica fissa nei grandi contenitori del week end condotti da cuochi, somellier e critici prestigiosi (Vissani, Luca Maroni ecc.), i programmi semiprofessionali e di approfondimento (New Work di Laura Ravaioli) e quelli dedicati ha chi ha poco tempo ma tanta passione (Nigella Express)Anche alla radio ci si occupa volentieri di enograstromia e di enoturismo con programmi dedicati (Decanter) o con appuntamenti settimanali spesso finalizzati a proposte per il week end e ai momenti conviviali. Il web poi è addirittura inflazionato di siti tematici che raccontano l’arte della buona tavola, così come i portali video accolgono grandi quantità di canali con corsi di cucina e degustazione, più o meno fruibili e qualitativi. Per ragioni diverse, nessuno di questi però ha approcciato il product placement. Le produzioni professionali probabilmente perché questo avrebbe potuto essere letto come un conflitto di interessi, le produzioni minori ed indipendenti invece, a causa della prevedibile scarsa attrattività nei confronti delle aziende potenzialmente interessate. Su questa base, il progetto “Padelle a 5 Stelle”, candidato al concorso “7 plot per 7 brand” presenta un fattore di novità, proprio perché concepito su misura per il product placement e su misura per il web. Immaginiamo una sorta di video on demand, suddiviso per tematiche, di breve durata e facilmente fruibile da chiunque attraverso il web. Il set potrà indifferentemente essere una location reale o un set allestito alla bisogna e le declinazioni di placement spaziano dall’arredamento, alle stoviglie, dai prodotti gastronomici a quelli enologici.

Trump and the Fabulous world of “Reality”

 
E’ ormai qualche anno che i nuovi Reality hanno cambiato formato e pubblico. In Europa a dire il vero furoreggia ancora qualche titolo palesemente obsoleto, ma la strada segnata dalla nuova generazione di Show porta già altrove. Donald Trump ad esempio, dopo l’enorme successo (anche europeo) di “The apprentice” è felicemente alle prese con un nuovo progetto che partirà con lo shooting entro la fine del mese. Si chiama “ DONALD J. TRUMP’S FABULOUS WORLD OF GOLF” ed è, in pratica, un esclusivo torneo di golf al quale sono chiamati a partecipare attori di Hollywood, cantanti e musicisti, politici, top manager ed imprenditori, sportivi e VIP di varia natura. Con la mentalità tipica degli americani, questi personaggi dovranno competere per la vincita di questo torneo e nel contempo faranno altre due importantissime cose: Business & Beneficienza. Business perché è cosa nota che il campo da Golf negli USA sia più produttivo di qualsiasi consiglio di Amministrazione. C’è da giurare, infatti, che Donald farà di tutto per promuovere partnership tra produttori cinematografici e musicisti ad esempio, o tra atleti e sponsor e così via, stimolando lo scambio di idee tra una buca e l’altra (tutto in diretta e sotto lo sguardo di milioni di persone) Poi vi è l’aspetto socialmente più meritevole e tecnicamente più innovativo che è dato dalla beneficenza. Il chachet dei partecipanti ed il premio in palio infatti, saranno devoluti ai bisognosi. Non siamo ancora alla TV “intelligente” ma di sicuro siamo a quella “interessante”. Ed interessante lo potrebbe anche essere per quale maison italiana a cui piacerebbe vedere indossati i suoi capi, i suoi accessori o magari i suoi gioielli ai personaggi più cool del pianeta. Da oggi, questo è possibile.

 

BORDERMAN

 
Cominciano ad arrivare delle buone idee per il premio “7 produzioni per 7 prodotti” di cui abbiamo trattato un mesetto fa e che forse nella sua versione ufficiale si chiamerà “7 plot per 7 brand”.

E’ bene dire che questo premio non vede un solo vincitore; perché regalare coppe e medaglie non è il suo scopo. Il suo obiettivo infatti è individuare delle buone idee da segnalare ad aziende interessate a pianificare in product placement innovativi. I budget dei web serial sono così contenuti che, di fatto, i brand che investono nel progetto si trasformano in microproduttori e in questa nuova veste potranno gestire e veicolare il loro prodotto/webserial anche secondo proprie specifiche strategie (nel sito aziendale, nella pagina di facebook, su youtube o metacafe, attraverso DVD, videofonini e magari anche vendendo il format a qualche emittente del digitale).

Proprio all’interno di questo scenario il progetto “Borderman” è una sua eccellente interpretazione. Innanzitutto non si tratta nemmeno di una webserial tradizionale, non è cioè una semplice trasposizione sul web di una sit-com, ma si declina in una cosa diversa che viene definita un “multiformat” perché si divide in 5 sezioni tra di loro conseguenti ma che trattano lo stesso tema. Poi, proprio grazie a questa struttura modulare, Borderman si presta particolarmente a iniziative di product placement, tanto da essere stata concepita proprio per questa funzione, naturalmente salvaguardando le peculiarità narrative e l’appetibilità per il pubblico. I più interessati a questo progetto dovrebbero essere le aziende di articoli e abbigliamento sportivo, i brand più casual ed informali della moda, compresi gli accessori, e tutti quei marchi che gravitano a vario titolo attorno alla musica “Indi”. Data l’esiguità dell’investimento, la creatività del progetto e la sua duttilità nella pianificazione, si tratta di un opportunità dal grande potenziale su cui investire con sicurezza.

Charlie’s Angels Reloaded

 A cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80 (negli U.S.A è andato in onda dal 1976 al 1981), Charlie’s Angels incantava gli spettatori della TV per la sua formula originale, che mescolava il glamour di tre belle ragazze molto “posch”, con il “soft thriller” buono per tutte le età.
Dopo una ventina d’anni il format è stato importato al cinema con due episodi (nel 2000 “Charilie’s Angels” e nel 2003 “Charlie’s Angels: Full Throttle”) che hanno ottenuto dignitosi riscontri, tanto che è già programmato un terzo remake, anche se non ancora entrato in produzione. Il plot è stato poi declinato nel 2003 in versione videogame per diverse consolle (Nintendo, GameCube e PlayStation 2) e addirittura anche per telefonini.
Dall’inizio dell’anno poi si parla di una sua nuova versione in telefilm, un po’ come è già successo di recente con Beverly Hills”, “Merlose Place”, V Visitor” e “Supercar”. Serials questi che non tutti hanno raggiunto l’Italia e quelli che l’hanno raggiunta (90210) con risultati non sempre all’altezza delle aspettative (negli USA invece hanno ottenuto premi e segnalazioni). Le premesse in questo caso sono però un po’ diverse: sceneggiatori e produttori sono tra i migliori, ma soprattutto sono in parte gli stessi di allora. A fare da cerniera con la versione per cinema è Drew Barrymore, che nel serial affianca i produttori Josh Friedman e Leonard Goldberg. Anche se non è ufficiale le riprese dovrebbero cominciare nell’autunno del 2010. Tempistica ideale per quei marchi (moda, accessori, design e motori in primis) che hanno voglia di fare una brand integration longeva e trasversale.

 

Nasce “Undercover” il nuovo serial di J.J. Abrams

 Il primo a parlare del nuovo serial “Undercover”, una ventina di giorni fa, era stato “The Hollywood Reporter”. Solo quattro o cinque righe per dire però una cosa interessante e cioè che J. J. Abrams dirigerà l’episodio pilota di un nuovo concept di telefilm. Fino ad allora gli addetti ai lavori lo chiamavano semplicemente “the Abrams/Reim Project” ma adesso se ne conosce qualche dettaglio in più. E la notizia non è da poco se si considera che prima di questo “J.J”. Aveva diretto cose come “Mission Impossible”e “Star Treck” o ideato nonché prodotto serie di culto come “ Lost” e “Alias” (tanto per dire solo un paio). Anche se nell’articolo non lo dicono, Undercover segue le vicende di una coppia di spie che si intriga come poche altre al mondo. Non si deve però pensare di paragonarlo alle commedy anni ‘80 come “Cuore e Batticuore” o “Remington Steele” (quella che ha lanciato “Pierce Brosnan” per intenderci). Più che altro si deve immaginare un mix tra” Mr. & Mrs. Smith” e “The Bourne Identity”. Proprio ieri si sono aperte le attività di negoziazione per il product placement. Entrare negli episodi piloti dei serials è una delle migliori occasioni che si possono avere per ottenere grande visibilità. Perché in genere sono molto seguiti, perché in genere durano il doppio di una puntata standard e perché quando il serial si afferma, la puntata pilota diventa un “must”. Questo a maggior ragione quando a ideare e dirigere viene chiamato un “Sucessful Producer”

TeleFilmPop o TelePopFilm


- Funny blooper videos are here

Questo interessante intervento della giornalista Stefania Carini pubblicato ieri sul portale “Corriere.it” racconta, forse per la prima volta in modo organico, il rapporto simbiotico che vivono la musica pop ed i serials. Si è detto molto (e spesso) a proposito delle colonne sonore dei film hollywodiani, europei e italiani, molto meno si è parlato di quanto sia determinante la musica e la coreografia nelle produzioni di Bollywood, dove invece non è raro che si vendano più copie dei CD, che biglietti per il film. Quello però che lega i divi della musica al telefilm è qualcosa di più sostanziale. Accade infatti che l’artista interpreti se stesso nella storia (Ally McBeal, Las Vegas, Eli Stone, Dharma e Greg, ecc.) o un personaggio diverso, appositamente integrato nella vicenda della puntata, anche se talvolta parodiando il suo personaggio. In “Will & Grace” questo è accaduto praticamente in ogni stagione, con artisti del calibro di Madonna, Elton John e Janet Jackson ad esempio. In entrambi i casi questo matrimonio, quando è ben gestito, diventa la declinazione quasi accademica della logica del “Win-Win tanto amata dagli americani. Quella cioè dove entrambi traggono profitto dall’accordo senza che vi sia discapito per alcuno, nemmeno per il pubblico. La produzione arricchisce qualitativamente la puntata con una hit o con un personaggio comunque di spessore, spesso anche allargando la sua fetta di pubblico con quella parte di zoccolo duro di fans, che altrimenti non seguirebbero l’episodio (magari riuscendo addirittura a fidelizzarli). L’artista utilizza questo potente strumento per dare visibilità al suo personaggio; per passare la sua musica su di un canale alternativo e ad un pubblico altrimenti non facilmente (od economicamente) raggiungibile e magari si propone persino dignitosamente come attore. E’ utile anche notare come sempre più le produzioni musicali e quelle televisive utilizzino le medesime agenzie di product placement. Questo inevitabilmente conduce a politiche di sinergia, che sono probabilmente destinate a consolidarsi fino al punto di non ritorno. In un futuro prossimo i telefilm, che già ora negli USA chiamano opportunamente TV Show, diverranno in parte commedy, in parte musical, in parte mall. Agli inizi si griderà alla scandalo, ma del resto questo è già successo quando si è passati dal teatro al cinema e poi dal cinema alle televisione e poi dalla televisione alle web serials. Poi ciascuno di questi strumenti espressivi ritroverà i suoi spazi, i suoi linguaggi e la sua linfa. E chi ama scandalizzarsi avrà altri obiettivi da puntare.

BETTER OFF TED… OF COURSE

 Siccome adesso se ne parla, sapendo di cosa si stia parlando, questo è forse il momento per parlarne. Better off Ted è una situation commedy surreale, cinica, divertente e con un linguaggio rapido quanto efficace. E’ un serial nato con poca convinzione a marzo di quest’anno, che accende una luce (stroboscopica) sul mondo delle multinazionali dedite alla ricerca e alla sperimentazione. Se fosse stato un progetto serio avrebbe chiuso dopo la puntata pilota. Questo invece fa ridere (anche se ci sarebbe da piangere) ma in più è anche intelligente e sofisticato e per questo concluderà in gloria la prima stagione, nel mentre si sta già registrando la seconda… ed è proprio di questa che dovremmo occuparci. Qualche mese fa ho fatto un po’ di fatica per proporre il prodotto alle fashion company del made in Italy. Non era chiaro quale fosse il target di questa produzione e nemmeno dove e come sarebbe stata distribuita. In Italia ad esempio è su Fox, ma non mi stupirei di vederla presto sul digitale o addirittura su Rai 2 (che spesso battaglia con Fox per aggiudicarsi i progetti più carini). Ora, oltre ad essere chiaro il segmento che copre Better Off Ted è anche visibile quanto elegante e raffinata sia Portia de Rossi e più in generale quanto ben curato siano il set, gli allestimenti, gli accessori e anche la fotografia. Un eccellente opportunità per molte case di moda e di design, considerato anche il fatto che la produzione si è dichiarata felice di accogliere qualche valida proposta dei nostri apprezzati creativi.

Cougar Town, Courtney Cox, Dave Letterman ed il Product Placement

 

A settembre sulla ABC hanno trasmesso la puntata pilota di “Cougar Town”, il nuovo serial sul quale ha scommesso per il suo rilancio Courtney Cox. E’ andata bene, più di 11 milioni di spettatori, così la rete ha deciso di cominciare a produrre qualche episodio, che ha confermato il gradimento. Dall’8 ottobre Cougar Town è quindi ufficialmente una serie che viene trasmessa il giovedì sera alle 9.30. Il plot ruota attorno a questa generazione di donne quarantenni intraprendenti, intelligenti, vincenti, eleganti, fisicamente integre, spesso divorziate e quasi sempre single, che cercano l ‘amore ed il partner guardando a uomini molto più giovani di loro (diciamo in un range tra i 20 ed i 30 anni massimo). Lei è brava, la costruzione della sceneggiatura credibile, così per consolidare il successo la produzione è riuscita a procurare alla bella Courtney un’ospitata al Letterman Show. Niente di più efficiente per celebrare un successo e/o rilanciarlo ovviamente. I verbal mention si sono sprecati e al simpatico Dave (ormai molto più accondiscendente che provocatorio) è piaciuto parecchio entrare e rimestare nei meandri di questa generazione che ha come capostipite Sex and the City.

Così adesso tutti noi abbiamo uno strumento in più che ci potrà essere utile a raccontare il nostro prodotto. Moda e accessori prima di tutto, ma anche elettrodomestici, complementi…..Ci sono ancora da girare circa 12 puntate di questa prima stagione e pare che un’azienda italiana di calzature sia già entrata per una serie di ottimi placement, ma al momento non posso dire di più. Per tutti gli altri brands invece ne possiamo parlare… ma conviene non perdere tempo.

 

HULU… per chi non lo conosce

 Anche se funziona solo negli Stati Uniti (per il momento), dopo appena due anni dalla nascita è il portale video più visto dopo youtube (per il momento), con i suoi 38 milioni di visitatori. Ma Hulu non funziona come youtube, si potrebbe dire che è di un’altra generazione, perché il suo servizio si accorda con l’etica della rete nella più profonda, distintiva e sentita delle sue tematiche (quello della condivisione e della personalizzazione), ma riesce anche a dare soddisfazione alle major company e ai loro più importanti obiettivi (soldi, guadagno, profitti). Come funziona è presto detto: Hulu ha un accordo con le più importanti broadcast americane (NBC, FOX, E’, Commedy Central ecc) e con le più importanti case di produzione (Universal, 20th Century, MGM ecc.) per la distribuzione dei loro prodotti. E’ sufficiente scegliere il telefilm, lo Show (spesso trasmesso anche in diretta) o il film che si preferisce e quindi lo si scarica. Ma la cosa veramente strepitosa che mi fa considerare questo progetto il più innovativo del suo genere, risiede nel fatto che una volta scaricato il video, questo può essere modificato a piacimento e quindi reintrodotto nel circuito.

Spesso i media planner ed i product placer adottano convenzionalmente i 7 anni di vita per i film e circa altrettanti per i telefilm, ma in considerazione del processo di rivitalizzazione che alcuni di questi (diciamo pure anche molti di questi) subiscono ad opera degli utenti, immagino che il ciclo di vita di un prodotto così modificato, potenzialmente anche più di una volta, possa forse quasi raddoppiare. Negli anni scorsi qualcosa di analogo si è visto anche in Italia con il doppiaggio in dialetti regionali di interi episodi di Happy Days, o brani più o meno lunghi di noti film (Ufficiale Gentiluomo, Rambo ecc.). Hulu parte dallo stesso principio sviluppandolo in modo esponenziale e regalando nuova vita, talvolta anche più creativa ed attrattiva, a molti prodotti del cinema. In qualche caso i product placement sono stati anche presi di mira, con il risultato quasi sempre positivo di regalare verbal mention e notorietà aggiuntiva al brand, nonostante non fosse sempre questo l’intento del “manipolatore”.

Dyson & Jane


Per un paio di stagioni (dal 2006 al 2007) una sit-com canadese si è distinta per un uso importante di product placement. The Jane Show seguiva la vita di un’aspirante scrittrice che, molto pragmaticamente, aveva accettato un lavoro in una grossa azienda in attesa di trovare un editore per le sue storie. Realizzato con budget modesti, recitato bene, sceneggiato benino, non è però riuscito a dare continuità al suo progetto. Ed è un peccato perché invece il matrimonio con certi brand sembrava idilliaco. In particolare segnalo quello con Dyson , il noto marchio di aspirapolveri che per primo ha presentato modelli senza sacco e senza il filtro dell’acqua e diverse altre tecnologie e soluzioni innovative. Nel corso delle due stagioni la sua presenza era pressoché costante, con diversi “verbal mention”, “hands on” quasi costanti e gestiti con ironia ed equilibrio. Parte del merito di questo riuscito inserimento è attribuibile all’agenzia di Placement canadese che ha curato gli interessi del cliente. Nello stesso periodo infatti i modelli più significativi sono entrati anche in altri programmi autorevoli dedicati alla comparazione degli acquisti come “The shopping bags” e “Dotto Tech”. Una pianificazione media che si declinava solo attraverso il Product Placement, scelto da una delle più innovative aziende al mondo per inserirsi in un mercato importante ed evoluto come quello canadese. Difficilmente ora, anche se sono trascorsi solo due anni, si potrebbe ripetere l’esperimento senza incorrere nel rischio di una fastidiosa iper-esposizione sicuramente biasimata da un pubblico attento. Esiste però uno spazio dove tutto è ancora possibile, dove la libertà di azione che prima aveva il distretto cinematografico canadese (non vincolato a quello USA) è ancora più ampio in termini di sperimentazione e di apertura mentale: si chiamano web serial, sono meravigliose ed il meglio deve ancora arrivare.

Adesso si parla di People Placement

 

 Tutto è partito da un articolo del New York Time della settimana scorsa. Anzi no, tutto è partito da una soap prodotta a New York in lingua spagnola per la grande comunità latino-americana e che si chiama “Más Sabe el Diablo” (“The Devil Knows Best”, in inglese).

Iniziata a maggio sta avendo un seguito anche maggiore del previsto, probabilmente perché racconta della dura vita dei bassifondi metropolitani dove è radicata la comunità di Perla Béltran, una giovane ragazza vedova dalla prima puntata, che per uscire dalla sua difficile condizione punta tutto sul suo nuovo lavoro per l’ufficio del censimento. Con la scusa di visitare le case del suo quartiere, le storie si intrecciano disegnando un ritratto cupo e violento che è un po’ il mood più seguito del momento. Ma il vero personaggio del serial, se ne sono accorti tutti, è proprio il “The United States Census Bereau” che è un ufficio realmente esistente e proprio entro il 2010 terminerà il suo nuovo censimento. Pare che il product placement non sia stato concordato ma è certo che quelli del Censimento ne siano entusiasti. Il portavoce dell’ufficio, Patricia Gaitan, ha definito questo product placement un veicolo perfetto per la promozione del loro servizio (che spesso è visto con sospetto) e coinvolge talmente tanti uffici e persone che ha deciso di definirlo “people placement. Due giorni fa però, un blogger professionista, “Wayne Friedman” si è posto alcune lecite domande: Cosa sarebbe successo se i “Friends” invece che ritrovarsi al Central Perk (inesistente) avessero passato il tempo dentro ad uno Starbuck? E quanto rumore avrebbe fatto se Ugly Betty avesse lavorato a Vogue invece che al Mods?… l’elenco continua ma probabilmente quello delle citazioni reali è ancora più lungo: Lo Smithsonian per Bones, la Fex Ex per Cast Away, Cats per Harry ti Presento Sally o il Magnolia Bekery di Sex and the City… Non è facile distinguere il product placement pianificato da quello liberamente scelto, perché questa è la natura della Televisione e del Cinema, ma questa è anche, soprattutto, la vera forza del Product Placement

Corner Gas

 

Esiste un’altra Hollywood nel nord America, si trova in Canada a Vancouver. Lì hanno girato serie cult come X Files e anche colossal recenti come quel “2012” che tra un paio di mesi sarà nelle sale di tutto il mondo. Una volta le produzioni sceglievano il Canada per spendere meno, ma da qualche tempo gli Studios di Vancouver hanno acquisito autorità e professionalità così forti da suggerire loro di agire in autonomia ed i risultati sono più che validi. In particolare la sit-com “Corner Gas”, che dalla settimana prossima comincerà a girare la sesta ed ultima stagione, ha dato fama, soldi e spettatori ad uno sperduto angolo del Saskatchewan dove la sit è ambientata. L’impatto su questo territorio è stato talmente forte che il 13 aprile 2009 è stato dichiarato in tutto lo stato il “Corner Gas Day. Ovviamente la distribuzione ha interessato tutto il Canada, gli Stati Uniti e qualche Paese europeo. In Italia non mi pare sia mai arrivato ed è un peccato perché quello che succede dentro una stazione di benzina in mano a tre fenomeni dell’antropologia ha già divertito per anni milioni di persone. Anche dal punto di vista commerciale Corner Gas si è mosso bene, i product placement sono stati intelligenti e prestigiosi. Non vincolati da rigidi protocolli invece più presenti a Hollywood, gli sceneggiatori hanno interagito nel limite del possibile col marketing. E i risultati sono stati diversi verbal mention e situazioni surreali o divertenti, dove venivano coinvolti marchi e prodotti tanto da farli assurgere a personaggi della storia. Ci resta ancora una stagione di Corner Gas, ma anche diverse altre produzioni canadesi che si fanno rispettare in USA e buona parte d’Europa.