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	<title>Oratorio Posting &#187; product placement</title>
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		<title>Cine Forum</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 21:18:48 +0000</pubDate>
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Non so bene ome si muovano i ragazzi del Cineforum Labirinto, ma a partire dal loro blog si può fare un ragionamento sul mondo, discreto ma molto attivo, dei Cineforum. Una nicchia  con piccoli numeri, questo è vero, che però è quasi sempre e costituito da pionieri, sperimentatori, intellettuali, trend setter e tutta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2272" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="Cineforum" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/11/Cineforum-300x200.jpg" alt="Cineforum" width="300" height="200" /></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #000000;">Non so bene ome si muovano i ragazzi del <a href="http://cineforumlabirinto.wordpress.com/">Cineforum Labirinto</a>, ma a partire dal loro blog si può fare un ragionamento sul mondo, discreto ma m</span><span style="color: #000000;">olto attivo, dei Cineforum. Una nicchia  con piccoli numeri, questo è vero, che però è quasi sempre e costituito da pionieri, sperimentatori, intellettuali, trend setter e tutta un&#8217;altra serie di figure molto interessanti per il mondo del cinema, della comunicazione e del marketing. <strong>Il loro approccio ai film ad esempio è tutt&#8217;altro che passivo</strong><em> (come invece accade normalmente nelle sale e anche nei salotti davanti alla TV)</em>. Dopo la proiezione ci si ferma a parlare e quando possibile anche ad incontrare gli autori. Spesso le locandine sono tematiche e/o filologiche. Insomma si pratica la nobile arte della critica e della recensione a vantaggio proprio e altrui. E&#8217; solo in queste sale, spesso piccole e defilate, che è possibile ammirare piccoli e grandi gioielli cinematografici indipendenti, lungometraggi da ogni dove e grandi classici introvabili. Ci sono interi settori dell&#8217;entertainment che vivono di questi circuiti e, si badi bene,  parliamo di artisti e pensatori di alto profilo. <strong>Gente però che non disdegna affatto le sponsorizzazioni di  privati ed il product placement</strong>, se questi servono a finanziare i loro progetti <em>(visto che i finanziamenti pubblici vanno sempre agli stessi  inetti raccomandati e lottizzati</em>). Anche personalmente ricevo pressoché settimanalmente richieste da parte di produttori e registi indipendenti che mi chiedono di affiancarli nei loro progetti. Talvolta la cosa è possibile, altre no, ma quando ci riesco, la soddisfazione di lavorare con queste persone e il riscontro di un pubblico che fa ancora utilizzo delle facoltà cognitive è davvero massima. Lo stesso ritorno lo registro anche dagli “sponsor”.</span></p>
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		<title>Rolex e l&#8217;espansione del Product Placement</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 14:06:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Rolex Mentor and Progétegé Arts Initiative è un evento dalla formula interessante. Una trentina tra i grandi intellettuali del pianeta, affiancano altrettanti giovani emergenti per portare a termine, patrocinandolo, un loro progetto. La cornice della finale (dove sono rimasti solo in 6) è quella del bellissimo Lincoln Center di New York. Tutto bene si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2265" title="Rolex" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/11/Rolex-300x168.png" alt="Rolex" width="300" height="168" />Il <a href="http://www.rolexmentorprotege.com/en/index.jsp">Rolex Mentor and Progétegé Arts Initiative</a></strong> è un evento dalla formula interessante. Una trentina tra i grandi intellettuali del pianeta, affiancano altrettanti giovani emergenti per portare a termine, patrocinandolo, un loro progetto. La cornice della finale <em>(dove sono rimasti solo in 6)</em> è quella del bellissimo <strong><a href="http://new.lincolncenter.org/live/">Lincoln Center di New York</a></strong>. Tutto bene si dirà, una delle tante iniziative di sponsorship della Rolex che è sempre presente nei luoghi più esclusivi, siano essi ippodromi, campi di regata, campi da golf, autodromi ecc. Il punto è che oramai sono si tratta più di sponsorizzazioni ma di product placement  nella sua accezione più ampia. Fino ad una quindicina di anni fa, in effetti, sarebbe stato corretto definire il Rolex Mentor un&#8217;attività di PR legata al patrocinio artistico. Questo perché il Product Placement stava muovendo solo allora i primi seri passi. Ma da allora la sua zona di influenza è stata veloce e pervasiva. Ha cominciato con il cinema, quasi subito si è introdotto nella televisione, poi nei videoclip, negli show, nella vita privata dei V.I.P <em>(Celebrity Seeding)</em>, nel web e naturalmente anche nei grandi eventi. Ed è proprio questo il punto, quello che conta qui non è il ruolo di Mentore che giustamente Rolex Rivendica, non è nemmeno in discussione che patrocini e sponsorizzazioni non siano la stessa cosa del product placement. Quello che appare chiaro da questo caso è che tutta l&#8217;operazione è stata gestita proprio come fosse un&#8217;iniziativa di product placement. Tanto nella pubblicità quando nel suo decorso, in questo bel progetto si possono registrare Verbal Metion, Dress  On, Celebrity Seeding e Set dressing a volontà. Ovvero i tipici strumenti del Placement, che a questo punto va interpretato nella sua quasi sconfinata dimensione orizzontale e verticale.</p>
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		<title>L&#8217;enigma dell&#8217;Estinzione delle Felpe Logate</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 09:22:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per almeno una sessantina d&#8217;anni hanno furoreggiato le (belle, comode) felpe colorate con enormi loghi davanti o dietro. In genere si trattava di blasoni di college americani prestigiosi e più di recente (ultimi 25, 30 anni) anche di brand di case di moda molto casual (Diesel, Replay, Baci e Abbracci, Franklin &#38; Marshall ecc.). Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="alignleft size-full wp-image-2258" title="Jumper" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/11/Jumper.jpg" alt="Jumper" width="199" height="254" /><span style="color: #000000;">Per almeno una sessantina d&#8217;anni hanno furoreggiato le <em>(belle, comode)</em> felpe colorate con enormi loghi davanti o dietro. In genere si trattava di blasoni di college americani prestigiosi e più di recente <em>(ultimi 25, 30 anni)</em> anche di brand di case di moda molto casual <em>(Diesel, Replay, Baci e Abbracci, Franklin &amp; Marshall ecc.)</em>. Un caso davvero atipico nel ipercinetico pianeta della moda, dove in genere si cambia rotta ogni tre mesi.  Infatti  per apprezzare una svolta nell&#8217;amatissimo jumper ci è voluto più di mezzo secolo. Ora però <strong>i grandi loghi che connotavano con civetteria questi capi sono spariti </strong>o si sono molto ridimensionati. Quasi mai  questo cambiamento però è dovuto ad un&#8217;evoluzione della moda o ad un cambio di strategia del brand. <strong>La ragione di questa svolta è invece da imputarsi al product placement</strong>. Uno strumento che da qualche anno è integrato a pieno titolo nei media plan di tutte le case produttrici di abbigliamento, accessori, design, automotive, elettronica ecc.ecc. Nessun produttore o regista, infatti, accoglierebbe mai un placement come scelta artistica <em>(i più preziosi ed anche i più economici)</em> se il prodotto fosse troppo sfacciatamente pubblicitario e in realtà la situazione non cambia molto nemmeno in caso di contingency placement, a parte qualche imbarazzante caso italiano come ad esempio la smart elettrica in &#8220;don Matteo&#8221;. In questo processo adattativo non si è tenuto conto delle richieste del mercato. <em>“Poco male”</em>, hanno pensato le aziende, le perdite di vendita causate dagli scontenti saranno ampiamente compensate dai nuovi entusiasti catturati dal placement.</span></p>
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		<title>Douglas Coupland ai confini della letteratura</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 08:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;anno in cui Douglas Coupland scriveva il suo libro manifesto “Generazione X”, qualche centinaio di chilometri più a sud si fondava la Placement and Marketing Association of America. Credo che ora sia confluita nell&#8216;American Marketing Association. Sei anni più tardi Coupland usciva nelle librerie con “Girfriend in a Coma” (Fidanza in coma – Feltrinelli – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2251" title="Coupland" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/11/Coupland-300x169.png" alt="Coupland" width="300" height="169" />Nell&#8217;anno in cui <strong><a href="http://www.coupland.com/">Douglas Coupland </a></strong>scriveva il suo libro manifesto “Generazione X”, qualche centinaio di chilometri più a sud si fondava la Placement and Marketing Association of America. Credo che ora sia confluita nell<strong><a href="http://www.ama-pdx.org/">&#8216;American Marketing Association</a></strong>. Sei anni più tardi Coupland usciva nelle librerie con “<strong>Girfriend in a Coma</strong>” (Fidanza in coma – Feltrinelli – introvabile&#8230; presente però nelle biblioteche), che oltre ad essere un fantastico libro che omaggia la più significativa britpop band degli ultimi 30 anni (Gli Smiths) è probabilmente l&#8217;opera più ardita quanto a citazioni. Ci sono brani interi di lyrics degli Smiths,  ma anche una sterminata sequela di marchi di ogni tipo. Intendiamoci, qui non si mette in dubbio la qualità dell&#8217;opera e nemmeno il fatto che che i placement siano una pura scelta artistica. Anzi, trattandosi di un racconto che copre una ventina d&#8217;anni, soprattutto nelle prime pagine, tutti quei marchi sono serviti  probabilmente a ricreare il climax della fine degli anni &#8216;70. Ma c&#8217;è un interrogativo che è interessante. Perché citare ad esempio la Kraft, i Ritz, Mc Donalds e non la Coca Cola?. Ogni volta che si tratta di descrivere qualcuno che beve la bibita dalle bollicine infatti, la chiama sempre “lattina di cola”, quando invece ogni altro oggetto ha un nome e cognome. Solo nelle prime 12 pagine sono citati tra gli altri anche medicinali come il Valium programmi televisivi come M.A.S.H. (ormai estinto) e come il  Saturday Night Live (che invece gode di ottima salute) poi auto (Datsunt, Pontiac..), gjornali (Wall Street Journal e Penthouse), ma, ancora una volta, la lattina di birra rimane senza nome così come la Vodka e gli abiti.<strong> Insomma, proprio negli anni in cui il Product Placement nasceva ufficialmente, Coupland marchiava a fuoco la generazione che lo inventa, tracciando il sentiero con chiare evidenze sia artistiche sia speculative, utilizzando uno stile che non permette di separare le due cose. </strong>E&#8217; un genio anche per questo.</p>
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		<title>Troilled e il Virtual Product Placement</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 12:12:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se quando guardate una partita in TV vi sembra che i cartelloni a bordo campo o il logo dentro la lunetta del basket siano “strani” beh, non vi state sbagliando. Si tratta di un posizionamento realizzato in post-produzione. Ma questo è stato solo il primo passo del  Virtual Placement, ovvero un product placement ricostruito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-medium wp-image-2239" title="Troilled" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/Troilled-300x170.png" alt="Troilled" width="300" height="170" />Se quando guardate una partita in TV vi sembra che i cartelloni a bordo campo o il logo dentro la lunetta del basket siano “strani” beh, non vi state sbagliando. Si tratta di <strong>un posizionamento realizzato in post-produzione</strong>. Ma questo è stato solo il primo passo del  Virtual Placement, ovvero un product placement ricostruito in studio grazie alla tecnologia digitale, ormai largamente utilizzata in ogni produzione TV e Cinema. L&#8217;ultima frontiera del Placement a posteriori sono proprio i serial TV, dove da poco è possibile che l&#8217;anonima lattina bevuta da un attore diventi una lattina con un marchio ben visibile, oppure che il negozio dove si svolge la scena si trasformi in un punto vendita monomarca. Il caso più recente ed eclatante è quello della fortunata serie inglese<a href="http://sky1.sky.com/trollied"> <strong>Trollied </strong></a><em>(alla prima stagione su Sky One) </em>ambientata, non a caso, in un supermercato <em>(Valco)</em> dove le potenziali situazioni di virtual placement si sprecano. Di recente si è saputo che molti placement sono stati venduti  e realizzati dopo che i buoni risultati delle prime puntate hanno cominciato ad interessare i media planner. Per la seconda stagione il sistema sarà ancora più affinato e non è da escludere che gli autori ne terranno conto al momento di scrivere le sceneggiature. Dai rumors che sono riuscito a cogliere, non si esclude addirittura una gara per aggiudicarsi le posizioni migliori che potranno essere <em>(e questa è la vera novità)</em> valutati direttamente sul girato. Più in generale i produttori ed i registi indipendenti potranno realizzare demo significativi, poi da utilizzarsi anche nel final cut, con i quali proporre placement avendo decisamente maggiori possibilità di successo.</p>
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		<title>Indipendent Placement</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 09:04:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono nati su Linked-in un buon numero di gruppi di discussione che aggregano produttori, sceneggiatori e operatori del cinema. Il loro scopo è naturalmente quello dello sharing. Capita così che Gustavo cerchi un co-produttore per il suo film di azione, o Ron che ha acquistato i diritti di due biografie (una delle quali best seller [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2230" title="Indi" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/Indi1-150x150.png" alt="Indi" width="150" height="150" />Sono nati su Linked-in un buon numero di gruppi di discussione che aggregano produttori, sceneggiatori e operatori del cinema. Il loro scopo è naturalmente quello dello sharing. Capita così che Gustavo cerchi un co-produttore per il suo film di azione, o Ron che ha acquistato i diritti di due biografie (una delle quali best seller su amazon) e ha quasi recuperato tutto il budget , deve trovare solo l&#8217;ultimo 10%  per il quale chiede aiuto. Poi c&#8217;è Larissa, che con suo marito sta producendo un film d&#8217;autore e ha bisogno di confrontarsi con qualcuno che ne sappia di budget. Un buon 80% degli annunci insomma è riferito ai finanziamenti. Certo si possono trovare anche annunci di casting per attori o make up, proposte di sceneggiature e cooperazione. Ma la grande maggioranza arriva da entusiasti ed intraprendenti cineasti che vivono del motto “<strong>Asset rich and cash poor</strong>”. In realtà anche se sono poveri, <strong>questi talenti undeground costituiscono la vera ricchezza del distretto di Hollywood</strong> (non economica&#8230;. almeno per il momento)<strong>,</strong> che grazie alle sue mega produzioni commerciali riesce a coagulare attorno a se il meglio della creatività mondiale. E&#8217; vero che nvestire in produzioni così alternative può essere rischioso, soprattutto per coloro che seguono queste vicende più da distante. C&#8217;è però chi già in passato, con un buon fiuto e un investimento modesto, ha fatto la fortuna sua e della produzione. Io ci ho messo il naso dentro e la cosa mi convince.</p>
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		<title>Megafabbriche ovvero Mega Product Placement</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 07:48:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esistono due diversi approcci allo stesso tema. Parlare di un prodotto in TV per fargli pubblicità o parlare di un prodotto per fare cultura di prodotto. Per questa seconda ipotesi suggerisco i programmi “Marchio di Fabbrica”  o “Come è Fatto”  entrambi trasmessi da Discovery Channel (canale 401 di Sky). Per il primo caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-medium wp-image-2164" title="Megafabbriche" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/Megafabbriche-300x225.png" alt="Megafabbriche" width="300" height="225" /><span style="color: #000000;">Esistono due diversi approcci allo stesso tema. <strong>Parlare di un prodotto in TV per fargli pubblicità o parlare di un prodotto per fare cultura di prodotto</strong>. Per questa seconda ipotesi suggerisco i programmi “<strong>Marchio di Fabbrica</strong>”  o “<strong>Come è Fatto</strong>”  entrambi trasmessi da Discovery Channel (canale 401 di Sky). Per il primo caso invece, non ho dubbi, il nostro riferimento è <strong>“Megafabbriche” in onda su National Geographic</strong>. Che cosa sia questo programma è presto detto: ti fanno entrare dentro gli stabilimenti di case molto  prestigiose (ricordo Harley Davidson, Ducati, John Deer, Coca Cola, Heineken&#8230;) e, accompagnato da un tutor, ti fai un viaggetto in fabbrica ammirando le fasi di lavorazione, ascoltando interviste dei responsabili di settore e apprendendo quanta tecnologia, creatività e passione ci siano dentro il prodotto.<strong> Quando arrivi alla fine hai la bava alla bocca ed il brand impresso nella mente tanto indelebilmente quanto un tatuaggio nella lingua.</strong> Qualcuno potrà pensare che questo non è poi così scandaloso: in fin dei conti sono marchi già molto famosi, affermati e storici, tanto da essere entrati nella coscienza collettiva. Giusto, ma se questo fosse davvero vero fino in fondo, <strong>perché ciascuno di questi marchi è costantemente impegnato in campagne pubblicitarie ed investimenti in product placement?</strong> Di per sé nessuna di queste attività è biasimevole, se non fosse che l&#8217;intero programma è un palco seducente ed imbonitore troppo sfacciato, per non diventare chiaramente un&#8217;intera operazione di product placement spacciata per “TV Show di Contenuto”&#8230; come ci si attenderebbe dal blasone che porta National Geographic. E anche dopo aver  preso coscienza del meccanismo, sono sicuro che guardando le nuove puntate, la bava vi verrà lo stesso. Almeno al sottoscritto accade questo. Il re è nudo, però anche così fa la sua porca figura!</span></p>
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		<title>Ufficio Stampa Riposizionato Cercasi</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 17:36:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una paio di post indietro ho parlato del ruolo strategico degli Uffici Stampa. Confermo tutto. Per completare il quadro però è doveroso mettere in luce anche alcune “fatiche di interpretazione” che questo servizio palesa rispetto al mutamento dei tempi. In Italia ma anche nel resto d&#8217;Europa ad esempio, gli addetti stampa di aziende prestigiose e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-medium wp-image-2153" title="Ufficio Stampa riposizionato" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/Ufficio-Stampa-riposizionato1-300x140.png" alt="Ufficio Stampa riposizionato" width="300" height="140" /><span style="color: #000000;">Una paio di post indietro ho parlato del ruolo strategico degli Uffici Stampa. Confermo tutto. Per completare il quadro però è doveroso mettere in luce anche alcune “fatiche di interpretazione” che questo servizio palesa rispetto al mutamento dei tempi. In Italia ma anche nel resto d&#8217;Europa ad esempio, gli addetti stampa di aziende prestigiose e brillanti, continuano a richiedermi precise informazioni su cosa effettivamente si possa e non si possa dire e mostrare dei placement ottenuti dai loro clienti. Ogni volta rispondo nel modo più completo che posso, ma poi mi chiedo sempre come mai in uffici così blasonati non vi sia uno straccio di stagista che sappia consultare la gazzetta ufficiale o un semplice Codice Civile. Questo non solo per non dover sempre chiedere le stesse  al sottoscritto (facendo un non bella figura), ma soprattutto per acquisire delle <strong>competenze che sono ormai necessarie ad un ufficio stampa.</strong> Approfitto inoltre di questo spazio per chiarire una volta per tutte l&#8217;aspetto più pruriginoso di questa faccenda: <strong>NON E&#8217; POSSIBILE AVERE SCATTI DEL SET CON L&#8217;ATTORE ED IL PRODOTTO INSIEME.</strong> A patto che non vi sia uno specifico accordo tra le parti, che solitamente implica un significativo (ma non inaccessibile) esborso di danaro. “<em>E allora io come faccio a fare il mio lavoro?”</em> mi viene sempre chiesto quando chiarisco questo punto (solitamente lo faccio prima che il mio cliente firmi il contratto così siamo tutti allineati sulla faccenda). La mia risposta a questo quesito che diplomaticamente voglio definire ingenuo vorrebbe essere, ma non lo è: “<em>guarda, se mi fai questa domanda è ovvio che tu questo lavoro non lo devi proprio fare&#8230; suggerisco di investire il tuo tempo in altri campi del sapere, o meglio del fare.</em> Ma per loro  sfortuna da qualche anno si è inserito anche un altro <strong>ben più temibile fattore di decadimento a sfavore degli uffici stampa</strong>. Si chiama internet 2.0. Un settore nel quale le aziende investono sempre di più (dai ufficiali alla mano) e dove temi come la Brand Reputation o professioni come il <strong>Brand Influencer, il Market Tracker o l&#8217;Advocates </strong>sono in significativa espansione. Questi servizi dovrebbero essere il pane quotidiano di un ufficio stampa, che invece mi pare sia autonicchiato su attività già in auge nel dopoguerra e bene stigmatizzate da George Orwell ne “La Fattoria degli Animali”.</span></p>
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		<title>Alla scoperta della Terra di Mezzo</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 08:19:08 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"><img class="alignleft size-full wp-image-2147" title="Turkish movie" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/Turkish-movie.jpg" alt="Turkish movie" width="400" height="267" />Sto imparando a conoscere un realtà che mi era sconosciuta e della quale bisogna cominciare a tenerne conto, quella del <strong>distretto cinematografico Turco</strong>. Mi è già chiaro ad esempio, che queste produzioni sono tra le più distribuite e viste del Medio Oriente. Paesi come la Siria, la Giordania, il Libano, tutta la penisola arabica e a nord fino alla Grecia e l&#8217;Albania, sono fruitori fedeli e appassionati. I format che propongono non sono poi diversi dai nostri concettualmente <em>(nella forma invece in parte sì, perché ricalcano i loro modelli culturali, come è ovvio)</em>, sono quindi molto richiesti i videoclip musicali, i serials televisivi e naturalmente i feature films. Di recente inoltre, <strong>la legge turca ha aperto al product placement</strong> ed è proprio per questa ragione che sono stato contattato da un&#8217;agenzia di Istambul la quale sta organizzando un seminario centrato sul product placement, con lo scopo di conoscere meglio teorie, tecniche e metodologie di questo importante strumento di sostegno economico del cinema <em>(sempre che questo avvenga impiegato con la necessaria etica)</em>. I partecipanti saranno prevalentemente aziende interessate ad investire non solo nel mercato interno ma anche nei più vasti mercati occidentali, con in testa gli Stati Uniti. Diversi produttori turchi infatti hanno già stretto da qualche tempo contratti di distribuzione in Europa e America, pare con risultati così apprezzabili da indurli ad investire seriamente i promozione. L&#8217;impressione personale è che quel territorio sia in grande fermento. Non è una novità me ne rendo conto, però il fatto che una parte significativa di quel mondo si sia aperta al product placement, oltre che essere già avviata nell&#8217;export in mercati molto maturi e smaliziati, significa anche un&#8217;altra cosa: che per le medesime ragioni sono anche pronti ad accogliere nuove idee, investimenti e prodotti da tutto il mondo. Dopo Hollywood, Bollywood, Lollywood <em>(al momento in fase di stasi purtroppo)</em>, Vancouver, Hong Kong, Pechino e Seoul, ora anche Istambul è diventato un player di mercato.</p>
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		<title>Teaser Placement e Uffici Stampa</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 17:55:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uno dei punti più controversi del product placement (lato azienda) è il suo reale sfruttamento in termini promozionali. Diciamo subito che almeno in Italia il suo potenziale non viene quasi mai sfruttato a pieno. Per farlo ad esempio, non è affatto necessario aspettare la sua uscita nei cinema o in TV. Dal giorno stesso delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-full wp-image-2140" title="megafono" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/10/megafono1.jpg" alt="megafono" width="300" height="225" /><span style="color: #000000;">Uno dei punti più controversi del product placement <em>(lato azienda)</em> è <strong>il suo reale sfruttamento in termini promozionali</strong>. Diciamo subito che almeno in Italia il suo potenziale non viene quasi mai sfruttato a pieno. Per farlo ad esempio, <strong>non è affatto necessario aspettare la sua uscita nei cinema o in TV.</strong> Dal giorno stesso delle riprese è possibile scatenare gli Uffici Stampa <em>(che in genere non aspettano altro)</em> e/o il virale sul web utilizzando i Brand Influencers, così da seminare la notizia nella stampa <em>(specializzata e non)</em>. E&#8217; questa quella che si chiama Teasing Advertising, dall&#8217;inglese <em>to tease</em> che significa punzecchiare, provocare ed in questo caso anche incuriosire. Gli Uffici Stampa bravi, non si limitano poi ad un lancio di notizie, bensi a più lanci nel corso dei mesi che intercorrono tra le riprese e la release dello show. In genere si rilanciano notizie dal set, interviste all&#8217;azienda coinvolta nel placement, foto di backstage <em>(se concordate preventivamente in genere si ha il permesso di pubblicarle)</em> e naturalmente notizie sul prodotto utilizzato. Nella fase di lancio del film poi, si possono concordare iniziative promozionali abbinate alla Prima, inviti personalizzati per gli eventi di Gala , interviste con il cast o servizi fotografici in esclusiva. Tutta roba buona per quelli degli Uffici Stampa ed anche materiale non eccessivamente costoso che invece in termini di ritorno sono estremamente redditizi. <strong>Anche dopo il suo passaggio al cinema o in TV </strong>inoltre, le attività di promozione devono continuare per almeno tutta la stagione, ad esempio con vetrine celebrative nei negozi o promozioni sul prodotto che sempre danno risultati sorprendenti in termini di vendite e di popolarità. E se avete notato questo tipo di notizie sono tra le più pubblicate al riguardo del product placement. Tutto questo per dire che <strong>gli Uffici Stampa e i Brand Influencers sono strumenti indispensabili e non accessori del Product Placement.</strong> Se utilizzati a fondo rendono per se stessi e per il Placement.</span></p>
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		<title>Twitter 140 caratteri multimediali</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 09:00:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Torno a parlare di Twitter e lo faccio volentieri. Se ho contato bene questa è la terza volta che  danno per morto questo microblogging e lui invece irride tutti rilanciandosi con più vigore di prima (e personalmente ne sono felice). La vera novità però non è che continua a crescere sempre più, e nemmeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-medium wp-image-2133" title="twitter" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/09/twitter-300x264.jpg" alt="twitter" width="300" height="264" />Torno a parlare di Twitter e lo faccio volentieri. Se ho contato bene questa è la terza volta che  danno per morto questo microblogging e lui invece irride tutti rilanciandosi con più vigore di prima<em> (e personalmente ne sono felice)</em>. La vera novità però non è che continua a crescere sempre più, e nemmeno che di recente ha implementato un sacco di cose utili che lo fanno diventare un potenziale e serio competitor dei social più blasonati. <strong>La novità è che è diventato un potente strumento di marketing.</strong> Non sto parlando di personal marketing o di brand awareness <em>(anche di quello ovvio)</em>, ma sopratutto di strategie di PR e di Product Placement <em>(nella sua versione Celebrity Seeding)</em> piuttosto spinte. <strong>Video e foto di momenti privati di personaggi dello star system ormai sono disseminati di prodotti</strong>&#8230;e non sempre casualmente. Il contatore di follower inoltre, agevola come mai prima la redditività degli investimenti e nel contempo misura la popolarità del testimonial. Una sorta di reality selvaggio e spietato, che da un lato realizza le previsioni più distopiche del marketing, e dall&#8217;altra le geometrie più idilliache dei teorici dell&#8217;ottimizzazione.</p>
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		<title>Etica e Ipocrisie del Product Placement</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 16:17:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Parliamoci chiaro, in Italia il termine “Product Placement”  è sinonimo di “Pubblicità Occulta”. Ormai ho perso il conto delle persone (anche clienti o potenziali tali) che utilizzano indifferentemente i due termini. Invece la distanza di significazione è talmente ampia che mi impone di parlare di Etica. Il Product Placement non può ad esempio essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-full wp-image-2126" title="Etica" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/09/Etica.jpg" alt="Etica" width="300" height="253" /><span style="color: #000000;">Parliamoci chiaro, in Italia il termine “Product Placement”  è sinonimo di <strong>“Pubblicità Occulta</strong>”. Ormai ho perso il conto delle persone (<em>anche clienti o potenziali tali)</em> che utilizzano indifferentemente i due termini. Invece la distanza di significazione è talmente ampia che mi impone di parlare di Etica. Il Product Placement non può ad esempio essere occultato, altrimenti gli spettatori non lo noterebbero e il suo effetto verrebbe meno, così come il pagamento della prestazione da parte del cliente. Non è mai stato chiarito inoltre, il fatto che non si sa mai <em>(e mai si saprà)</em> quale sia un vero Product Placement e quale invece una scelta artistica del regista o della Produzione. In ogni film e TV Show infatti, si utilizzano migliaia di oggetti e capi di abbigliamento e quasi nessuno di questi può definirsi un product placement. Non per questo però al pubblico è vietato riconoscere marche e modelli per poi acquistarli&#8230; la visibilità insomma è un fenomeno slegato dal placement. <strong>Ora in Italia c&#8217;è una legge</strong> <em>(che in diverse occasioni da questo blog ho valutato come ottima)</em> che obbliga i programmi TV <em>(e solo a quelli&#8230;. come mai non i film al cinema?)</em> a far apparire la scritta che indica l&#8217;utilizzo di prodotti commerciali. Non si specifica però quali siano, così la curiosità sortisce l&#8217;effetto opposto a quello sperato. Che ridere!. Per non parlare poi dei titoli di coda, che dovrebbero essere la soluzione di tutti i mali<em> (perché li si dovrebbero trovare in buona evidenza le note commerciali di cui sopra)</em> e che invece sono sistematicamente brutalizzati o del tutto elusi a beneficio dell&#8217;imminenza pubblicitaria. Da tempo in Corea hanno sperimentato il  Colophon Voiceover Placement <em>(di cui ho dato conto a suo tempo in questo blog)</em> proprio per valorizzare questo importante elemento di informazione e di etica sociale. Nei film da qualche anno si cerca di fare lo stesso accompagnando i credits con il girato delle papere. Mi sorge però il dubbio che questa improvvisa valorizzazione dei titoli di coda sia un pretesto non tanto per un atto di trasparenza, quanto per concedere agli sponsor un&#8217;ulteriore occasione di visibilità. Insomma, l&#8217;alfiere dell&#8217;etica potrebbe diventare <em>(se già non lo fosse)</em> un&#8217;insperata ed efficacissima arma a favore del business. Non bastasse questo ad intorbidire le acque, aggiungo il non trascurabile particolare che il Product Placement, da qualche anno, è diventata una delle principali fonti di finanziamento per il cinema. Non solo il cinema blockbuster ma anche<em> (soprattutto?) </em>quello indipendente. Quello cioè fuori dal giro dei grandi finanziamenti pubblici, fuori dagli schemi cinopanettoniani e liberi invece di farsi finanziare da marchi a loro graditi, affini e potenzialmente molto interessati al co-branding. Ora, la domanda è questa: <strong>per quale di queste cause vale la pena armarsi e partire?</strong></span></p>
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		<title>The Expendable 2 in cerca di Placement</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 19:52:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Hands On]]></category>
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Tra circa una decina di giorni si comincia a girare in Bulgaria il sequel del bel action movie che nel primo episodio ha fatto parlare davvero bene di sè tra il pubblico e la critica. Anche per questa produzione il cast è di quelli stellari: Silvester Stallone (che è anche produttore e sceneggiatore), Arnold Schwarzenegger,  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-2116 aligncenter" title="Expendables2" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/09/Expendables2-233x300.jpg" alt="Expendables2" width="233" height="300" /></p>
<p>Tra circa una decina di giorni si comincia a girare in Bulgaria il sequel del bel action movie che nel primo episodio ha fatto parlare davvero bene di sè tra il pubblico e la critica. Anche per <strong><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.imdb.com/title/tt1764651/">questa produzione</a></span> </strong>il cast è di quelli stellari: <strong>Silvester Stallone </strong>(che è anche produttore e sceneggiatore), <strong>Arnold Schwarzenegger,  Bruce Willis,  Chuck Norris, Jean Claude Van Damme,  Dolph Lundgren, Michey Rourke </strong>e tanti altri, tra i quali si rumoreggia vi siano anche John Travola e Nicolas Cage (ma personalmente non do molto credito a questi ultimi due).  Per quanto ci riguarda, la produzione ha pubblicato una lista di placement graditi che vi riporto:</p>
<p>Binocoli<br />
Fast food<br />
Pizza<br />
Cuffie<br />
Smart Phone<br />
Occhiali da sole<br />
Strumenti tattici per la sopravvivenza<br />
Macchine di lusso<br />
Auto fuoristrada<br />
Idrovolanti<br />
Barche e Yacht<br />
Moto<br />
Barrette energetiche e alimenti tattici<br />
Accendini<br />
Sigari costosi<br />
Coltelli<br />
Telecamere non professionali<br />
Attrezzatura per l&#8217;arrampicata<br />
Bibite analcoliche<br />
Acqua minerale<br />
Orologi<br />
Energy drink<br />
Valigie moderne<br />
Valigie standard<br />
Birra<br />
Super alcolici</p>
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		<title>Stimoli dal cinema Indi made in Italy</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 16:55:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cinema Indi]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho conosciuto Giacomo Talamini, regista, sceneggiatore, attore e produttore di Metal Gear  Solid: Philantropy. Qualche anno fa questo film web-format auto-prodotto, fatto davvero bene e disponibile gratuitamente, è stato un caso di quelli che ha fatto storia. Oltre 3 milioni di visualizzazioni in pochi giorni, presente in diverse rassegne, recensito con lode,   è un vero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-full wp-image-2108" title="17 02 11" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/02/17-02-11.jpg" alt="17 02 11" width="183" height="275" />Ho conosciuto <strong>Giacomo Talamini</strong>, regista, sceneggiatore, attore e produttore di </span><a href="http://www.mgs-philanthropy.net/"><strong><span style="color: #000080;">Metal Gear  Solid: Philantropy</span></strong></a><span style="color: #000000;">. Qualche anno fa questo film web-format auto-prodotto, fatto davvero bene e disponibile gratuitamente, è stato un caso di quelli che ha fatto storia. Oltre 3 milioni di visualizzazioni in pochi giorni, presente in diverse rassegne, recensito con lode,   è un vero vanto per la cinematografia italiana nel mondo. Ora Giacomo sta lavorando ad un altro progetto dedicato alla I prima guerra mondiale <em>(a giorni dovrebbe essere rilasciato il trailer)</em> e in più ha in cantiere un paio di altre cose. Una in particolare ha destato la mia curiosità perché si tratta di<strong> un lungometraggio specificatamente pensato per interagire con il product placement. </strong>Al momento non ne so molto di più, ma credo che approfondirò questo tema e seguiranno aggiornamenti. Chi segue questo blog ormai sa quanto sia certo dell&#8217;efficacia del web come mezzo per la distribuzione di video di ogni formato e genere, anche a scopi culturali, commerciali e di servizio. Così è anche per Giacomo Talamini, che ha investito tre anni di lavoro e tutti i suoi risparmi per produrre un film no-profit. Anche se lui stesso ammette che la notorietà acquisita con il suo lavoro è stato un volano commerciale potentissimo.<br />
</span></p>
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		<title>Hollywood Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 09:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Hollywood]]></category>
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		<description><![CDATA[
Mi sono chiesto quanta parte di Italia ci sia ad Hollwood e per darmi una risposta ho esaminato la lista delle produzioni di features film del bimestre febbraio marzo. Ci ho trovato ben 7 film che stanno per essere girati nel nostro Paese. Chiaramente per questi progetti le possibilità di product placement aumentano considerevolmente. Ecco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.placement-post.com/wp-content/uploads/08-02-11.jpg"></a></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2101" title="08 02 11" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/02/08-02-11.jpg" alt="08 02 11" width="187" height="269" />Mi sono chiesto quanta parte di Italia ci sia ad Hollwood e per darmi una risposta ho esaminato la lista delle produzioni di features film del bimestre febbraio marzo. Ci <strong>ho trovato ben 7 film che stanno per essere girati nel nostro Paese</strong>. Chiaramente per questi progetti le possibilità di product placement aumentano considerevolmente. Ecco perché ve li segnalo. <strong>Attenzione che molti sono davvero gran bei film.</p>
<p></strong><strong>As Luck Would Have it</strong><br />
Cast: <em>Slayma Hayck e Jose Mota<br />
</em>Sinossi: un ragazzo prodigio che ha fatto fortuna con la pubblicità, si è già ritirato dagli affari da tre anni quando, durante una visita al Colosseo, prende un&#8217;accidentale botta in tesa e la sua vita cambia in meglio</p>
<p><span id="more-2100"></span></p>
<p>As Luck Would Have it</p>
<p><strong>Kaspar Hauser</strong><br />
Cast: <em>Vincent Gallo, Marina Fois<br />
</em>Sinossi: Nell&#8217;isola dell&#8217;Asinara vivono una duchessa, un carabiniere ed un commerciante&#8230;.</p>
<p><strong>Jack Ryan: Moscow<br />
</strong>Cast: <em>Chris Pine<br />
</em>Sinossi: un marine si congeda per andare a lavorare come consulente per un miliardario Russo, ma rimane coinvolto in un complotto terroristico</p>
<p><strong>Learning Italian<br />
</strong>Cast: <em>Kevin Costner<br />
</em>Sinossi: una spy-comedy girata tra Messina e le Eolie.</p>
<p><strong>Page 8<br />
</strong>Cast: <em>Michael Gambon,  Rachel Weisz<br />
</em>Sinossi: un documento segretissimo di 8 pagine finisce nelle mani sbagliate e l&#8217; MI5 lo rivuole.</p>
<p><strong>Taken the Sequel<br />
</strong>Cast: <em>Liam Neeson<br />
</em>Sinossi: il secondo episodio del pluripremiato film (16 nominations e 9 vittorie)</p>
<p><strong>The Expatriate<br />
</strong>Cast: <em>Aaron Eckhart<br />
</em>Sinossi: Un agente della CIA lascia il suo incarico per recuperare il rapporto con sua figlia sedicenne. Accetta un incarico come consulente della sicurezza per una corporation ma qualcuno vuole ucciderlo perché sa troppe cose. I due cominciano una lunga fuga.</p>
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