Archive for the ‘Cinema’ Category

AVON MAN

 

Tra poco più di un mese ad Atlanta cominceranno le riprese di Avon Man. Una commedia brillante interpretata dall’australiano Hugh Jackman (X Men tutta la saga, Kate & Leopold, Scoop, Australia più un’altra ventina di film) e diretta da Kevin Lima, un esperto regista impiegato spesso dalla Disney per i suoi lungometraggi (Tarzan, La carica dei 102, Alladin Oliver & Company) e che più recentemente ha firmato il bel “Come d’incanto”.

La trama racconta dell’inedito riscatto di un padre di famiglia che, avendo perduto il posto di rivenditore di auto, trova un inaspettato successo come venditore porta a porta di prodotti cosmetici per signore. Sfruttando il suo fascino e assoldando tutti gli altri suoi colleghi, anche loro licenziati dal medesimo datore di lavoro, forma una squadra di sexi e agguerriti venditori, con l’obiettivo di vincere un premio messo in palio dalla Casa.

Questa è una produzione che in termini di product placement interessa i marchi di oggetti d’arredo, di design, di accessori e abbigliamento femminile e maschile. (more…)

Q School, The Golf Comedy

Ci sono molti thiller ed action movie sul set in questo momento… ne parleremo prossimamente. Ma per la ragione che, generalmente, il product placement preferisce le commedie, soprattutto quelle con attori e attrici che piacciono, che sono bravi o che divertono, vi segnalo “Q SCHOOL”. Prodotto dalla corazzata Dreamworks / Paramount, il film racconta di un torneo (realmente esistente) al quale partecipano centinaia di aspiranti professionisti del golf che, vincendo questa competizione, vengono ammessi al circuito professionistico mondiale (PGA Tour). Q. School che significa “Qualifying School, viene raccontato attraverso le vicende di Dennis Quaid e Tim Allen, una coppia inedita ma dal grande mestiere, che si darà da fare tra i “green” dei campi da golf ma anche nella vita.

Si tratta di un tipico caso di Product placement per un verso generalista (auto, abbigliamento, accessori come occhiali, cappelli, orologi ecc.) e per un altro verso invece, estremamente di nicchia quando si parla di abbigliamento accessori e attrezzatura da golf. Quest’ultima farà ragionevolmente la parte del leone in questa produzione. In Italia ci sono soprattutto ottime aziende di abbigliamento, che dedicano linee o intere produzioni a questo sport, ancora selettivo ma in grande espansione. L’opzione italiana potrebbe. per altro, trovare più di un consenso ad Hollywood, sia per la credibilità del nostro made in Italy, sia per l’opportunità di presentare qualcosa di nuovo in un film che di nuovo ha già la coppia di star.

HARVEY

 

Harvey è stato il più grande film prodotto dal cinema mondiale. Spiace per le Odissee o le Apocalissi, i Padrini o i Tempi Moderni, ma Il coniglio immaginario alto tre metri che ha accompagnato James Stewart prima a teatro e poi sul set, incarna il vero significato del cinema e ne esalta come nessun altro le potenzialità… che non hanno quindi quasi mai bisogno di effetti speciali (Avatar) o di dialoghi troppo strutturati (Big Kahuna). E’ già tutto contenuto in buon ordine nella fantasia dello spettatore e non aspetta altro che essere liberata da progetti surreali, che sembrano fatti apposta per lui.. e solo per lui.

Adesso Steven Spielberg, eccellente visionario, ha seriamente deciso dopo qualche esitazione, di proporre la sua interpretazione di questa pietra miliare hollywoodiana. (more…)

FOOTLOOSE 2010

 

A distanza di 26 anni, Hollywood ha pensato ad una riedizione dell’allora amatissimo “Footloose”, che raccontava la voglia di ribellione e modernità di una compagnia di ragazzi della lontana provincia americana, ancora tutta cowboy e sermoni calvinisti. La Paramount ha chiamato Chace Crawford ad interpretare il ruolo che fu di Kevin Bancon, dopo la rinuncia di Zac Efron (probabilmente preoccupato dell’inevitabile paragone con il grande attore ormai diventato un “cult”)
A fianco di Carwford è stata scelta la deliziosa Julianne Hough, cantante country nota al grande pubblico soprattutto per la sua doppia vittoria all’edizione americana di “Ballando con le Stelle. L’edizione 2011di Footloose sarà dominata dalla urban music e da notevoli coreografie, garantite da un budget di produzione piuttosto elevato (25 milioni di dollari). La data di inizio delle riprese non è ancora stabilità, ma è certo che sarà oltre la metà di marzo. Tra i prodotti più indicati per il product placement si segnalano l’abbigliamento giovanile, i prodotti legati alla musica e al vivere quotidiano dei teen ager.

Giorgio De Carlo affronta il Product Placement

 

La settimana scorsa ho incontrato il sociologo Giorgio De Carlo, amministratore delegato di Quaeris, una società di sondaggi e ricerche di mercato con ha una grande esperienza nel mondo dell’entertainment. Vi propongo l’intervista perché il suo punto i vista è interessante. In particolare vi segnalo la sua tesi che l’efficacia del Product Placement si attenga anch’essa alla regola della quantità (ripetizione) e della qualità (pertinenza ed utilità… in due parole placement come scelta artistica.). Questo fatto, assimila quindi lo strumento del Placement a ogni altro mezzo di veicolazione del messaggio. Se questa considerazione vi sembrerà banale, provate a chiedere alle aziende quanto il product placement sia pianificato sulla scorta di analisi quali-quantitative….Interrogato sull’ipotesi e l’utilità di costituire un Osservatorio del Product Placement, progetto lanciato e sostenuto da questo blog, De Carlo lo ritiene uno strumento essenziale non tanto e non solo come fattore di valorizzazione degli investimenti, quanto come veicolo per la diffusione della cultura di prodotto. Fattore quest’ultimo essenziale per fare del pubblico un’utenza informata e consapevole. Anche noi crediamo che questo fattore sia determinante: “Oratorio Posting” è nato proprio dalla convinzione che, potendo usufruire di un mercato preparato ed attento (a punire le promozioni improvvisate o scorrette, ma anche a premiare quelle creative e coerenti), il product placement potrebbe diventare un mezzo ancora più efficiente e fruibile. Questa intervista infine, offre anche uno spunto pratico su uno strumento in effetti poco valorizzato: il colophon. Si tratta della possibilità data ad ogni spettatore di acquisire in autonomia e piena libertà delle informazioni alle quali è interessato. Poco utilizzato ad Hollywood, un po’ più in Europa ed in Italia in particolare, ha visto la sua massima espressione in Korea (si chiama Colophon Voiceover Placement e ne abbiamo parlato poco più di un anno fa). Tecnicamente la presenza nei titoli di coda non è un “product placement” ma una “brand integration”, certamente però entrambe agiscono nel medesimo contesto (lo show) ed in termini di sinergia sono assimilabili ad una pagina pubblicitaria di una casa automobilistica, su di un magazine, nella medesima uscita dove è pubblicato anche uno speciale sulle novità del Salone dell’Auto. Non sempre il colophon è così impegnativo dal punto di vista economico, la sua efficacia invece pare accertata anche secondo l’opinione del sociologo, che afferma di farne un uso anche personale per il recupero delle informazioni di suo interesse.Il video non è perfetto e il montaggio è “spartano”, ma i contenuti credo compensino in abbondanza le sbavature formali.

Pretend Wife: Product Placement a Beverly Hills


Adam Sandler a Jennifer Aniston stanno cominciando a girare “Pretend Wife”, una commedia che si muove tra Beverly Hills e le Hawaii, probabilmente ispirata dal romanzo di Bridget Asher . La trama però, non è quella che si legge nei siti e tra le anticipazioni arrivate sino ad ora in Italia, dove sembrava che Jennifer fosse una finta moglie o un’imbrogliona. La synopsys comincia invece con un Danny Macabbee (Adam Sandler) umiliato il giorno del suo matrimonio, quando si sente ammettere dalla futura moglie che sino ad ora lo ha imbrogliato approfittandosi della sua generosità e ricchezza. Quel giorno naturalmente Danny non si sposa, ma da allora e per i successivi 15 anni scoprirà la potenza e le opportunità che offre una anello nuziale portato al dito, simulando una inesistente moglie. Tutto bene fino a quando non incontrerà Palmer (Jennifer Aninston) e se innamorerà.

Il film è destinato ad uscire negli USA per San Valentino, mentre dovrebbe arrivare in primavera da queste parti. Eccezionali sono le opportunità per il product placement di prodotti Italiani. Una buona metà ed oltre del film è infatti girato per le strade ed i negozi di Beverly Hills, da dove i due usciranno con pacchetti e pacchettini, proveranno ed compreranno vestiti, accessori ed ogni genere di beni di lusso. In particolare la produzione è alla ricerca di questo tipo di prodotti:

Borsette
Scarpe
Prodotti di bellezza e cura della persona
Drinks e bibite
Auto fuoristrada
Abbigliamento estivo vacanziero
Attrezzature da golf

Tutti i brands dovranno essere accomunati dalla caratteristica di essere molto esclusivi, costosi e prestigiosi.

 

Roma made in USA

Tra due giorni esce nella sale americane “When in Rome” (ne avevamo già parlato), una commedia Disney che nei progetti iniziali della produzione sarebbe dovuta uscire l’estate scorsa e poi a Natale. Alla fine, invece, è stata di nuovo rinviata per evitare che il sovraffolamento di “corazzate cinematografiche” affondasse questo simpatico progetto. Si tratta di una storia un po’ magica e un po’ romantica, ambientata tra Roma e New York (vedi trama) interpretata da onesti attori di medio talento (a parte Denny Devito) tra cui Kristen Bell e Josh Duhamell. Tutti attori belli ma non sexi, bravi ma senza una personalità troppo marcata, così che la loro interpretazione non ingombri la narrazione (che nei prodotti Disney è sempre l’elemento più connotativo). Gli inevitabili stereotipi degli italiani e dell’Italia ci sono purtroppo tutti ed elaborati anche con poca originalità. Il risultato però è comunque un prodotto carino e abbastanza divertente, molto simile ad un frullato a base di “ il Mio Grasso e Grosso Matrimonio Greco e Mary Poppins.” L’italia ed i suoi modelli, comunque si confermano uno dei soggetti preferiti dal mondo da Hollywood e di questo le aziende italiane stanno prendendo coscienza. Il marchio Jada della famiglia Bisol ad esempio è presente significativamente in questo film; un rapporto con la Disney significa percorrere un sentiero largo e diritto che porta un po’ dappertutto…anche Roma.

ST. MORITZ AWARD: Place for Placement

 
Diciamo subito che S.Moritz è quasi sicuramente la più antica stazione turistica alpina. Già nel 1864 i primi pionieri delle vacanze frequentavano questo gioiellino svizzero e di lei si sono innamorati personaggi del calibro di Thomas Mann e Friedrich Nietzsche, ma anche personalità più vicine all’ambito di questo blog come Alfred Hitchcock, Charlie Chaplin, Rita Hayworth, Brigitte Bardot, Gregory Peck, George Clooney ecc. 
Ora, a marzo sarà assegnato il primo “St. Moritz Award” e i premiati sono Kerry Kennedy e Sharon Stone. Due figure tra di loro apparentemente molto distanti, ma che invece hanno in comune l’amore per l’esclusiva cittadina, l’eccellenza del proprio percorso professionale e il costante impegno nel sociale. Sono questi tre fattori infatti, che il premio intende valorizzare. I premiato sono considerati “Top of the World” perché hanno saputo rendere umanamente utili i loro successi professionali, mettendo al servizio degli altri i benefici e la visibilità acquisiti con la loro fama. Come a dire, l’icona più esclusiva e anche un po’ snob dell’inverno alpino vuole convertire i suoi valori. Ben venga per tutti quegli sponsor che vorranno patrocinare questa iniziativa, da un lato prestigiosa perché avvicinata a nomi e cognomi quasi inavvicinabili e dall’altra caricata di significati meritevoli.

Come spesso in questi casi, le formule per essere presenti con le proprie griffe sono molte. In considerazione del format dell’evento, le realtà più interessate sono quelle che propongono prodotti e marchi di fascia alta o molto alta e che hanno la struttura e la capacità per programmare azioni a supporto (preventive e successive), con l’obiettivo di valorizzare al meglio questo intervento a fianco di veri outsider.

Bel posto, bell’evento, bei prodotti: la “regola del tre” è rispettata.

UP IN THE AIR: Tra le Nuvole del Product Placement

Mancano pochi giorni all’uscita nei cinema italiani di Tra le nuvole – Up in the Air, che vanta già 6 nomination ai Golden Globe. Una bella pellicola firmata Jason Reitman, dalla quale ne esce molto bene anche George Clooney, che comunque aveva già dimostrato un eccellente registro di interpretazione anche in altri progetti, ad esempio “Burn After Reading” dei fratteli Coen. Pochi giorni prima di Natale il film, o meglio un articolo di uno dei più influenti giornalisti di cinema americani (Brook Barnes), aveva originato una riflessione tra il polemico ed il divertito, attorno al pesante product placemet di cui avevano beneficiato American Airlines e Hilton Hotels. Il film segue infatti le vicende di un uomo che spende buona parte della sua vita tra aerei ed hotel, girando gli USA per licenziare dipendenti che i loro datori non hanno il coraggio di eliminare. A pochi giorni dall’uscita dell’articolo e della conseguente discussione allargata, i due colossi hanno tenuto a comunicare che per quella presenza non era stato pagato nemmeno un dollaro. E questa dichiarazione ha scatenato nuovamente il giornalista, il quale, in un successivo articolo, ha sottolineato come questa fosse solo una metà della verità. Dopo l’uscita del film negli USA infatti, si erano susseguite, tanto negli ambienti della American Airlines quanto in quelli dell’Hilton, eventi promozionali, party celebrativi, circolari ai dipendenti e molte altre iniziative finalizzate esclusivamente a tesorizzare l’ottimo placement. Pare per altro che questa importante declinazione di marketing abbia dato risultati positivi in un momento economicamente difficile per entrambi. Molto pragmaticamente, gli americani, davanti a questa terza rivelazione hanno plaudito al doppio centro.

Le Film Commission


Alle volte anzi spesso, certi luoghi, certe città, certi scenari naturali diventano elementi strutturali dei film. In questo caso è corretto interrogarsi sulle potenzialità di questo fattore in termini di “place placement”. L’italia da questo punto di vista offre una lista quasi interminabile di location suggestive, che infatti Hhollywood sfrutta considerevolmente (è probabile che l’Italia sia il paese estero più utilizzato dagli americani). Le risorse naturali, architettoniche e artistiche italiane sono gestite attraverso le “Film Commission”, che sono enti amministrativi indipendenti di emanazione pubblica. La suddivisione del territorio in Film Commission è in verità piuttosto articolato e, anche se in generale è su base regionale, non mancano le eccezioni (Latina Film Commission, Vicenza Film Commission, Riviera Alpi del Mare ecc.). I compiti delle Film Commission non si limitano però alla sola attrattiva dei cineasti, ma comprendono anche le valutazioni dei progetti di fattibilità (impatto, infrastrutture ecc.) e le eventuali ricadute economiche e sociali (in termini ad esempio di accoglienza turistica, ma soprattutto di opportunità di lavoro per manodopera e artigiani). Il fatto che attualmente non esista ancora un istituto giuridico per la Film Commission, ha pesato non poco sulla sua incompleta presenza nel territorio italiano. Manca ad esempio la Film Commission del Trentino Alto Adige. Ciò significa che sono escluse dai giochi città di enorme fascino come Trento o Bressanone, per non dire delle Dolomiti e del sud Tirolo in generale. Le Film Commission Italiane rappresentano probabilmente il product placement sistematico dal maggior potenziale al mondo e trattandosi di guadagni pubblici è probabile che su questo punto nessun legislatore avrà obiezioni da porre e limiti da tracciare. Solo meriterebbero maggiore attenzione e sostegno a livello quanto meno burocratico e normativo.

Golden Globe Celebrities


Manca un mese esatto all’assegnazione dei Golden Globes e ci sono grosse novità.
Per tutti coloro che avessero un’idea vaga di cosa siano, dirò che si tratta di una premiazione molto ambita, dedicata ai film e telefilm made in U.S.A. Uno show immancabile, trasmesso in mondovisione e seguitissimo da tutti i media, che anticipa di un paio di mesi gli Oscar. La differenza sostanziale tra i due riconoscimenti risiede nella giuria, che in questo caso è formata da giornalisti della stampa estera, ma che quasi sempre è in grande sintonia con i “cugini delle statuette”, tanto che i Globes sono unanimemente considerati “l’anticamera degli Oscar”.

La novità è che si sono aperti i giochi per il celebrity seeding e la presenza di brand e logo all’interno dello Show. Le opportunità sono eccellenti perché, diversamente da quanto fatto sino ad ora (ovvero una “blind gift bag” distribuita alle star e alle altre importanti personalità presenti all’evento), la visibilità del prodotto e dei loghi è stata una priorità per gli organizzatori. Con cifre più che ragionevoli un’azienda interessata a comparire abbinata alle più grandi personalità (attori, musicisti, giornalisti, produttori e molti altri trend setter di Hollywood.) ha garanzia di successo. Abbigliamento, accessori e oggetti di design compariranno indossate o esibite dalle star, i marchi campeggeranno nelle conferenze stampa e nelle press hits. Inoltre, nel documento diffuso alle agenzie dal management dell’evento, si precisa anche una seconda e forse più sottile chiave di lettura: la sponsorizzazione di un evento di questo tipo è un generatore di business automatico, nel senso che viene preso a parametro dalla quasi totalità dei buyers, dei consulenti d’immagine, dei personal shopper e delle tante altre figure indispensabili a decretare il successo di un brand.

Tutti coloro che sono interessati possono contattarmi.

Max Ryan, Celebrity & Placement.

 
In “Sex and the City 2” il nuovo amore di Samantha si chiama Rikard ed è interpretato da Max Ryan, un bravo attore quarantenne che ha già nel suo curriculum buone cose in una ventina di film (La Leggenda degli Uomini Straordinari, Kiss of the Dragon, Death Race ecc.), ma soprattutto che sta lavorando parecchio in questo periodo su progetti molto validi. Ha già terminato di recitare in “Dark Moon Rising”, in “Fours Years Running”, in Blackline: The Beirut Contract (tutti già in post-produzione), ma soprattutto lavorerà in eccellenti produzioni come “Crashing Wall Street”, “The Rogue” e Double Faullt”.

Impegni che, almeno fino al 2012, lo vedranno sotto i riflettori di tutto il mondo, impegnato al cinema, sul set, sui tappeti rossi, nei talk show, sui tavoli delle conferenze stampa e alle vernissage per promuovere il suo lavoro e le produzioni alle quali partecipa.

Tutto questo è piuttosto interessante perché l’attore è disponibile a valutare Branding deal, product placement e celebrity seeding. Aziende italiane di moda ed accessori per uomo dovrebbero tenere in alta considerazione questa ottima opportunità con una star estremamente professionale, di indubbio fascino e talento, con un futuro assicurato per il prossimo triennio.

Baci & Abbracci & Placement Planning

 

 Il Product placement è uno strumento che aiuta a profilare i prodotti, serve a proporre velocemente e globalmente un marchio o un mood e risulta molto utile per le successive ineludibili attività di PR e Ufficio Stampa. Se volessimo dire tutto questo con meno parole si potrebbe affermare che il Product Placement è una leva del Marketing. Questa semplice considerazione ne porta però subito ad un’altra, che fino ad oggi non era così evidente ed accettata: “Il Product Placement è un’attività che deve essere pianificata per tempo ed integrata nel piano marketing. Anche in Italia si cominciano ora a cogliere i segnali di un salto di qualità negli interventi di placement. Baci & Abbracci ad esempio, solo nell’ultimo mese è infatti apparso sul collossal di Hollywood “2012” e sulla produzione italiana di “Meno Male che ci sei” dove ha vestito in diversi momenti la protagonista Luisa, interpretata da Claudia Gerini. Una convergenza temporale che lascerebbe supporre non essere casuale e che certamente posiziona il marchio milanese tra i più dinamici in questo comparto nuovo e quindi poco affollato. Per tutte le case ed i marchi che stanno pensando di destinare una parte del budget promozionale al product placement, questo periodo è quello giusto per cominciare a dialogare con le agenzie di placement. A fine anno, infatti, oltre che tempo di bilanci è anche tempo di previsioni e non è difficile prevedere che i primi che sapranno presidiare questo mercato ne trarranno i migliori benefici.

 

ELOISE IN PARIS A CACCIA DI BRAND INTEGRATION


Nel gennaio del 2008, cioè quasi due anni fa, si parlava dell’imminente apertura del set per l’adattamento cinematografico di un famoso personaggio della letteratura per l’infanzia degli anni ‘50 (Eloise appunto, una sveglia ragazzina di 11 anni).

Poi c’è stata la crisi e nemmeno la simpatia della preadolescente, sommato al fascino della sua tata (Uma Thurman), sono riuscite a convincere i produttori a realizzare il progetto.

Adesso invece, in parte confortati dai trend economici vagamente più positivi, in parte incoraggiati dai dati di affluenza al botteghino, lo shooting è in programma per la fine di gennaio 2010. Le premesse sono valide tanto per il casting, quanto per i precedenti. I libri infatti si vendevano e si vendono sempre molto bene e costituiscono ad oggi uno di quei rari fenomeni che si definiscono “longseller” (o classici). La Disney inoltre ha già sperimentato la formula con due episodi per la TV che sono stati un successo. La declinazione cinematografica quindi è stato un passo doveroso e auspicato.

Ora la produzione, è alla ricerca di un “Licensing Deal” per gli abiti proprio della piccola Eloise e della sua tata Uma Thurman. Non abbiamo molto tempo ma essendo italiani che la possiamo ancora fare.

TeleFilmPop o TelePopFilm


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Questo interessante intervento della giornalista Stefania Carini pubblicato ieri sul portale “Corriere.it” racconta, forse per la prima volta in modo organico, il rapporto simbiotico che vivono la musica pop ed i serials. Si è detto molto (e spesso) a proposito delle colonne sonore dei film hollywodiani, europei e italiani, molto meno si è parlato di quanto sia determinante la musica e la coreografia nelle produzioni di Bollywood, dove invece non è raro che si vendano più copie dei CD, che biglietti per il film. Quello però che lega i divi della musica al telefilm è qualcosa di più sostanziale. Accade infatti che l’artista interpreti se stesso nella storia (Ally McBeal, Las Vegas, Eli Stone, Dharma e Greg, ecc.) o un personaggio diverso, appositamente integrato nella vicenda della puntata, anche se talvolta parodiando il suo personaggio. In “Will & Grace” questo è accaduto praticamente in ogni stagione, con artisti del calibro di Madonna, Elton John e Janet Jackson ad esempio. In entrambi i casi questo matrimonio, quando è ben gestito, diventa la declinazione quasi accademica della logica del “Win-Win tanto amata dagli americani. Quella cioè dove entrambi traggono profitto dall’accordo senza che vi sia discapito per alcuno, nemmeno per il pubblico. La produzione arricchisce qualitativamente la puntata con una hit o con un personaggio comunque di spessore, spesso anche allargando la sua fetta di pubblico con quella parte di zoccolo duro di fans, che altrimenti non seguirebbero l’episodio (magari riuscendo addirittura a fidelizzarli). L’artista utilizza questo potente strumento per dare visibilità al suo personaggio; per passare la sua musica su di un canale alternativo e ad un pubblico altrimenti non facilmente (od economicamente) raggiungibile e magari si propone persino dignitosamente come attore. E’ utile anche notare come sempre più le produzioni musicali e quelle televisive utilizzino le medesime agenzie di product placement. Questo inevitabilmente conduce a politiche di sinergia, che sono probabilmente destinate a consolidarsi fino al punto di non ritorno. In un futuro prossimo i telefilm, che già ora negli USA chiamano opportunamente TV Show, diverranno in parte commedy, in parte musical, in parte mall. Agli inizi si griderà alla scandalo, ma del resto questo è già successo quando si è passati dal teatro al cinema e poi dal cinema alle televisione e poi dalla televisione alle web serials. Poi ciascuno di questi strumenti espressivi ritroverà i suoi spazi, i suoi linguaggi e la sua linfa. E chi ama scandalizzarsi avrà altri obiettivi da puntare.