150 Millesimi di Placement


Uno studio della Simon Fraser University della British Columbia (Canada Occidentale) ha scoperto quanto sia efficiente la nostra mente a riconoscere i marchi che noi preferiamo. In soli 150 millesimi di secondo il nostro cervello riesce ad individuare un logo e farci provare delle emozioni. Per avere un’idea di quanto veloce sia questo processo è sufficiente pensare che un batter di ciglia è circa 4 volte più lento. Per individuare un marchio che non ci piace o sul quale siamo dubbiosi, ci vogliono invece almeno 450 millesimi secondo. E le medesime proporzioni ritornano anche quando si tratta di ricordare un nome, un marchio, ma anche una persona. Questo significa che molte delle grandi disquisizioni nelle quali, giustamente, i media planner di mezzo mondo si sono lanciati negli ultimi 25 anni, sono state sorpassate da un geniale studio che ha utilizzato un “semplice” encefalogramma e pochi frame di un qualche video. Soprattutto se un marchio ha già un suo pubblico quindi, poco importa se lo spot dura 30′ o solo 5′, non cambia quasi nulla se il manifesto 6×3 è osservato passando in macchina a 65 k/h o a 32 k/h ed infine, non fa molta differenza se il giaccone è presente in due scene anziché in quattro di un film. Secondo questo studio conta invece molto di più se l’attore (o attrice) che indossa l’abito ci piace e la rispettiamo. Il Product Placement acquisisce molta più efficacia invece se, una volta che il nostro cervello ha registrato il prodotto durante la visione del film, poi se lo ritrova in bella mostra sulle vetrine dei negozi. Alla luce di queste nuove scoperte immagino che si dovrebbero riconfigurare gli investimenti promozionali, favorendo le esposizioni ad alto impatto emotivo, trascurando il tempo di esposizione, e magari pianificando attività di supporto contemporanee e successive.

JONAS: CIAK SI SUONA


 Da molto tempo i format televisivi dedicati ai teenager sono una commistione (adesso si chiama “crossover”) tra la musica e la commedia leggera, talvolta condita con un po’ di azione, altre volte decorata con buoni sentimenti, più spesso colorata di comicità e umorismo. I primi esempi risalgono agli anni ‘60 quando il serial “The Monkees” (una sorta di cloni dementi dei Beatles) permise alla Band di vendere nel mondo reale più dischi dei veri “Fab Four” che scimmiottavano nei loro telefilm. Negli ‘70 si tentarono altre formule come quella patinata e buonista della “Famiglia Partridge”, ispirata alla vera storia della famiglia Cowllins che qualche anno prima aveva ottenuto un certo successo negli USA. Anche in questo caso la lunga discografia seguita al telefilm (una decina di album pubblicati) aveva ottenuto un non trascurabile successo, tanto che sia nel 2001 che nel 2005 vi furono delle riedizioni. Sempre in quegli anni David Soul, che tutti ricordano per essere “Hutch” in “Starsky & Hutch”, in un episodio si era esibito con la chitarra. Contemporaneamente usciva il suo LP che presto avrebbe raggiunto il primo posto nelle maggiori classifiche mondiali… e non sarà nemmeno l’ultima volta. Negli anni ‘80 è stata la volta del musical “Saranno Famosi”, negli anni ‘90 invece ha dettato legge l’ R&B (Will il Principe di Bell Air su tutti). Negli ultimi dieci anni si sono invece imposti due veri fenomeni di massa come High School Musical (che aggiorna per molti aspetti il vecchio “Saranno Famosi”) e la simpatica Hannah Montana, che si potrebbe dire una specie di Happy Days in formato mp3.

Ma la produzione più interessante tra tutte quelle recenti è forse ”The Jonas”, un serial firmato Disney (come del resto tutti quelli citati degli ultimi 10 anni) che dal 2005 segue la vita di tutti i giorni di tre fratelli che sono anche un’affermata Rock Band. Qui i fattori di successo sono duplici: un’eccellenza musicale (hanno ricevuto nomination ai Grammy e addirittura vinto l’American Music Award) e un’eccellente produzione televisiva con una serie di invenzioni di linguaggio (cinematografico), un ritmo ed uno stile di fotografia che lo rendono di fatto piacevole e sofisticato. Una cura maniacale è data ad esempio al look dei personaggi (questo sta diventando sempre più un tratto dei prodotti Disney) che non a caso hanno come co-protagonista proprio la loro costumista. Poi ci sono grandi possibilità di visibilità per strumenti musicali, arredamento e accessori per la casa (il loro appartamento è un concentrato di design e novità di ogni tipo), prodotti elettronici ed informatici e di fatto ogni prodotto che si profili adatto ai dei ragazzi svegli, eleganti e sicuri di se. A breve cominceranno le riprese per la nuova stagione e le possibilità di ottenere placement per tutti i brand italiani creativi e inediti è davvero buona.

Lady Gaga: Bad Romance & Good Placement


Bad Romance - Funny video clips are a click away 

Nel 2009 Lady Gaga è stata considerata l’artista dell’anno. Innovazione, provocazione, intuito e lungimiranza l’anno resa ricca, famosa ed apprezzata. Il 2010 è cominciato, se possibile, ancora meglio, con un’esposizione mediatica davvero considerevole. Già sul finire dell’anno scorso aveva cominciato a raccogliere riconoscimenti (Stylemaker Award) per poi fare bottino pieno ai “People’s Choiche Awards” e quindi consacrarsi qualche ora fa, aprendo i Grammy Award duettando con Elton John. Questa eclettica artista è interessante anche perché ha considerato il product placement una risorsa indispensabile tanto in ottica di ”fund recruirement” quando in quella di “look scouting”. In una logica di vantaggio reciproco il video “Bad Romance” ad esempio, ha ufficialmente accreditato 8 product placement con marchi quali “Nemiroff” Vodka, “HP”, “Nintendo “Wii”, Burberry, Safari occhiali ecc. Sebbene i video musicali siano sempre stati un mezzo attraverso il quale è possibile promuovere marchi e prodotti con la tecnica del product placement, almeno in Europa questa opportunità è ancora sottouttilizzata. Invece è uno strumento, economico, molto targetizzato, rapido nei ritorni e semplice da realizzare. E le grandi/medie compagnie che un annetto fa hanno creduto a questa autentica outsider dello Show Biz adesso se la godono.

Pretend Wife: Product Placement a Beverly Hills


Adam Sandler a Jennifer Aniston stanno cominciando a girare “Pretend Wife”, una commedia che si muove tra Beverly Hills e le Hawaii, probabilmente ispirata dal romanzo di Bridget Asher . La trama però, non è quella che si legge nei siti e tra le anticipazioni arrivate sino ad ora in Italia, dove sembrava che Jennifer fosse una finta moglie o un’imbrogliona. La synopsys comincia invece con un Danny Macabbee (Adam Sandler) umiliato il giorno del suo matrimonio, quando si sente ammettere dalla futura moglie che sino ad ora lo ha imbrogliato approfittandosi della sua generosità e ricchezza. Quel giorno naturalmente Danny non si sposa, ma da allora e per i successivi 15 anni scoprirà la potenza e le opportunità che offre una anello nuziale portato al dito, simulando una inesistente moglie. Tutto bene fino a quando non incontrerà Palmer (Jennifer Aninston) e se innamorerà.

Il film è destinato ad uscire negli USA per San Valentino, mentre dovrebbe arrivare in primavera da queste parti. Eccezionali sono le opportunità per il product placement di prodotti Italiani. Una buona metà ed oltre del film è infatti girato per le strade ed i negozi di Beverly Hills, da dove i due usciranno con pacchetti e pacchettini, proveranno ed compreranno vestiti, accessori ed ogni genere di beni di lusso. In particolare la produzione è alla ricerca di questo tipo di prodotti:

Borsette
Scarpe
Prodotti di bellezza e cura della persona
Drinks e bibite
Auto fuoristrada
Abbigliamento estivo vacanziero
Attrezzature da golf

Tutti i brands dovranno essere accomunati dalla caratteristica di essere molto esclusivi, costosi e prestigiosi.

 

Roma made in USA

 

 

 Tra due giorni esce nella sale americane “When in Rome” (ne avevamo già parlato), una commedia Disney che nei progetti iniziali della produzione sarebbe dovuta uscire l’estate scorsa e poi a Natale. Alla fine, invece, è stata di nuovo rinviata per evitare che il sovraffolamento di “corazzate cinematografiche” affondasse questo simpatico progetto. Si tratta di una storia un po’ magica e un po’ romantica, ambientata tra Roma e New York (vedi trama) interpretata da onesti attori di medio talento (a parte Denny Devito) tra cui Kristen Bell e Josh Duhamell. Tutti attori belli ma non sexi, bravi ma senza una personalità troppo marcata, così che la loro interpretazione non ingombri la narrazione (che nei prodotti Disney è sempre l’elemento più connotativo). Gli inevitabili stereotipi degli italiani e dell’Italia ci sono purtroppo tutti ed elaborati anche con poca originalità. Il risultato però è comunque un prodotto carino e abbastanza divertente, molto simile ad un frullato a base di “ il Mio Grasso e Grosso Matrimonio Greco e Mary Poppins.” L’italia ed i suoi modelli, comunque si confermano uno dei soggetti preferiti dal mondo da Hollywood e di questo le aziende italiane stanno prendendo coscienza. Il marchio Jada della famiglia Bisol ad esempio è presente significativamente in questo film; un rapporto con la Disney significa percorrere un sentiero largo e diritto che porta un po’ dappertutto…anche Roma.

Il tasto destro di Clear Channel

Giovedì scorso il colosso Clear Channel Radio ha ufficialmente inaugurato una nuova piattaforma di pianificazione pubblicitaria, capace di inserire gli spot nei contesti migliori. L’idea non è del tutto nuova, per loro stessa ammissione l’hanno replicata da Google, che utilizza lo stesso metodo da anni. Infatti quando nel motore di ricerca si digita una parola, accade che sulla colonna di destra appaiono subito delle pubblicità che sono le affini per significato (es. se si digita “casa” ecco comparire banner di agenzie immobiliari). Google però, a sua volta, aveva mutuato l’idea dalla funzione “tasto destro” di Microsoft che, appunto, una volta cliccato ti permetteva di accedere a tute le funzioni contestuali possibili in quel momento. La logica del processo è più che vincente ed è la medesima utilizzata anche dal Product Placement. Per pianificare all’interno di progetti Cinema o TV (ma questo vale anche per i Videogame e i Video Musicali) infatti, si traccia prima un profilo del testimonial ideale, si valuta l’affinità tra questo e le produzioni disponibili e solo allora si decide se investire in placement oppure no. Questo almeno dovrebbe essere la procedura corretta…. e questo è quanto ha realizzato Clear Channel, che in un certo senso entra in competizione diretta con il product placement. Fortunatamente però, questo vale solo per la radio (almeno al momento), un mezzo che sino ad ora non è stato oggetto di investimenti in placement per una serie di limitazioni sia tecniche che normative. Il progetto che è stato studiato e testato per un anno è ora applicato da Creal Channel al nuovo album degli AC/DC. Ogni volta che in una delle sue 91 stazioni sono programmati brani rock, alla fine (o al massimo entro 30 secondi) viene trasmesso lo spot promozionale del CD. I risultati di questa strategia sono strabilianti: nella prima settimana di vendita sono state acquistate 784.000 copie. Si tratta del secondo miglior risultato del 2009 in tutti gli Stati Uniti. Questo dimostra che l’idea di avvicinare il prodotto al suo contesto ideale, in una finestra spazio-tempo ridotta, è davvero vincente. E questo è proprio quello che fa ogni giorno il product placement.

Il Web a Tavola

                                                         
 Se c’è un format ben sviluppato nel mondo dell’entertainment televisivo quello è di sicuro l’enogastronomico. Esiste il serial presentato dal cuoco internazionale emergente e creativo (Jamie Oliver); la rubrica fissa nei grandi contenitori del week end condotti da cuochi, somellier e critici prestigiosi (Vissani, Luca Maroni ecc.), i programmi semiprofessionali e di approfondimento (New Work di Laura Ravaioli) e quelli dedicati ha chi ha poco tempo ma tanta passione (Nigella Express)Anche alla radio ci si occupa volentieri di enograstromia e di enoturismo con programmi dedicati (Decanter) o con appuntamenti settimanali spesso finalizzati a proposte per il week end e ai momenti conviviali. Il web poi è addirittura inflazionato di siti tematici che raccontano l’arte della buona tavola, così come i portali video accolgono grandi quantità di canali con corsi di cucina e degustazione, più o meno fruibili e qualitativi. Per ragioni diverse, nessuno di questi però ha approcciato il product placement. Le produzioni professionali probabilmente perché questo avrebbe potuto essere letto come un conflitto di interessi, le produzioni minori ed indipendenti invece, a causa della prevedibile scarsa attrattività nei confronti delle aziende potenzialmente interessate. Su questa base, il progetto “Padelle a 5 Stelle”, candidato al concorso “7 plot per 7 brand” presenta un fattore di novità, proprio perché concepito su misura per il product placement e su misura per il web. Immaginiamo una sorta di video on demand, suddiviso per tematiche, di breve durata e facilmente fruibile da chiunque attraverso il web. Il set potrà indifferentemente essere una location reale o un set allestito alla bisogna e le declinazioni di placement spaziano dall’arredamento, alle stoviglie, dai prodotti gastronomici a quelli enologici.

ST. MORITZ AWARD: Place for Placement

 
Diciamo subito che S.Moritz è quasi sicuramente la più antica stazione turistica alpina. Già nel 1864 i primi pionieri delle vacanze frequentavano questo gioiellino svizzero e di lei si sono innamorati personaggi del calibro di Thomas Mann e Friedrich Nietzsche, ma anche personalità più vicine all’ambito di questo blog come Alfred Hitchcock, Charlie Chaplin, Rita Hayworth, Brigitte Bardot, Gregory Peck, George Clooney ecc. 
Ora, a marzo sarà assegnato il primo “St. Moritz Award” e i premiati sono Kerry Kennedy e Sharon Stone. Due figure tra di loro apparentemente molto distanti, ma che invece hanno in comune l’amore per l’esclusiva cittadina, l’eccellenza del proprio percorso professionale e il costante impegno nel sociale. Sono questi tre fattori infatti, che il premio intende valorizzare. I premiato sono considerati “Top of the World” perché hanno saputo rendere umanamente utili i loro successi professionali, mettendo al servizio degli altri i benefici e la visibilità acquisiti con la loro fama. Come a dire, l’icona più esclusiva e anche un po’ snob dell’inverno alpino vuole convertire i suoi valori. Ben venga per tutti quegli sponsor che vorranno patrocinare questa iniziativa, da un lato prestigiosa perché avvicinata a nomi e cognomi quasi inavvicinabili e dall’altra caricata di significati meritevoli.

Come spesso in questi casi, le formule per essere presenti con le proprie griffe sono molte. In considerazione del format dell’evento, le realtà più interessate sono quelle che propongono prodotti e marchi di fascia alta o molto alta e che hanno la struttura e la capacità per programmare azioni a supporto (preventive e successive), con l’obiettivo di valorizzare al meglio questo intervento a fianco di veri outsider.

Bel posto, bell’evento, bei prodotti: la “regola del tre” è rispettata.

UP IN THE AIR: Tra le Nuvole del Product Placement

Mancano pochi giorni all’uscita nei cinema italiani di Tra le nuvole – Up in the Air, che vanta già 6 nomination ai Golden Globe. Una bella pellicola firmata Jason Reitman, dalla quale ne esce molto bene anche George Clooney, che comunque aveva già dimostrato un eccellente registro di interpretazione anche in altri progetti, ad esempio “Burn After Reading” dei fratteli Coen. Pochi giorni prima di Natale il film, o meglio un articolo di uno dei più influenti giornalisti di cinema americani (Brook Barnes), aveva originato una riflessione tra il polemico ed il divertito, attorno al pesante product placemet di cui avevano beneficiato American Airlines e Hilton Hotels. Il film segue infatti le vicende di un uomo che spende buona parte della sua vita tra aerei ed hotel, girando gli USA per licenziare dipendenti che i loro datori non hanno il coraggio di eliminare. A pochi giorni dall’uscita dell’articolo e della conseguente discussione allargata, i due colossi hanno tenuto a comunicare che per quella presenza non era stato pagato nemmeno un dollaro. E questa dichiarazione ha scatenato nuovamente il giornalista, il quale, in un successivo articolo, ha sottolineato come questa fosse solo una metà della verità. Dopo l’uscita del film negli USA infatti, si erano susseguite, tanto negli ambienti della American Airlines quanto in quelli dell’Hilton, eventi promozionali, party celebrativi, circolari ai dipendenti e molte altre iniziative finalizzate esclusivamente a tesorizzare l’ottimo placement. Pare per altro che questa importante declinazione di marketing abbia dato risultati positivi in un momento economicamente difficile per entrambi. Molto pragmaticamente, gli americani, davanti a questa terza rivelazione hanno plaudito al doppio centro.

Baskeball Wives

 
In Italia per qualche ragione non se ne è ancora parlato, ma proprio in questi giorni comincia lo shooting di un nuovo reality piuttosto curioso
“Basketball Wives”(in onda dal 15 marzo su VH1). Progettato e prodotto da Shaunie O’Neal (la moglie di Shaquille) prima della loro separazione, non ci ha nemmeno pensato di mandare a monte il suo Show a causa di questa spiacevole vicenda della sua vita privata, l’intraprendente ex più famosa dell’ NBA si è limitata a cambiare qualche dettaglio nelle regole. Così, invece che seguire la vita patinata ed anche un po’ tribolata delle mogli dei professionisti del Basket, si potrà seguire anche il daylife delle fidanzate e delle ex mogli. Nel cast sono accreditate Jennifer Williams (moglie di Eric Williams), Evelyn Lozada (ex-fiamma di Antoine Walker), Mesha O’Neal (moglie di Jermaine O’Neal), Royce Reed, Faith Rain e appunto , Shaunie O’Neal. Guidano macchine lussuose, abitano nelle case più prestigiose, indossano abiti esclusivi e gioielli personalizzati, rappresentano in breve il sogno americano. Sono sempre alla ricerca di novità, tendenze, creatività e qualsiasi altra cosa si possa esibire per prima, al solo scopo di farsi riconoscere come trandsetter…. e molte aziende italiane dovrebbero e potrebbero approfittarne con azioni di product placement,

Trump and the Fabulous world of “Reality”

 
E’ ormai qualche anno che i nuovi Reality hanno cambiato formato e pubblico. In Europa a dire il vero furoreggia ancora qualche titolo palesemente obsoleto, ma la strada segnata dalla nuova generazione di Show porta già altrove. Donald Trump ad esempio, dopo l’enorme successo (anche europeo) di “The apprentice” è felicemente alle prese con un nuovo progetto che partirà con lo shooting entro la fine del mese. Si chiama “ DONALD J. TRUMP’S FABULOUS WORLD OF GOLF” ed è, in pratica, un esclusivo torneo di golf al quale sono chiamati a partecipare attori di Hollywood, cantanti e musicisti, politici, top manager ed imprenditori, sportivi e VIP di varia natura. Con la mentalità tipica degli americani, questi personaggi dovranno competere per la vincita di questo torneo e nel contempo faranno altre due importantissime cose: Business & Beneficienza. Business perché è cosa nota che il campo da Golf negli USA sia più produttivo di qualsiasi consiglio di Amministrazione. C’è da giurare, infatti, che Donald farà di tutto per promuovere partnership tra produttori cinematografici e musicisti ad esempio, o tra atleti e sponsor e così via, stimolando lo scambio di idee tra una buca e l’altra (tutto in diretta e sotto lo sguardo di milioni di persone) Poi vi è l’aspetto socialmente più meritevole e tecnicamente più innovativo che è dato dalla beneficenza. Il chachet dei partecipanti ed il premio in palio infatti, saranno devoluti ai bisognosi. Non siamo ancora alla TV “intelligente” ma di sicuro siamo a quella “interessante”. Ed interessante lo potrebbe anche essere per quale maison italiana a cui piacerebbe vedere indossati i suoi capi, i suoi accessori o magari i suoi gioielli ai personaggi più cool del pianeta. Da oggi, questo è possibile.

 

Le Film Commission


Alle volte anzi spesso, certi luoghi, certe città, certi scenari naturali diventano elementi strutturali dei film. In questo caso è corretto interrogarsi sulle potenzialità di questo fattore in termini di “place placement”. L’italia da questo punto di vista offre una lista quasi interminabile di location suggestive, che infatti Hhollywood sfrutta considerevolmente (è probabile che l’Italia sia il paese estero più utilizzato dagli americani). Le risorse naturali, architettoniche e artistiche italiane sono gestite attraverso le “Film Commission”, che sono enti amministrativi indipendenti di emanazione pubblica. La suddivisione del territorio in Film Commission è in verità piuttosto articolato e, anche se in generale è su base regionale, non mancano le eccezioni (Latina Film Commission, Vicenza Film Commission, Riviera Alpi del Mare ecc.). I compiti delle Film Commission non si limitano però alla sola attrattiva dei cineasti, ma comprendono anche le valutazioni dei progetti di fattibilità (impatto, infrastrutture ecc.) e le eventuali ricadute economiche e sociali (in termini ad esempio di accoglienza turistica, ma soprattutto di opportunità di lavoro per manodopera e artigiani). Il fatto che attualmente non esista ancora un istituto giuridico per la Film Commission, ha pesato non poco sulla sua incompleta presenza nel territorio italiano. Manca ad esempio la Film Commission del Trentino Alto Adige. Ciò significa che sono escluse dai giochi città di enorme fascino come Trento o Bressanone, per non dire delle Dolomiti e del sud Tirolo in generale. Le Film Commission Italiane rappresentano probabilmente il product placement sistematico dal maggior potenziale al mondo e trattandosi di guadagni pubblici è probabile che su questo punto nessun legislatore avrà obiezioni da porre e limiti da tracciare. Solo meriterebbero maggiore attenzione e sostegno a livello quanto meno burocratico e normativo.

Super Bowl 2010


Esiste un modo per esordire nel product placement e testare in pochi giorni quanto sia efficiente: sfruttare il Super Bowl.
Il Super Bowl previsto ai primi di febbraio è quasi sempre l’evento più seguito negli USA e tra i più seguiti nel mondo. Un’occasione che intere schiere di Celebrities (attori, musicisti, trendsetter, VIP, gornalisti e buyer) utilizzano come passerella per consolidare la propria immagine in una cornice che da tempo ha ormai solo sfumati connotati sportivi ed ha invece assunto più stabilmente quelli sociali e di costume. Potrebbe non essere così noto il fatto che tutte queste Star dello ShowBiz, in attesa di apparire davanti al pubblico o alle telecamere si rilassano in una lounge room dentro la quale sono abituati dalla consuetudine a trovare oggetti, accessori, personal gift, gadget elettronici di ultima generazione, abbigliamento, gioielli ed altro ancora. Tutti prodotti molto esclusivi che vengono loro donati affinché li utilizzino proprio per loro apparizioni durante il SuperBowl, durante i tanti reportage televisivi ( E! News Live, Extra Entertainment Tonight, Fox ecc.) e i servizi stampa ( US Weekly, Life& Style, Daily Variety, Enterteinment Weekly, LA Confidential, Hollywood Reporter ecc). Sia quando questi VIP stanno anche solo indossando questi oggetti per prova, sia quando li dovessero utilizzare in pubblico è permesso fotografarli ed utilizzare gli scatti per scopi pubblicitari e di marketing. Un occasione davvero alternativa che i tanti brand interessati a lanciarsi, rilanciarsi o consolidarsi nel mondo in generale e negli U.S.A. in particolare non dovrebbero trascurare. Questa della lounge room infatti è ormai una tradizione consolidata e molto amata dalle Star. Nell’ultima edizione del SuperBowl sono passati da questo special privè personaggi come Winona Rider, Samuel Jackson, Paris Hilton, Eva Longoria, Paula Abdul, Debra Messing, Jason Lee, Patrick Dempsey, Kate Walsh, Teri Hatcher e tanti altri.

 

BORDERMAN

 
Cominciano ad arrivare delle buone idee per il premio “7 produzioni per 7 prodotti” di cui abbiamo trattato un mesetto fa e che forse nella sua versione ufficiale si chiamerà “7 plot per 7 brand”.

E’ bene dire che questo premio non vede un solo vincitore; perché regalare coppe e medaglie non è il suo scopo. Il suo obiettivo infatti è individuare delle buone idee da segnalare ad aziende interessate a pianificare in product placement innovativi. I budget dei web serial sono così contenuti che, di fatto, i brand che investono nel progetto si trasformano in microproduttori e in questa nuova veste potranno gestire e veicolare il loro prodotto/webserial anche secondo proprie specifiche strategie (nel sito aziendale, nella pagina di facebook, su youtube o metacafe, attraverso DVD, videofonini e magari anche vendendo il format a qualche emittente del digitale).

Proprio all’interno di questo scenario il progetto “Borderman” è una sua eccellente interpretazione. Innanzitutto non si tratta nemmeno di una webserial tradizionale, non è cioè una semplice trasposizione sul web di una sit-com, ma si declina in una cosa diversa che viene definita un “multiformat” perché si divide in 5 sezioni tra di loro conseguenti ma che trattano lo stesso tema. Poi, proprio grazie a questa struttura modulare, Borderman si presta particolarmente a iniziative di product placement, tanto da essere stata concepita proprio per questa funzione, naturalmente salvaguardando le peculiarità narrative e l’appetibilità per il pubblico. I più interessati a questo progetto dovrebbero essere le aziende di articoli e abbigliamento sportivo, i brand più casual ed informali della moda, compresi gli accessori, e tutti quei marchi che gravitano a vario titolo attorno alla musica “Indi”. Data l’esiguità dell’investimento, la creatività del progetto e la sua duttilità nella pianificazione, si tratta di un opportunità dal grande potenziale su cui investire con sicurezza.

Golden Globe Celebrities


Manca un mese esatto all’assegnazione dei Golden Globes e ci sono grosse novità.
Per tutti coloro che avessero un’idea vaga di cosa siano, dirò che si tratta di una premiazione molto ambita, dedicata ai film e telefilm made in U.S.A. Uno show immancabile, trasmesso in mondovisione e seguitissimo da tutti i media, che anticipa di un paio di mesi gli Oscar. La differenza sostanziale tra i due riconoscimenti risiede nella giuria, che in questo caso è formata da giornalisti della stampa estera, ma che quasi sempre è in grande sintonia con i “cugini delle statuette”, tanto che i Globes sono unanimemente considerati “l’anticamera degli Oscar”.

La novità è che si sono aperti i giochi per il celebrity seeding e la presenza di brand e logo all’interno dello Show. Le opportunità sono eccellenti perché, diversamente da quanto fatto sino ad ora (ovvero una “blind gift bag” distribuita alle star e alle altre importanti personalità presenti all’evento), la visibilità del prodotto e dei loghi è stata una priorità per gli organizzatori. Con cifre più che ragionevoli un’azienda interessata a comparire abbinata alle più grandi personalità (attori, musicisti, giornalisti, produttori e molti altri trend setter di Hollywood.) ha garanzia di successo. Abbigliamento, accessori e oggetti di design compariranno indossate o esibite dalle star, i marchi campeggeranno nelle conferenze stampa e nelle press hits. Inoltre, nel documento diffuso alle agenzie dal management dell’evento, si precisa anche una seconda e forse più sottile chiave di lettura: la sponsorizzazione di un evento di questo tipo è un generatore di business automatico, nel senso che viene preso a parametro dalla quasi totalità dei buyers, dei consulenti d’immagine, dei personal shopper e delle tante altre figure indispensabili a decretare il successo di un brand.

Tutti coloro che sono interessati possono contattarmi.