I Mondiali del Placement

15 06 10

Il product placement come scelta artistica o come scelta tecnica è ovviamente il migliore, perché più credibile, efficace e spesso anche economico. I giocatori del mondale in Sud Africa ad esempio sono dei testimonial perfetti per l’abbigliamento e gli accessori sportivi. Alle volte sono soggetti consenzienti e remunerati, altre volte un po’ meno.

Non tutti i giocatori percepiscono infatti un compenso per l’impiego di scarpette, scaldamuscoli, fasce di protezione, guanti, cappelli ecc. Di contro, le aziende interessate a questo segmento del mercato, si sono preparate da tempo per l’evento. E’ infatti piuttosto evidente come una lunga serie di nuovi modelli si sia resa disponibile proprio in concomitanza dei mondiali e, guarda caso, i modelli sono esageratamente connotati e visibili, attraverso l’impiego di colori e fogge particolarmente distinguibili. Colori fosforescenti come l’arancione e l’oro, anche per la suola e i tacchetti, oppure gialli radioattivi e loghi con grandi dominanze. Più o meno lo stesso accade (da sempre) anche con le maglie, dove “Tre Striscie” di un noto marchio sportivo tedesco, campeggiano sulle spalle di una buona metà delle squadre.

La lezione che si può trarre da questa grande kermesse è semplice e facilmente applicabile. Per sfruttare un evento autorevole e visibile, è necessario programmare con anticipo il placement, proponendo prodotti estremamente riconoscibili, dal grande contenuto estetico e/o tecnico, così da renderli indispensabile per i player che in quel momento sono sotto i riflettori. Chi tra i giocatori, infatti, non vorrebbe avere la scarpetta tecnologica in gel e carbonio, o chi tra le star della musica non vorrebbe la nuova chitarra con pick up a comando vocale per la sua performance agli MTV Music Award?.

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