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	<title>Oratorio Posting &#187; Mobile</title>
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	<description>The Product Placement Arena</description>
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		<title>Cellulari e Social Network: il vero 2X1</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 18:15:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa, in un blog dedicato alla “frontiera digitale”, uno studente americano ha pubblicato un interessante post che riguardava l&#8217;interazione che va consolidandosi tra i telefoni cellulari e i social network. In sintesi Morgan (così si chiama il blogger) sostiene che la capacità di intromissione degli smartphone nella routine quotidiana sia senza precedenti nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2096" title="31 01 11" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2011/01/31-01-11-300x238.jpg" alt="31 01 11" width="300" height="238" /><span style="color: #000000;">Qualche giorno fa, in un blog dedicato alla “frontiera digitale”, uno studente americano ha pubblicato un interessante post che riguardava <strong>l&#8217;interazione che va consolidandosi tra i telefoni cellulari e i social network.</strong> In sintesi Morgan <em>(così si chiama il blogger)</em> sostiene che la capacità di intromissione degli smartphone nella routine quotidiana sia senza precedenti nella storia. In effetti è vero che la televisione e persino il computer ad un certo punto <em>(di notte per esempio o quando si è con altre persone)</em> vengono spenti, così come la radio o le consolle per videogiochi. Quasi nessuno però spegne il telefonino, così da poter essere raggiunto in ogni momento in caso di emergenza. Se a questa considerazione si somma il fatto che la gestione del web attraverso i telefonini non è da tempo materia per soli nerd, si capisce quanto potente sia la sinergia con la rete in generale ed i Social Network in particolare. Soprattutto per i molti giovani che hanno ormai sviluppato un rituale che si ripete uguale ogni giorno: alla mattina prima ancora di lavarsi la faccia si butta un occhio agli aggiornamenti e si finisce alla sera augurando la buona notte a quel centinaio di amici con cui si è in amicizia sul web. <span id="more-2095"></span>La giornata è in pratica scandita dagli aggiornamenti propri o altrui e che talvolta si influenzano a vicenda con una velocità prima impensabile.<strong> Il messaggino di semplice testo diventa quindi l&#8217;antenato di questo strumento multimediale</strong> capace di comunicare con immagini, video, musica, testi, link alla rete o anche videogiocare. E&#8217; per questa ragione che i media planner incrementano le pianificazioni con percentuali a due cifre in questi portali e per la stessa ragione gli stessi sono quotati e venduti a cifre praticamente fuori scala dal punto di vista economico. <strong>La logica conseguenza di un tale trend è l&#8217;apertura al mercato della pubblicità e dell&#8217;entertainment</strong> , che dopo quasi cinque anni di balbettii, ora ha capito dove dirigere gli investimenti.</span></p>
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		<title>Tablet Placement</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 14:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fenomeno dei tablet e degli e-book sta costringendo gli editori di libri e giornali a riconfigurarsi, inseguendo i loro inserzionisti e clienti. Solo nei primi sette mesi del 2010 Apple ha venduto più 3 milioni di Ipad, oltre ad aver aperto un book store dedicato ai possessori del sistema. In giugno i prezzi dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1974" title="25 11 10" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2010/11/25-11-10-150x150.jpg" alt="25 11 10" width="150" height="150" />Il fenomeno dei tablet e degli e-book sta costringendo gli editori di libri e giornali a riconfigurarsi, inseguendo i loro inserzionisti e clienti. Solo nei primi sette mesi del 2010 Apple ha venduto più 3 milioni di Ipad, oltre ad aver aperto un book store dedicato ai possessori del sistema. In giugno i prezzi dei libri negli U.S.A. sono crollati e hanno costretto Barnes &amp; Nobles ad adeguarsi con politiche di chiusura di punti vendita, promozioni di prezzo e convenzioni con i nuovi e-readers <em>(Apple infatti non è ormai l&#8217;unico a proporsi nel mercato)</em> <strong>Il product placement si è velocemente insinuato in questa dinamica che ben si concilia con la sua natura</strong>. Sino ad ora infatti si era ben radicato in Televisione, al cinema, nei videogiochi, sul web e stava cominciando prima della crisi economica a infilare un piede nel <em>mobile</em>. Ora invece l&#8217;esplosione delle piattaforme e-book e l&#8217;apertura al dialogo da parte degli editori apre uno scenario nel quale il product placement viene indicato come <em>“l&#8217;ammortizzatore delle perdite su obsolescenza.</em>” I settori merceologici pionieri di questo nuovo comparto sono probabilmente quelli della <strong>tecnologia e dei prodotti del lusso</strong>. In considerazione del costo medio di questi dispositivi e dell&#8217;impiego che ne viene fatto dagli utenti infatti, potranno trovare soddisfazione i prodotti ad alto contenuto tecnologico <em>(auto e moto, orologi, gadget elettronici, audio-video)</em> prodotti rivolti a fasce di popolazione a reddito medio alto<em> (prodotti assicurativi, di investimento mobiliare ed immobiliare, articoli di lusso,)</em> e soluzioni innovative per il web<em> (servizi on line, market place, consulenze per lo sviuppo di soluzioni software e dell&#8217;e-commerce).</em> In considerazione della massa critica di consumatori già in grado di interagire su questo mezzo la proposta di pianificare adv o placement su questi supporti può e deve essere presa subito seriamente.</p>
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		<title>Gli Smart Phone che cercano Smart Contents</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 09:33:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sul Whashington Post di ieri è uscito un articolo che segnerà una svolta importante nella quotidianità di tutti noi. La giornalista che lo ha scritto si chiama Melissa Bell e mai cognome fu più pertinente. Il fatti sono questi. A partire dal prossimo anno alcuni stati “locomotiva” degli USA, come New York, Florida, Pennsylvania e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1928" title="12 11 10" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2010/11/12-11-10-278x300.jpg" alt="12 11 10" width="278" height="300" /><span style="color: #000000;">Sul Whashington Post di ieri è uscito<span style="color: #0000ff;"> </span></span><a href="http://voices.washingtonpost.com/blog-post/2010/11/farewell_phone_books_residenti.html"><span style="color: #0000ff;">un articolo </span></a><span style="color: #000000;">che segnerà una svolta importante nella quotidianità di tutti noi. La giornalista che lo ha scritto si chiama Melissa Bell e mai cognome fu più pertinente. Il fatti sono questi. A partire dal prossimo anno alcuni stati “locomotiva” degli USA, come New York, Florida, Pennsylvania e quasi sicuramente anche la Virginia, non pubblicheranno più gli elenchi telefonici <em>(che proprio negli USA erano nati nel 1878)</em>. Internet un po&#8217; alla volta ha eroso questa fetta di mercato alla carta stampata, ma il colpo di grazia definitivo arriva da ancora più lontano e questo è il secondo fatto importante. I dati di vendita dei telefonini del terzo trimestre di quest&#8217;anno hanno sancito la morte commerciale per obsolescenza dei telefoni cellulari. Nessuno vuole più un aggeggio elettronico che sappia “solo” fare telefonate e mandare messaggini. Le cifre raccontano che il 26% di tutti i cellulari venduti è equipaggiato con Android, il 16,7% sono Iphone e il 14,8% hanno voluto un BlackBerry. Sempre dall&#8217;anno prossimo gli smartphone saranno implementati con la guida telefonica digitale e questi due fattori hanno determinato la scelta di abbandonare la versione cartacea. E&#8217; chiaro quindi che la massa critica di questi dispositivi, potenti come computer ma fruibili come un gadget, stia diventando più che appetibile per contenuti e funzionalità che fino ad ora hanno stentato ad imporsi. La storia ci insegna che dove c&#8217;è un pubblico, ci sono anche investimenti da parte di coloro che intendono attrarre questo pubblico. Progetti di entertainment e servizi sponsorizzati ce ne sono già diversi, ma giurerei che in questi mesi se ne aggiungeranno di nuovi e convincenti. Il segmento degli smartphone quindi, dovrà essere tenuto d&#8217;occhio molto più da vicino da parte dei media planner e forse anche dai produttori di contenuti, che si trovano davanti la prima grande scommessa mediale di questo secolo.</span></p>
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		<title>YouTube Generation</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 12:24:44 +0000</pubDate>
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Il consumo di informazione negli Stati Uniti si va sempre più decisamente orientando al web. Nei mesi da aprile ad agosto i portali dei più prestigiosi quotidiani hanno registrato un incremento del 65% di visualizzazioni dei video proposti, raggiungendo l&#8217;incredibile quota di 3,4 miliardi. Gli analisti ritengono che questo significativo incremento sia in buona parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="alignleft size-full wp-image-1704" title="16 09 10" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2010/09/16-09-10.jpg" alt="16 09 10" width="456" height="308" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il consumo di informazione negli Stati Uniti si va sempre più decisamente orientando al web. Nei mesi da aprile ad agosto i portali dei più prestigiosi quotidiani hanno registrato un <strong>incremento del 65% di visualizzazioni dei video proposti,</strong> raggiungendo l&#8217;incredibile quota di 3,4 miliardi. Gli analisti ritengono che questo significativo incremento sia in buona parte dovuto alla crisi seguita alla catastrofe ambientale del Golfo del Messico, che ha tenuto con il fiato sospeso mezzo continente, ansioso di aggiornamenti costanti circa la sua evoluzione. Gli stessi analisti però ritengono che una volta familiarizzato con il mezzo, il pubblico tenderà a familiarizzare e quindi a fidelizzarsi, consolidando in buona parte il risultato. A confortare questa tesi anche due diverse indagini di mercato che hanno rilevato come <strong>il 70% dei media planner intensificherà l&#8217;investimento in mobile advertising.</strong> Interessanti sono anche gli obiettivi che questi intendono ottenere dalla pianificazione in questi mezzi: <strong>il 65% ha come intento quello di migliorare la brand awareness </strong>mentre solo 21% intende in questo modo raggiungere il pubblico giovanile ed infine un modestissimo 12% ha aspettative di vendita e/o di e-commerce.<br />
Le aziende che già sono impegnate in queste attività hanno notato come il traffico video sia originato in modo più efficiente e rapido attraverso link di Facebook e Twitter in luogo dei tradizionali search engine.</p>
<p>Due sono le riflessioni che si possono fare:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">1)</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">gli investimenti in visibilità passano quindi attraverso strategie di comunicazione orizzontali più che verticali</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">2)<br />
i video virali e la placement popularity funzionano meglio, ai fini promozionali, degli ormai istituzionali motori di ricerca.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
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		<title>Il video del Lolla Mobile</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 06:42:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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In aggiunta al post sul Lollapaloosa Mobile Placement e più in generale sulle Mobile TV, mi sono fatto prestare questo video dalla produzione.
E&#8217; fatto bene è piuttosto chiarificatore.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ewUP7uIj4mw&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/ewUP7uIj4mw&amp;hl=it&amp;fs=1" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object> </p>
<p>In aggiunta al post sul Lollapaloosa Mobile Placement e più in generale sulle Mobile TV, mi sono fatto prestare questo video dalla produzione.<br />
E&#8217; fatto bene è piuttosto chiarificatore.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lolla Mobile</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 19:15:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Nonostante che Lollapaloosa sia il più antico e popolato festival rock del mondo, di sicuro è anche il più dinamico. E&#8217; di qualche giorno fa la notizia di un accordo con Go Tv per la distribuzione dell&#8217;evento anche attraverso il suo syindicate. Go Tv è un intelligente produttore di contenuti media dedicati alla mobilità (telefonini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="alignleft size-full wp-image-1617" title="18 07 10" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2010/07/18-07-10.gif" alt="18 07 10" width="148" height="62" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Nonostante che Lollapaloosa sia il più antico e popolato festival rock del mondo, di sicuro è anche il più dinamico. E&#8217; di qualche giorno fa la notizia di un accordo con <strong><a href="http://gotvnetworks.com/"><span style="color: #000080;">Go Tv</span></a></strong> per la distribuzione dell&#8217;evento anche attraverso il suo syindicate. <strong>Go Tv è un intelligente produttore di contenuti media dedicati alla mobilità</strong> (telefonini, iPad ecc.), che oltre ad essere il più grande e qualificato nel suo campo, per me rappresenta il futuro dell&#8217;entertainment. Ad ogni modo l&#8217;accordo con Lollapaloosa prevede tre diverse opzioni. La prima, denominata “<strong>Branded Video Content</strong>”, consente la sponsorizzazione di 15 video del Lollapalossa nei quali è possibile integrare anche un video istituzionale del brand sponsor. La seconda opzione è la “<strong>Sponsored Channel Takeover</strong>” dove è addirittura possibile creare un canale dedicato allo sponsor, attraverso il quale distribuire 35 video dell&#8217;evento. La terza opportunità detta anche “<strong>Silver Package</strong>” prevede una visibilità “on stage” ed oltre 50 video distribuiti con la brand integration dello sponsor.</p>
<p>Se posso permettermi un consiglio, ritagliatevi una mezz&#8217;oretta del vostro tempo per studiarvi il sito e la proposta di GO TV. Lo dico senza interesse personale (purtroppo).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>iPad ed il Placement nello Spazio (pubblico)</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 09:54:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Accogliamo con piacere il contributo di un amico e collega che meglio di chiunque altro ci potrà spiegare come un Iphone possa diventare una micidiale macchina da Placement.  Helder di 39inc lavora per una società americana che si dedica allo sviluppo di soluzioni per molti versi inquietanti, ma per molti altri versi eccitanti e utili.. dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1509" title="25 05 10 1" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2010/05/25-05-10-1-300x300.jpg" alt="25 05 10 1" width="300" height="300" />Accogliamo con piacere il contributo di un amico e collega che meglio di chiunque altro ci potrà spiegare come un<strong> Iphone possa diventare una micidiale macchina da Placement. </strong> <a href="helder@39inc.com"><span style="color: #0000ff;">Helder di 39inc</span></a> lavora per una società americana che si dedica allo sviluppo di soluzioni per molti versi inquietanti, ma per molti altri versi eccitanti e utili.. dopo aver letto questo interessante post, provate a pensare le utilità in campo di assistenza medica ad esempio.<br />
<span lang="it-IT"><br />
Come sempre Apple è riuscita a creare un hype straordinario attorno al suo nuovo prodotto e i fedelissimi si sono accampati fuori dagli apple store per aggiudicarsi i primi pezzi. </span>28 giorni dopo il lancio la quota di iPad venduti è di un milione di pezzi, all&#8217;epoca l&#8217;iPhone ne impiegò 74.</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" lang="it-IT">iPpad però e&#8217; una piattaforma chiusa, in pratica Apple ha fatto in modo che l&#8217;utente non “possa metterci le mani”. Non si può dunque entrare nei meandri del sistema operativo per intervenire come nei normali computer. Il perché è presto detto: Apple garantisce l&#8217;efficienza della sua piattaforma proprio per il fatto che l&#8217;utente non è in grado di combinare guai. Quanti tra voi hanno l&#8217;amico che ogni 2 settimane chiede a qualcuno di aggiustargli il computer perché “è successo qualcosa, ma non si sa cosa, io non ho toccato niente” sanno di cosa stiamo parlando.<br />
L&#8217;intuizione della Apple con iPad è stata proprio questa: dare un computer ultrasemplificato che sia utilizzabile da persone che non devono far grandi cose se non email, facebook, navigazione in genere.</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" lang="it-IT">Tutto rose e fiori dunque? &#8230;Non proprio: dietro alle quinte si stanno muovendo grandi interessi..<span id="more-1507"></span> Il problema riguarda soprattutto il mondo degli sviluppatori. Apple al tempo dell&#8217;iPhone ha deciso di non supportare Flash, la famosa tecnologia che da anni ha portato il “movimento dentro le pagine web” consentendone la visualizzazione di filmati ed effetti visivi fino ad allora inipotizzabili. Da allora è in atto una diatriba tra Adobe, casa produtricedi Flash, e Steve Jobs, che ha appassionato sviluppatori e geek di tutta la rete, quasi come fosse una nuova stagione di Lost.</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" lang="it-IT">Senza dilungarci troppo su tutti i colpi di scena avvenuti finora, veniamo allo stato attuale delle cose: iPad, iPhone, iPod touch hanno un ottimo programma di navigazione che però non supporta Flash, nonostante i video di youtbe siano comunque visualizzabili attraverso un&#8217;apposita app. Il problema permane per tutti quei siti che al giorno d&#8217;oggi sono basati nella loro interezza su Flash: colossi come alfa romeo ed interi settori merceologici, quali moda, design, fotografia, sulle device Apple sono inaccessibili.<br />
Nasce così l&#8217;idea di un account italiano di <a href="http://www.39inc.com/"><span style="color: #0000ff;">39inc.com </span></a>così da aggirare il problema: Per ogni sito pensato in Flash, quindi pensato per un computer con mouse e tastiera, si realizza una coniugazione specifica per il paradigma device Apple multitouch.</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" lang="it-IT">In sostanza l&#8217;ipotesi è quella di creare delle App che riproducano il contenuto del sito in un formato visualizzabile da Ipad/iPhone/iPod touch senza rinunciare all&#8217;accattivante estetica in movimento data da Flash. L&#8217;idea non si ferma però ad una semplice coniugazione degli schermi multitouch di Apple: fatto 30, facciamo 31 e sfruttiamo tutte le possibilità date dal mobile: <strong>con il gps possiamo creare nuovi concept che possano trarre vantaggio dall&#8217;aver sempre con se un telefono collegato alla rete. Da questo punto in poi le possibilità sono infnite: prossimity marketing che veicoli contenuti relativi ad un placement tanto per dire un paio di parole “a caso”</strong></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" lang="it-IT">Chi lo sa, magari un giorno avvicinandoci ad un negozio Levi&#8217;s* potrebbe succederci di vincere un viaggio nel tempo.</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" lang="it-IT"> *scusate, volevo dire Calvin Klein</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" lang="it-IT"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Google e la Terza Via</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 16:15:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ 
Fino ad oggi le posizioni erano chiare: da una parte la pubblicità in senso lato (spot, sponsorizzazioni, telepromozioni) dall&#8217;altra il product placement (verbal mention brand integration ecc.) ora, invece, con l&#8217;annunciata TV interattiva di Google, il confine tra le due tecniche, ma anche e soprattutto tra le due filosofie, diventa indistinguibile. 
 Quando i suoi potenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2010/03/23-03-10-02.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1373" title="23-03-10-02" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2010/03/23-03-10-02-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Fino ad oggi le posizioni erano chiare: da una parte la pubblicità in senso lato <em>(spot, sponsorizzazioni, telepromozioni)</em> dall&#8217;altra il product placement <em>(verbal mention brand integration ecc.)</em><span style="font-style: normal;"> ora, invece, con l&#8217;annunciata TV interattiva di Google, il confine tra le due tecniche, ma anche e soprattutto tra le due filosofie, diventa indistinguibile. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> <span style="font-style: normal;">Quando i suoi potenti motori di ricerca, il suo AD Sense e tutti i suoi più segreti algoritmi saranno impiegati per implementare contenuti televisivi digitali&#8230; e quando questi contenuti saranno integrati in smart-phone e computer marchiati Google ma realizzati in joint venture con Apple, accadrà quello che nemmeno i futurologhi avrebbero osato immaginare. Non c&#8217;è molto di ufficiale al momento, ma trascurare questo tema in attesa di annunci pubblici sarebbe quanto meno ingenuo. Conviene sin da ora riflettere sul tema, prevedere ed attrezzarsi. Anche perché Google non è nemmeno l&#8217;unico colosso ad investire in questa direzione: Comcast e Verizon ad esempio, stanno mettendo in campo tutto il loro know how per arrivare prima o meglio degli altri al traguardo dell&#8217;entertainment cross-mediale. E per raggiungere i propri obiettivi, pare che ciascuno di questi attori stia mettendo a budget cifre che oscillano tra i 30 e i 45 miliardi di dollari. Come cambierà la fruizione di quella che una volta era molto schematicamente chiamata TV (</span><em>e che d&#8217;ora in poi non sarà più semplicemente “Show&#8221;)</em><span style="font-style: normal;"> è in parte già previsto.<span id="more-1372"></span> Innanzitutto spariranno i palinsesti perché i format saranno distribuiti “on demand” sia in termini di tempo </span><em>(nel momento che l&#8217;utente desidera)</em><span style="font-style: normal;"> sia nel mezzo prescelto </span><em>(Smartphone, Computer, TV, Navigatore dell&#8217;auto, netPad etc.)</em><span style="font-style: normal;">, poi ragionevolmente spariranno anche i canali generalisti a beneficio di quelli tematici </span><em>(e questo è quello che già accade con le TV a pagamento e le radio in molti paesi)</em><span style="font-style: normal;">. Subito dopo arriveranno i programmi “pusher” che offriranno intrattenimento sulla scorta dello storico delle scelte effettuate </span><em>(ed anche questa non è una novità, almeno per le web-radio che già li utilizzano da anni)</em><span style="font-style: normal;">. Lo stesso programma sarà anche utilizzato per inserire la pubblicità <em>(ovviamente e rigorosamente personalizzata</em>), scelta secondo precisi profili ricavati dall&#8217;analisi delle scelte d&#8217;acquisto di format, dal profilo sociodemografico e dallo studio alcuni comportamenti durante la fruizione del servizio </span><em>(quest&#8217;ultimo già in fase di area test in alcuni pannelli promozionali in centri commerciali giapponesi.)</em><span style="font-style: normal;"> I programmi preferiti potranno poi essere seguiti, commentati, votati e forse anche modificati attraverso Facebook, Twitter, Skype ed altro ancora da venire. Ma soprattutto, attraverso questi applicativi, sarà possibile fare dell&#8217; e-shopping cliccando sul prodotto indossato dall&#8217;attore o presente nella scena. Si potrà richiedere anche solo un preventivo o delle personalizzazioni. Si potrà fare domande alla casa produttrice o votare per il gradimento o il deprezzamento del prodotto, rivoluzionando in questo modo, per sempre, le strategie di vendita e l&#8217;assetto commerciale dei mercati. Aspetto questo che potrebbe influire direttamente e rapidamente anche sul territorio (che fine faranno i centri commericali?&#8230;. e i centri storici?)&#8230; può bastare o devo andare avanti?</span></p>
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		<title>TV Everywhere Reloaded</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 13:54:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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 Poco meno di un anno fa su questo blog si dava conto dello stop che Jeff Bewkes, CEO della Warner Bros., aveva dato al suo stesso progetto di “TV Mobile” denominato “TV Everywhere”. Le ragioni principali dell&#8217;accantonamento erano la fase parossistica della crisi che in quel momento si stava vivendo (al tempo negli USA le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2010/02/11-02-10.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-1268" title="11-02-10" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2010/02/11-02-10.gif" alt="" width="255" height="44" /></a></p>
<p> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #333333;">Poco meno di un anno fa su questo blog si dava conto dello stop che Jeff Bewkes, CEO della Warner Bros., aveva dato al suo stesso progetto di “TV Mobile” denominato “TV Everywhere”. Le ragioni principali dell&#8217;accantonamento erano la fase parossistica della crisi che in quel momento si stava vivendo (al tempo negli </span><a href="http://www.comscore.com/Products_Services/Product_Index/Video_Metrix"><span style="color: #333333;"><span style="text-decoration: none;">USA</span></span></a><span style="color: #333333;"> le banche fallivano a ripetizione) e la non sufficiente diffusione di tecnologia mobile (telefonini, net-pc, tablet etc).<br />
</span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #333333;">A distanza di 11 mesi la situazione è piuttosto diversa. A parte qualche nuovo strumento lanciato di recente e molto utile a questo scopo ( iTablet della Apple appunto), il dato più incoraggiante arriva da una ricerca di </span><span style="color: #000080;">“</span><a href="http://www.comscore.com/Products_Services/Product_Index/Video_Metrix"><span style="color: #000080;"><strong>comScore</strong></span></a><span style="color: #333333;">” aggiornata a dicembre 2009, che registra come, soprattutto le nuove generazioni, fruiscano abitualmente dei video on demand presenti nella rete. Le cifre sono di quelle che non ammettono repliche: <strong>178 milioni di utenti fedeli, che consultano 33 miliardi di video. Di questi, circa un miliardo sono video pubblicitari.</strong><span style="font-weight: normal;"> Alcuni osservatori ritengono che l&#8217;ultimo ostacolo che separa i video on demand dalla conquista semi-monopolistica del mercato siano la standardizzazione dei protocolli e della navigazione. Altri invece, come </span><em><span style="font-weight: normal;">Matt Wasserlauf </span></em><em><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">fondatore della casa di produzione e distribuzione di video digitali “</span></span></em></span><span style="color: #333333;"><em><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #000080;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://bbe.com/">BBE</a></span></strong></span>” </span></span></span></em><em><span><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;">ritiene che questo non sia già più un problema se è vero (come ed è vero) che portali come <span style="color: #000080;">&#8220;</span></span></span></span></span></em><em><span><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #000080;"><strong><a href="http://www.oratorio.biz/product-placement/hulu-per-chi-non-lo-conosce.html">hulu</a></strong></span>&#8220;</span></span></span></span></em><em><span><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;"> hanno dichiarato di avere superato la rispettabile soglia di 100 milioni di utenti.</span></span></span></span></em></span><br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://www.oratorio.biz/product-placement/hulu-per-chi-non-lo-conosce.html"><span style="color: #333333;"><em><span><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;">Il vero fattore di successo (o la vera barriera da superare) saranno invece, secondo </span></span></span></span></em><em><span><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;">Matt Wasserlauf</span></span></span></em><em><span><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;">, lo studio e l&#8217;individuazione di nuovi contenuti, nuovi linguaggi, nuovi tempi e nuove formule di business adatti alla Facebook Generation.</span></span></span></span></em></span></a><br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em><a href="http://www.oratorio.biz/product-placement/borderman.html"><span style="color: #333333;"><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;">In questo contesto si innesta alla perfezione anche il progetto nel quale Oratorio Posting crede (e sostiene), di produrre web serial multiformat, commissionati da marchi che con questo prodotto intendono veicolare la loro comunicazione <span><span style="text-decoration: underline;"><strong>(<span style="color: #000080;">7plot X 7brand</span></strong></span></span>). Ora quindi, i tempi sono maturi perchè è maturata una intera generazione&#8230; sia di ragazzi che di tecnologia.</span></span></span></span></a></em></span></p>
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		<title>BORDERMAN</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 09:00:55 +0000</pubDate>
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Cominciano ad arrivare delle buone idee per il premio “7 produzioni per 7 prodotti” di cui abbiamo trattato un mesetto fa e che forse nella sua versione ufficiale si chiamerà “7 plot per 7 brand”.
E&#8217; bene dire che questo premio non vede un solo vincitore; perché regalare coppe e medaglie non è il suo scopo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/12/16-12-09.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1147" title="16-12-09" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/12/16-12-09.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a> <br />
Cominciano ad arrivare delle buone idee per il premio “<a href="http://www.oratorio.biz/product-placement/ecco-una-risorsa-per-filmaker-indipendenti-e-brand-intraprendenti.html"><span style="color: #000080;"><strong>7 produzioni per 7 prodotti</strong></span></a>” di cui abbiamo trattato un mesetto fa e che forse nella sua versione ufficiale si chiamerà “7 plot per 7 brand”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">E&#8217; bene dire che questo premio non vede un solo vincitore; perché regalare coppe e medaglie non è il suo scopo. Il suo obiettivo infatti è <span style="text-decoration: underline;"><strong>individuare delle buone idee da segnalare ad aziende interessate a pianificare in product placement innovativi</strong></span>. I budget dei web serial sono così contenuti che, di fatto, i brand che investono nel progetto si trasformano in microproduttori e in questa nuova veste potranno gestire e veicolare il loro prodotto/webserial anche secondo proprie specifiche strategie (nel sito aziendale, nella pagina di facebook, su youtube o metacafe, attraverso DVD, videofonini e magari anche vendendo il format a qualche emittente del digitale).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Proprio <span style="text-decoration: underline;"><strong>all&#8217;interno di questo scenario il progetto “Borderman” è una sua eccellente interpretazione</strong></span>. Innanzitutto non si tratta nemmeno di una webserial tradizionale, non è cioè una semplice trasposizione sul web di una sit-com, ma si declina in una cosa diversa che viene definita <strong>un “multiformat</strong>” perché si divide in 5 sezioni tra di loro conseguenti ma che trattano lo stesso tema. Poi, proprio grazie a questa struttura modulare, Borderman si presta particolarmente a iniziative di product placement, tanto da essere stata concepita proprio per questa funzione, naturalmente salvaguardando le peculiarità narrative e l&#8217;appetibilità per il pubblico. I più interessati a questo progetto dovrebbero essere le aziende di articoli e abbigliamento sportivo, i brand più casual ed informali della moda, compresi gli accessori, e tutti quei marchi che gravitano a vario titolo attorno alla musica “Indi”. Data l&#8217;esiguità dell&#8217;investimento, la creatività del progetto e la sua duttilità nella pianificazione, si tratta di un opportunità dal grande potenziale su cui investire con sicurezza.</p>
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		<title>Charlie&#8217;s Angels Reloaded</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 15:44:57 +0000</pubDate>
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 A cavallo tra gli anni &#8216;70 e &#8216;80 (negli U.S.A è andato in onda dal 1976 al 1981), Charlie&#8217;s Angels incantava gli spettatori della TV per la sua formula originale, che mescolava il glamour di tre belle ragazze molto “posch”, con il “soft thriller” buono per tutte le età.
Dopo una ventina d&#8217;anni il format è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/h-MG3zrV1Bk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/h-MG3zrV1Bk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">A cavallo tra gli anni &#8216;70 e &#8216;80 (<em><span style="font-size: x-small;">negli U.S.A è andato in onda dal 1976 al 1981</span></em>), Charlie&#8217;s Angels incantava gli spettatori della TV per la sua formula originale, che mescolava il glamour di tre belle ragazze molto “posch”, con il “soft thriller” buono per tutte le età.<br />
</span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dopo una ventina d&#8217;anni il format è stato importato al cinema con due episodi (<span style="font-size: x-small;"><em>nel 2000 “Charilie&#8217;s Angels” e nel 2003 “Charlie&#8217;s Angels: Full Throttle”</em>)</span> che hanno ottenuto dignitosi riscontri, tanto che è già programmato un terzo remake, anche se non ancora entrato in produzione. Il plot è stato poi declinato nel 2003 in versione videogame per diverse consolle <em>(<span style="font-size: x-small;">Nintendo, GameCube e PlayStation 2</span>)</em> e addirittura anche per telefonini.<br />
</span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno poi si parla di una sua nuova versione in telefilm, un po&#8217; come è già successo di recente con <span style="color: #003366;"><strong>“</strong></span><a href="http://www.cwtv.com/shows/90210"><span style="color: #003366;"><strong>Beverly Hills</strong></span></a>”, “<a href="http://www.cwtv.com/shows/melrose-place"><strong><span style="color: #003366;">Merlose Place</span></strong></a><span style="color: #003366;"><strong>”,</strong> </span>“<a href="http://www.vvisitors.it/"><span style="color: #003366;"><strong>V Visitor</strong></span></a>” e “<a href="http://www.knightrider.it/public/forum/viewforum.php?f=52"><span style="color: #003366;"><strong>Supercar</strong></span></a><span style="color: #003366;"><strong>”. </strong></span>Serials questi che non tutti hanno raggiunto l&#8217;Italia e quelli che l&#8217;hanno raggiunta (<span style="font-size: x-small;">90210</span>) con risultati non sempre all&#8217;altezza delle aspettative <em>(<span style="font-size: x-small;">negli USA invece hanno ottenuto premi e segnalazioni</span>)</em>. Le premesse in questo caso sono però un po&#8217; diverse: sceneggiatori e produttori sono tra i migliori, ma soprattutto sono in parte gli stessi di allora. A fare da cerniera con la versione per cinema è Drew Barrymore, che nel serial affianca i produttori Josh Friedman e Leonard Goldberg.<strong> Anche se non è ufficiale le riprese dovrebbero cominciare nell&#8217;autunno del 2010. </strong>Tempistica ideale per quei marchi <em><span style="font-size: x-small;">(moda, accessori, design e motori in primis</span>) </em>che hanno voglia di fare una<strong> brand integration longeva e trasversale.</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
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		<title>140 Caratteri Gratuiti che si chiamano Twitter</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 09:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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La settimana scorsa Evan Williams, CEO di Twitter, è stato intervistato dal quotidiano inglese Telegraph. Quello che ha detto, anche se non ha stupito nessuno perché erano già cose piuttosto note, in realtà avrebbe dovuto far pensare.. e parecchio, gli strateghi del marketing ed i media planner. Il modello di business che propone Twitter (140 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/10/26-10-0.jpg"></a><a href="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/10/26_10_03.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1015" title="26_10_03" src="http://www.oratorio.biz/wp-content/uploads/2009/10/26_10_03-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a><br />
<span style="font-family: Arial, sans-serif;">La settimana scorsa Evan Williams, CEO di Twitter, è stato intervistato dal quotidiano inglese Telegraph. Quello che ha detto, anche se non ha stupito nessuno perché erano già cose piuttosto note, in realtà avrebbe dovuto far pensare.. e parecchio, gli strateghi del marketing ed i media planner. Il modello di business che propone Twitter (<em>140 caratteri gratuiti per tutti, ogni volta che si vuole</em>) <strong>è rivolto alla telefonia mobile</strong>. Questo perché la sua brevità e la sua alta frequenza sono compatibili con gli SMS, gli MMS e più in generale con quella generazione trasversale che ormai ha integrato nella propria vita in modo insostituibile il telefonino. Non a caso, anche qui in Italia uno dei casi più clamorosi di campagna pubblicitaria a mezzo Twitter è stata H3G <em>(su “L&#8217;impresa di Comunicazione del mese di settembre c&#8217;è un ottimo articolo di Angela D&#8217;Amelio</em>). Williams fa però anche notare che il suo social network, oltre che essere efficiente ed innovativo, <strong>propone i suoi spazi gratuitamente</strong> e non con un listino, come qualsiasi altro mezzo di comunicazione.</span></span></div>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Questi due fattori lo avvicinano davvero molto alle teorie sul marketing che hanno permesso la nascita e lo sviluppo del Product Placement <em>(tipologia scelta artistica</em>), e potrebbero anche suggerire la soluzione alla tematica <em>(trattata già diverse volte in questo blog</em>) del “<strong>Mobile Enterteinmen</strong>t”. Il momento di abbandonare i loghi, le icone, i colori, la grafica, l&#8217;animazione e i jingle è arrivato prima che ce ne accorgessimo&#8230; anche se un po&#8217; tutti noi lo avevamo da tempo invocato.</span></p>
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		<title>Guinness Mobile</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 08:18:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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 Esattamente tra una settimana la birra irlandese più famosa al mondo compirà 250 anni e molti sospettano che le celebrazioni saranno spregiudicate. La Guinnes infatti non è nuova alle sperimentazioni promozionali, anzi è suo il primo esempio di marketing virale (per non dire ovviamente della stratosferica idea del Guinnes dei primati). Si era alla fine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/BrSSSfYE2dQ&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/BrSSSfYE2dQ&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p> <span style="font-family: Arial, sans-serif;">Esattamente tra una settimana la birra irlandese più famosa al mondo compirà 250 anni e </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">molti sospettano che le celebrazioni saranno spregiudicate. La Guinnes infatti non è nuova alle sperimentazioni promozionali, anzi è suo il primo esempio di marketing virale (per non dire ovviamente della stratosferica idea del Guinnes dei primati). Si era alla fine degli anni &#8216;80 quando un po&#8217; dappertutto girava un dischetto con un gioco strano, dove dovevi versare la Guinnes dalla spina a molti clienti ma, se la spinavi troppo in fretta, perdevi. La trovata era geniale,<strong> ti divertivi, imparavi come si versava una Guinnes per rispettare le sue caratteristiche e veicolavi il suo marchio ad un numero esponenziale di persone potenzialmente clienti</strong>. Quella stessa idea, dopo una decina d&#8217;anni ha trovato il suo media ideale con internet, e adesso il viral, il buzz il guerrilla ed altre strategie di questo tipo sono i nipotini vivaci e creativi di quella grande pensata.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Finalmente ieri sono cominciate a trapelare informazioni su cosa stia passando per la testa al marketing dept. di Guinness</strong>: un&#8217;applicazione GPS per iPhone attraverso la quale, ovunque tu ti trovi, puoi facilmente individuare il locale più vicino che serve Guinness alla spina. Fedele anche al suo obiettivo di tutelare la qualità del prodotto, lo stesso gadget contiene anche un manuale con “le sei fasi per ottenere una perfetta pinta di birra”, oltre a qualche screensaver e le necessarie raccomandazioni circa l&#8217;uso moderato del prodotto alcolico. Guinnes insomma dopo i videogames ed internet scommette sui telefonini e piazza il suo bel logo nei display di chiunque possieda un iPhone e abbia voglia di investire un dollaro e novantanove per acquistare questa applicazione. E questo è forse l&#8217;ennesimo fatto strano. Si tratta di un gadget a pagamento, come dire un product placement pagato dal pubblico, ma a giudicare dal numero di amanti della “Scura” è probabile che ancora una volta la Guinness abbia ragione e veda più avanti degli altri.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
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