Archive for the ‘music’ Category

JONAS: CIAK SI SUONA


 Da molto tempo i format televisivi dedicati ai teenager sono una commistione (adesso si chiama “crossover”) tra la musica e la commedia leggera, talvolta condita con un po’ di azione, altre volte decorata con buoni sentimenti, più spesso colorata di comicità e umorismo. I primi esempi risalgono agli anni ‘60 quando il serial “The Monkees” (una sorta di cloni dementi dei Beatles) permise alla Band di vendere nel mondo reale più dischi dei veri “Fab Four” che scimmiottavano nei loro telefilm. Negli ‘70 si tentarono altre formule come quella patinata e buonista della “Famiglia Partridge”, ispirata alla vera storia della famiglia Cowllins che qualche anno prima aveva ottenuto un certo successo negli USA. Anche in questo caso la lunga discografia seguita al telefilm (una decina di album pubblicati) aveva ottenuto un non trascurabile successo, tanto che sia nel 2001 che nel 2005 vi furono delle riedizioni. Sempre in quegli anni David Soul, che tutti ricordano per essere “Hutch” in “Starsky & Hutch”, in un episodio si era esibito con la chitarra. Contemporaneamente usciva il suo LP che presto avrebbe raggiunto il primo posto nelle maggiori classifiche mondiali… e non sarà nemmeno l’ultima volta. Negli anni ‘80 è stata la volta del musical “Saranno Famosi”, negli anni ‘90 invece ha dettato legge l’ R&B (Will il Principe di Bell Air su tutti). Negli ultimi dieci anni si sono invece imposti due veri fenomeni di massa come High School Musical (che aggiorna per molti aspetti il vecchio “Saranno Famosi”) e la simpatica Hannah Montana, che si potrebbe dire una specie di Happy Days in formato mp3.

Ma la produzione più interessante tra tutte quelle recenti è forse ”The Jonas”, un serial firmato Disney (come del resto tutti quelli citati degli ultimi 10 anni) che dal 2005 segue la vita di tutti i giorni di tre fratelli che sono anche un’affermata Rock Band. Qui i fattori di successo sono duplici: un’eccellenza musicale (hanno ricevuto nomination ai Grammy e addirittura vinto l’American Music Award) e un’eccellente produzione televisiva con una serie di invenzioni di linguaggio (cinematografico), un ritmo ed uno stile di fotografia che lo rendono di fatto piacevole e sofisticato. Una cura maniacale è data ad esempio al look dei personaggi (questo sta diventando sempre più un tratto dei prodotti Disney) che non a caso hanno come co-protagonista proprio la loro costumista. Poi ci sono grandi possibilità di visibilità per strumenti musicali, arredamento e accessori per la casa (il loro appartamento è un concentrato di design e novità di ogni tipo), prodotti elettronici ed informatici e di fatto ogni prodotto che si profili adatto ai dei ragazzi svegli, eleganti e sicuri di se. A breve cominceranno le riprese per la nuova stagione e le possibilità di ottenere placement per tutti i brand italiani creativi e inediti è davvero buona.

Lady Gaga: Bad Romance & Good Placement


Bad Romance - Funny video clips are a click away 

Nel 2009 Lady Gaga è stata considerata l’artista dell’anno. Innovazione, provocazione, intuito e lungimiranza l’anno resa ricca, famosa ed apprezzata. Il 2010 è cominciato, se possibile, ancora meglio, con un’esposizione mediatica davvero considerevole. Già sul finire dell’anno scorso aveva cominciato a raccogliere riconoscimenti (Stylemaker Award) per poi fare bottino pieno ai “People’s Choiche Awards” e quindi consacrarsi qualche ora fa, aprendo i Grammy Award duettando con Elton John. Questa eclettica artista è interessante anche perché ha considerato il product placement una risorsa indispensabile tanto in ottica di ”fund recruirement” quando in quella di “look scouting”. In una logica di vantaggio reciproco il video “Bad Romance” ad esempio, ha ufficialmente accreditato 8 product placement con marchi quali “Nemiroff” Vodka, “HP”, “Nintendo “Wii”, Burberry, Safari occhiali ecc. Sebbene i video musicali siano sempre stati un mezzo attraverso il quale è possibile promuovere marchi e prodotti con la tecnica del product placement, almeno in Europa questa opportunità è ancora sottouttilizzata. Invece è uno strumento, economico, molto targetizzato, rapido nei ritorni e semplice da realizzare. E le grandi/medie compagnie che un annetto fa hanno creduto a questa autentica outsider dello Show Biz adesso se la godono.

Il tasto destro di Clear Channel

Giovedì scorso il colosso Clear Channel Radio ha ufficialmente inaugurato una nuova piattaforma di pianificazione pubblicitaria, capace di inserire gli spot nei contesti migliori. L’idea non è del tutto nuova, per loro stessa ammissione l’hanno replicata da Google, che utilizza lo stesso metodo da anni. Infatti quando nel motore di ricerca si digita una parola, accade che sulla colonna di destra appaiono subito delle pubblicità che sono le affini per significato (es. se si digita “casa” ecco comparire banner di agenzie immobiliari). Google però, a sua volta, aveva mutuato l’idea dalla funzione “tasto destro” di Microsoft che, appunto, una volta cliccato ti permetteva di accedere a tute le funzioni contestuali possibili in quel momento. La logica del processo è più che vincente ed è la medesima utilizzata anche dal Product Placement. Per pianificare all’interno di progetti Cinema o TV (ma questo vale anche per i Videogame e i Video Musicali) infatti, si traccia prima un profilo del testimonial ideale, si valuta l’affinità tra questo e le produzioni disponibili e solo allora si decide se investire in placement oppure no. Questo almeno dovrebbe essere la procedura corretta…. e questo è quanto ha realizzato Clear Channel, che in un certo senso entra in competizione diretta con il product placement. Fortunatamente però, questo vale solo per la radio (almeno al momento), un mezzo che sino ad ora non è stato oggetto di investimenti in placement per una serie di limitazioni sia tecniche che normative. Il progetto che è stato studiato e testato per un anno è ora applicato da Creal Channel al nuovo album degli AC/DC. Ogni volta che in una delle sue 91 stazioni sono programmati brani rock, alla fine (o al massimo entro 30 secondi) viene trasmesso lo spot promozionale del CD. I risultati di questa strategia sono strabilianti: nella prima settimana di vendita sono state acquistate 784.000 copie. Si tratta del secondo miglior risultato del 2009 in tutti gli Stati Uniti. Questo dimostra che l’idea di avvicinare il prodotto al suo contesto ideale, in una finestra spazio-tempo ridotta, è davvero vincente. E questo è proprio quello che fa ogni giorno il product placement.

BORDERMAN

 
Cominciano ad arrivare delle buone idee per il premio “7 produzioni per 7 prodotti” di cui abbiamo trattato un mesetto fa e che forse nella sua versione ufficiale si chiamerà “7 plot per 7 brand”.

E’ bene dire che questo premio non vede un solo vincitore; perché regalare coppe e medaglie non è il suo scopo. Il suo obiettivo infatti è individuare delle buone idee da segnalare ad aziende interessate a pianificare in product placement innovativi. I budget dei web serial sono così contenuti che, di fatto, i brand che investono nel progetto si trasformano in microproduttori e in questa nuova veste potranno gestire e veicolare il loro prodotto/webserial anche secondo proprie specifiche strategie (nel sito aziendale, nella pagina di facebook, su youtube o metacafe, attraverso DVD, videofonini e magari anche vendendo il format a qualche emittente del digitale).

Proprio all’interno di questo scenario il progetto “Borderman” è una sua eccellente interpretazione. Innanzitutto non si tratta nemmeno di una webserial tradizionale, non è cioè una semplice trasposizione sul web di una sit-com, ma si declina in una cosa diversa che viene definita un “multiformat” perché si divide in 5 sezioni tra di loro conseguenti ma che trattano lo stesso tema. Poi, proprio grazie a questa struttura modulare, Borderman si presta particolarmente a iniziative di product placement, tanto da essere stata concepita proprio per questa funzione, naturalmente salvaguardando le peculiarità narrative e l’appetibilità per il pubblico. I più interessati a questo progetto dovrebbero essere le aziende di articoli e abbigliamento sportivo, i brand più casual ed informali della moda, compresi gli accessori, e tutti quei marchi che gravitano a vario titolo attorno alla musica “Indi”. Data l’esiguità dell’investimento, la creatività del progetto e la sua duttilità nella pianificazione, si tratta di un opportunità dal grande potenziale su cui investire con sicurezza.

TeleFilmPop o TelePopFilm


- Funny blooper videos are here

Questo interessante intervento della giornalista Stefania Carini pubblicato ieri sul portale “Corriere.it” racconta, forse per la prima volta in modo organico, il rapporto simbiotico che vivono la musica pop ed i serials. Si è detto molto (e spesso) a proposito delle colonne sonore dei film hollywodiani, europei e italiani, molto meno si è parlato di quanto sia determinante la musica e la coreografia nelle produzioni di Bollywood, dove invece non è raro che si vendano più copie dei CD, che biglietti per il film. Quello però che lega i divi della musica al telefilm è qualcosa di più sostanziale. Accade infatti che l’artista interpreti se stesso nella storia (Ally McBeal, Las Vegas, Eli Stone, Dharma e Greg, ecc.) o un personaggio diverso, appositamente integrato nella vicenda della puntata, anche se talvolta parodiando il suo personaggio. In “Will & Grace” questo è accaduto praticamente in ogni stagione, con artisti del calibro di Madonna, Elton John e Janet Jackson ad esempio. In entrambi i casi questo matrimonio, quando è ben gestito, diventa la declinazione quasi accademica della logica del “Win-Win tanto amata dagli americani. Quella cioè dove entrambi traggono profitto dall’accordo senza che vi sia discapito per alcuno, nemmeno per il pubblico. La produzione arricchisce qualitativamente la puntata con una hit o con un personaggio comunque di spessore, spesso anche allargando la sua fetta di pubblico con quella parte di zoccolo duro di fans, che altrimenti non seguirebbero l’episodio (magari riuscendo addirittura a fidelizzarli). L’artista utilizza questo potente strumento per dare visibilità al suo personaggio; per passare la sua musica su di un canale alternativo e ad un pubblico altrimenti non facilmente (od economicamente) raggiungibile e magari si propone persino dignitosamente come attore. E’ utile anche notare come sempre più le produzioni musicali e quelle televisive utilizzino le medesime agenzie di product placement. Questo inevitabilmente conduce a politiche di sinergia, che sono probabilmente destinate a consolidarsi fino al punto di non ritorno. In un futuro prossimo i telefilm, che già ora negli USA chiamano opportunamente TV Show, diverranno in parte commedy, in parte musical, in parte mall. Agli inizi si griderà alla scandalo, ma del resto questo è già successo quando si è passati dal teatro al cinema e poi dal cinema alle televisione e poi dalla televisione alle web serials. Poi ciascuno di questi strumenti espressivi ritroverà i suoi spazi, i suoi linguaggi e la sua linfa. E chi ama scandalizzarsi avrà altri obiettivi da puntare.

Musicisti Multitasking

 Stephanie Savage, produttrice e sceneggiatrice di “Gossip Girl”, per rispondere ad una domanda di un giornalista del Los Angeles Time (Adam Tschorn ) circa il problema ormai diventato quasi ingestibile dello zapping durante i break pubblicitari, ha utilizzato un interessante parallelo.

I grandi network e gli studios stanno cercando di compensare le perdite subite dal calo di spot , attraverso il product placement. Inserendo infatti i prodotti direttamente nello show si evita il “flippering”, che danneggia non solo i nostri inserzionisti ma sempre più spesso anche il canale e i produttori, diminuendo la fedeltà al programma. E’ un po’ quello che sta succedendo anche nel mondo della musica: Si vendono sempre meno dischi, così i manager delle band e dei cantanti si sono posti la questione di come compensarli. Molti hanno individuato la soluzione nel Product Placement. Gwen Stefani e Justin Timberlake ad esempio, hanno una loro linea di abbigliamento che esibiscono ad ogni occasione e questo è un mezzo di promozione eccezionale, probabilmente tanto proficuo quanto la vendita di dischi.

Ma la Savage si spinge ancora più nel dettaglio e rivela un paio di tecniche e diverse applicazioni. Un musicista può stringere contratti con delle case di moda per indossare in esclusiva i suoi vestiti e magari permettere l’utilizzo della sua immagine a scopo pubblicitario (e questo si chiama Tie In), oppure può indossare casualmente, una tantum, un capo ma permettere di essere ripreso e fotografato dalla stampa (Cameo) o spingersi a firmare una linea di abbigliamento con il suo marchio o il suo nome (Partnership). Tutti questi casi inoltre, vanno suddivisi in due grandi categorie “Inside the Show or Outside the Show”, ovvero durante i concerti o nella vita privata (che poi spesso in realtà è assolutamente pubblica). Le scelte della tipologia di placement e il contesto nel quale utilizzare i prodotti sono dettati da strategie di marketing interne all’azienda, che si riconducono in parte alla disponibilità di budget, in parte al desiderio di monopolizzare o meno la star ed in parte alla volontà di rimanere un tantino underground, cosa che tutto sommato piace sempre tanto agli stilisti.

Bollywood con…turbanti e product placement

Per gli amanti del genere questa estate sarà tra quelle da non dimenticare. Da un paio di mesi a questa parte Rai Uno programma delle ottime e recenti pellicole di Bollywood, del genere commedia sentimentale (il più diffuso e tradizionale), che vanno sotto il cappello di “Amori con….turbanti” Purtroppo per ragioni credo di palinsesto e forse anche di “digeribilità”, questi filmoni vengono edulcorati attraverso il taglio di tutti i balletti, le scenografie e i canti, che invece sono parte distintiva e caratterizzante di queste belle produzioni normalmente della durata di 3 ore e mezzo…. ma è sempre meglio di nulla.

Anche in questo caso vale l’appello di molti critici televisivi che ritengono la programmazione di terza serata e quella estiva, molto spesso migliore di quella di prima serata in alta stagione. Amori con…turbanti è una grande occasione di incontrare un cinema alternativo, ma dalla lunga e gloriosa tradizione, che da qualche anno si sta sforzando di occidentalizzare il suo prodotto per poterlo esportare su più ampia scala. Cuori in onda (Salaam Namastee), ad esempio, una frizzante commedia del 2005 andata in onda mercoledì scorso, è ambientato a Sidney e tratta temi piuttosto inediti per il cinema indiano, come la gravidanza extraconiugale, la convivenza e l’indipendenza dalla famiglia. Ma soprattutto si concede un bacio tra i due amanti… cosa che per i nostri canoni sarebbe un fattore marginale ma nel loro comune senso del pudore invece è estremamente lincenzioso.

Con questa nuova generazione di commedie il cinema di Bombay si prepara a crescere sensibilmente il suo già considerevole numero di spettatori, che nei casi migliori arriva già al miliardo di persone (considerando solo la visione al cinema… poi ci sarebbe il DVD, il passaggio televisivo ecc.). Evidentemente questi calcoli e queste considerazioni sono già stati fatti dalle aziende più intraprendenti, che infatti hanno abbondantemente rifornito gli attori di abbigliamento e accessori alla moda; Diesel e Adidas su tutti.

La strada è segnata e molte aziende del made in Italy potrebbero e dovrebbero seguirla. Per info: p.latini (at) oratorio.biz

NeuroMarketing e Music Placement

  Molti se la prendono con il Product Placement perchè lo confondono con la pubblicità occulta.Di fatto il Product Placement è l’esatto contrario. Se fosse occulto del resto non interesserebbe a nessuno. I clienti del Product Placement viceversa, pretendono che il loro prodotto sia visibile e riconoscibile (quindi non latente). Infatti solo in questo modo potranno poi basare la loro campagna stampa o le loro promozioni su questo fatto.

Chiarisco nuovamente questo aspetto perché soprattutto negli Stati Uniti, grandi amanti delle classifiche e delle categorie, si tende a far rientrare nelle attività di Product Placement anche il NeuroMarketing, che invece risulta a pieno titolo tra quelle attività poco etiche che vanno decisamente biasimate. Per chi non lo sapesse il NeuroMarketing è una delle tante derive estreme attraverso il quale si ricercano spazi (mentali) non ancora assediati dalla pubblicità, ma invece efficienti, da far occupare con promo e brand. Il caso che sta facendo clamore in questi giorni riguarda le dichiarazioni di un produttore discografico di musica hip hop (Russels Simmons co-flondatore dell’etichetta Def Jam) che sostiene di aver ricevuto un offerta dalla Mc. Donal’s per inserire il nome della catena all’interno di una loro hit. Il premio che avrebbero pagato sarebbe stato di circa 1 dollaro per ogni passaggio radiofonico. Pare che l’accordo non sia andato a buon fine solo perchè il produttore pretendeva che l’accordo rimanesse segreto, cosa evidentemente impossibile per il marketing del colosso del fast food. In seguito a questa rivelazione si poi scoperto che alcune agenzie che posseggono una “divisione riservata” avrebbero offerto la medesima operazione ad una trentina di altri artisti (tra cui Lil’ Wayne, Keri Hilson, The Pussycat Dolls, Black Eye’d Peas, Eminem) solo negli ultimi 6 mesi, ma sempre senza successo.

L’integrità artistica è più importante di una piano marketing è stata la risposta di tutti.

Ed è la stessa cosa che sanno da tempo tutti quelli che si occupano seriamente di product placement. Nessun regista, nessun attore, nessun sceneggiatore e nessun produttore che si rispetti, squalificherebbe il suo lavoro per 15.000 euro di un product placement. Costa così poco un posizionamento in un film di alta fascia di Hollywood perché si tratta sempre e comunque di una scelta artistica o narrativa, capace di profilare un personaggio, contestualizzare una scena o addirittura interagire con la storia,.

Se volete p.latini@oratorio.biz